Padroni di casa

2012, Commedia

Recensione Padroni di casa (2012)

I fan di Morandi non avranno difficoltà a recarsi al cinema per vedere il loro idolo nuovamente davanti alla macchina da presa, ma anche gli altri potrebbero assistere a questo esperimento che, seppur non privo di difetti, mostra qualcosa di nuovo nel panorama italiano.

Un tranquillo weekend di paura a Monghidoro

Ambiziosa la seconda regia di Edoardo Gabbriellini. L'attore scoperto da Paolo Virzì in Ovosodo ha scelto di fare il grande salto già alcuni anni fa, dirigendo la commedia B.B. e il cormorano che lo vedeva anche protagonista. Stavolta Gabriellini abbandona i canoni tradizionali del genere creando una curiosa commistione tra dramma, commedia e thriller. Va detto dubito che il risultato presenta luci e ombre. Alcuni aspetti del film funzionano particolarmente bene, in particolare l'alchimia tra i 'fratelli piastrellisti' Valerio Mastandrea ed Elio Germano, due degli attori più versatili e talentuosi del nostro cinema; altri lasciano lo spettatore perplesso. L'andamento narrativo è sbilanciato e altalenante. Dopo un incipit rivelatore, che anticipa il tema chiave della pellicola, a prendere piede è la dicotomia tra forestieri e nativi. Il contrasto tra i due fratelli romani e gli abitanti del paesino sperduto tra i boschi dell'Appennino Tosco-Emiliano in cui la storia è ambientata crea una tensione che corre lungo tutto il film. Ingenui e pasticcioni i primi, ambigui, torvi e poco accoglienti i secondi. Inevitabile l'esplosione di questa stridente ostilità, tanto più che i segnali dello scontro imminente sono sparsi per tutto il film e l'involontaria sbruffonaggine di Cosimo/Mastrandrea ed Elia/Germano non aiuta a mantenere buoni rapporti con i locali. Mentre Mastandrea gigioneggia alla sua maniera, bullandosi bonariamente dei ragazzi del luogo e strappando risate in platea, Germano osa intrecciare una relazione con una delle ragazze del paese (la rivelazione Francesca Rabbi) scatenando le ire del suo fidanzatino.

Video-recensione Padroni di casa


I padroni di casa: i muratori Elio Germano e Valerio Mastandrea in una scena del film
Vero monstrum del film è, però, la presenza di Gianni Morandi. Padroni di casa è un progetto dichiaratamente autoreferenziale che ruota intorno al suo interlocutore privilegiato, di ritorno al cinema dopo quarant'anni per interpretare se stesso. La figura di Fausto Mieli, cantante di grandissima fama amante della natura, proprietario di una splendida villa in campagna, runner impegnato in un allenamento quotidiano, è plasmata su quella del vero Morandi. Unica differenza: Mieli si è ritirato dal mondo della musica per accudire la moglie colpita da ictus e questa disgrazia ha fatto emergere il suo lato oscuro. Le dinamiche del film si snodano, perciò, su più piani. Da un lato abbiamo lo scontro operai romani/giovani del luogo, dall'altro il delicato rapporto tra gli operai e il loro datore di lavoro Mieli, che si è rivolto alla ditta ecologica romana per ripavimentare la terrazza, infine seguiamo la drammatica relazione tra Mieli e la moglie disabile, interpretata dalla straordinaria Valeria Bruni Tedeschi, qui in un ruolo assai complesso. Per mantenere le fila di questo intreccio ci sarebbe voluto probabilmente un regista più maturo e Gabbriellini, anche autore dello script insieme a Mastrandrea, Francesco Cenni e Michele Pellegrini, fatica un po' a trovare il tono giusto. La sceneggiatura, squilibrata in più punti, soffre di qualche ingenuità, ma ciò che davvero penalizza il film è la preparazione al precipitare degli eventi. Le motivazioni del caos finale risultano deboli e il rischio che la storia perda di credibilità, implodendo su se stessa nell'ultimo quarto d'ora in cui il film si trasforma in un vero e proprio thriller, è tangibile.

I padroni di casa: Gianni Morandi insieme a Valeria Bruni Tedeschi in una scena del film
Ciò nonostante Edoardo Gabbriellini ha il merito di riuscire a creare sempre nuovi spunti di interesse, mantenendo viva la tensione per tutta la durata della storia. Padroni di casa non è film equilibrato, ma senza dubbio è divertente nel suo andamento inusuale. Il contrasto uomo/natura, la rappresentazione dei montanari, la caccia al lupo dei bracconieri con cui si apre il film - che diventa una sorta di leit motiv, o meglio, di maledizione che aleggia sui protagonisti - la bellezza dei paesaggi e la suggestione dei luoghi sono motivi di fascinazione. Sicuramente il principale catalizzatore per il pubblico è la presenza di Gianni Morandi. Il cantante è funzionale alla storia e la sua perfomance colpisce positivamente. D'altro canto probabilmente solo Morandi poteva interpretare il 'Lato B' di se stesso con tale nonchalance. Nella parte finale del film addirittura ci diletta con un miniconcerto in cui lo troviamo a eseguire i brani originali firmati da Cesare Cremonini e gli altri interpreti, tutti efficaci, si prestano volentieri a lasciar spazio al divo, vero motore di tutta la vicenda. I fan di Morandi non avranno difficoltà a recarsi al cinema per vedere il loro idolo nuovamente davanti alla macchina da presa, ma anche gli altri potrebbero assistere a questo esperimento che, seppur non privo di difetti, mostra qualcosa di nuovo nel panorama italiano.

Recensione Padroni di casa (2012)
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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