La finestra di fronte

2003, Drammatico

Recensione La finestra di fronte (2003)

Un viaggio nella memoria storica e personale per il ritorno al cinema del regista de "Le fate ignoranti"

Calogero Messina

Una struggente indagine sui ricordi del cuore

E' sufficiente scorrere con la macchina da presa da una finestra aperta ad un'altra per far scivolare il tempo tra passato e presente in un emozionante e silenzioso passaggio che non ha bisogno di alcun effetto speciale per raccontare il viaggio della memoria. Ed il cinema di Ferzan Ozpetek (da Il bagno turco a Le fate ignoranti) non ha mai avuto bisogno di trucchi tecnici od orpelli narrativi per colpire dritto al cuore ma con la semplicità di linguaggio e pulizia di immagini (oramai chiari segni distintivi del suo cinema) lasciare più feriti sul campo!

Il suo ultimo lavoro La finestra di fronte non si allontana da questi binari e nel raccontare la storia dell'incontro misterioso di Giovanna (sposata da otto anni con l'irresponsabile Filippo e madre di due figli) con un signore molto anziano e distinto che ha perso la memoria e non sa più chi è né da dove venga e dell'altrettanto "magico" sfiorarsi di Giovanna con Lorenzo il suo dirimpettaio di finestra, Ozpetek ci regala un altro dei suoi affascinanti racconti mai vergognandosi di accendere spudorate ed abissali emozioni. Ma un'eccessiva artificiosità del testo, una personale difficoltà a vedere dietro il volto elegante ed austero di Giovanna Mezzogiorno la rassegnazione e banale "normalità" di una donna "del popolo", un'ancora acerba prova di Raoul Bova (Lorenzo) e l'uso a volte troppo enfatico del tema musicale principale di Andrea Guerra (che peraltro nella voce di Giorgia che accompagna i titoli di coda, trova la sua più felice versione) non aiutano il film a mantenersi su quei picchi elevati di coinvolgimento emozionale dai quali ci fa piacevolmente precipitare.

Se identico coraggio e sana incoscienza avesse accompagnato Ozpetek non solo nella scelta ardita di un tema come il profondo valore della memoria storica (contemporanei flashback nella Roma del 43 delle deportazioni naziste) e personale (eterni conflitti con le proprie insicurezze e paure) ma anche di soluzioni e snodi narrativi più liberi e meno ricattatori o ruffiani e di indirizzi stilistici slegati da ragionevoli compromessi commerciali, La finestra di fronte si sarebbe imposto con più forza ed incisività. O con quella stessa prepotente carica di vibrante energia che il volto di Massimo Girotti, nel ruolo dell'anziano signore smemorato, si porta scritto sul volto... tracce di una memoria di un vissuto che generosamente Massimo regala al suo personaggio lasciandoci così l'indimenticabile ritratto di un uomo dignitosamente appassionato d'amore.

Recensione La finestra di fronte (2003)
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