L'uomo che ama

2008, Drammatico

Tognazzi, Bellucci e Favino per presentare a Roma L'uomo che ama

Presentato nella Capitale il film d'apertura della kermesse. Protagonisti la giovane regista e l'interprete principale Pierfrancesco Favino, ma soprattutto la diva Monica Bellucci.

Ad aprire le danze per questo terzo Festival del film di Roma è, come da tempo annunciato, L'uomo che ama di Maria Sole Tognazzi; la giovane regista giunge in conferenza stampa affiancata da i suoi protagonisti Pierfrancesco Favino, Monica Bellucci, Ksenia Rappoport, e anche dall'autrice della colonna sonora del film, la "cantantessa" Carmen Consoli. Anche se la ricezione della pellicola non è stata unanimamente calorosa, l'interesse degli addetti ai lavori per questa talentuosa compagine è vivido e la prima domanda è proprio sul cuore del film, ovvero il tentativo di raccontare una storia d'amore con un approccio leggermente diverso dal consueto.

Maria Sole Tognazzi: Il sentimento mio e dello sceneggiatore Ivan Cotroneo era indirizzato a un film sull'amore visto attraverso lo sguardo di un uomo che soffre quanto una donna per amore, ma lo dimostra meno. Noi volevamo mostrare le fragilità di un uomo con la forza di un attore come Pierfrancesco Favino.

Pierfrancesco Favino: A dire la verità a me è capitato di stare male per amore, e credo che sia capitato anche a tutti gli uomini in sala. Ho lasciato, sono stato lasciato, semplicemente non si racconta. E' qualcosa che il cinema sembra avere un po' dimenticato, mentre letteraratura e musica ne sono ricche. Quindi per me è stato facile ritrovarmi in questo personaggio, anche perché sono stato guidato passo passo da questa donna, che ha fatto sembrare tutto leggero, anche ciò di cui avevo un po' paura. Sono contento di averlo fatto e di aver messo al mondo qualcosa che credo gli uomini desiderassero.

Monica Bellucci, come si prepara per i suoi ruoli?

Monica Bellucci: Ho seguito diversi corsi di dizione e recitazione, e lavorando in più lingue è un continuo imparare. Ho la fortuna di lavorare sempre con registi diversi e questo ruolo - che è stato scritto apposta per me dalla mia amica Maria Sole - mi ha interessato molto da subito perché si tratta di una donna ordinaria con una maturità adulta, una donna che ha tutto e si trova a desiderare una famiglia. Eppure anche una donna così può essere lasciata, può non essere più amata.

Tra le molte donne che hanno lavorato a L'uomo che ama c'è anche Carmen Consoli, co he ha composto la colonna sonora. Come è stato gestito il rapporto di collaborazione?

Maria Sole Tognazzi: La collaborazione con Carmen è stata una delle cose che più mi hanno emozionato dell'intera realizzazione del film. Ci conoscevamo già da tempo perché io ho diretto un suo videoclip, e mi aveva detto di desiderare di fare una colonna sonora cinematogragica. Ci abbiamo provato con questo film e, diversamente da come succede di norma, Carmen cominciò a scrivere le prime cose dopo aver letto la sceneggiatura. Questo è servito anche agli attori che, al trucco, potevano sentire i brani prima di girare. Ma anche dopo le riprese il lavoro è proseguito e c'è stato un dialogo costante.

Carmen Consoli: Questa è stata la mia prima colonna sonora e l'ho composta per un'amica. Maria Sole mi parlò di questa idea e cominciammo a collaborare sui sentiment che lei e Cotroneo volevano evocare, tentando di commentare le sue immagini e le sue intenzioni, e cercando di creare una musica che bussasse sotto le parole. Questa esperienza mi ha dato molto e sono diventata "una donna che ama L'uomo che ama"!

Monica, quale tra i personaggi che ha interpretato Le sono mancati una volta finito il lavoro?

Monica Bellucci: Non mi porto mai a casa i miei personaggi, li lascio sempre sul set. Non che non rimanga attaccata a loro, ma non guardo al passato. Mi sono tutti serviti a crescere e a migliorare ma non si finisce mai di imparare. Per il resto sono sempre catapultata in avanti, verso quello che farò in futuro.

Favino, gli uomini soffrono, centinaia di libri lo raccontano ma al cinema non si dice, anche fra loro si confidano pochissimo sui fatti di cuore. Ci aiuta a capire perché? Le cose stanno cambiando tra le nuove generazioni?

Pierfrancesco Favino: Io credo che in realtà il protagonista del film sia atipico per le modalità con cui esprime il suo disagio e i suoi sentimenti, che, rispetto al sentire comune, possono essere "impudiche". E' difficile che un uomo racconti queste cose a una donna, di solito sono confidenze che si fanno nell'ambito dello stesso sesso. Un sacco di amici hanno preso treni per me quando ero in crisi ed io ho fatto lo stessio per loro. In questa soietà ancora maschilista l'uomo sembra debole di fronte a una sentimento di cui non è padrone. Ma veniamo tutti Dante e lui stava malissimo per amore, ed era pure sposato!
Pensiamo a Marlon Brando ne Ultimo tango a Parigi, quanto dolore nel suo sguardo nella scena in cui si affaccia a quella finestra, ma è diverso lo stile con cui quella sofferenza è stata narrata. Spero le cose stiano cambiando in generale nell'atteggiamento verso propria emotività.

Ksenia Rappoport, come ha trovato il coraggio di dire "non ti amo, non ti voglio più"?

Ksenia Rappoport: Secondo me Sara non dice "non ti voglio", lei lascia Roberto con l'amore e per l'amore. Stavano benissimo insieme eppure lei capisce che nel tempo lo avrebbe fatto soffrire di più perché non lo ama quanto lui ama lei. Volevo mostrare il fatto che anche anche la persona che lascia soffre moltissimo nell'infliggere un dolore alla persona amata.

Tognazzi, Bellucci e Favino per presentare a Roma...
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