Suspiria

1977, Horror

Suspiria, 15 segreti che (forse) non sapete sul film di Dario Argento

A quarant'anni dall'uscita al cinema del capolavoro di Dario Argento proviamo a rievocarne la magia tra segreti, strane superstizioni, effetti speciali e idee geniali ma anche per farci un'idea dell'impatto che il film ha avuto nell'immaginario collettivo.

Il vento che soffia nel buio e la sensazione di essere osservati; i grandi teli che offrono riparo ad alcune fanciulle in procinto di addormentarsi riunite in una grande sala e le ombre malvagie che si muovono dietro di essi; spaventosi malefici, inquietanti bagliori e infine la rivelazione, dietro spesse tende di velluto e veli trasparenti. A quarant'anni dalla sua uscita nelle sale, le immagini di Suspiria hanno gli stessi colori di allora, forse ancora più vividi. Ogni sequenza di quello che può essere considerato uno dei film più belli e visivamente affascinanti di Dario Argento, è come la pagina di un libro di fiabe che ci cattura e ci invita a seguire un sussurro, una serie di passi che si fanno sempre più distanti fino quando all'improvviso non torna il silenzio.

Stefania Casini in Suspiria

Una fiaba che ancora oggi esercita una fascinazione incredibile su tutti coloro che ne sono rimasti conquistati dalla prima visione, e un film che senza esitazione si può collocare tra i capolavori del nostro glorioso cinema di genere. Non è semplice spiegare qual è il segreto di un film come Suspiria, che a distanza di quattro decenni continua ad essere un punto di riferimento inarrivabile, oltre che uno dei film più celebrati dalle classifiche sugli horror più belli di sempre. Proveremo a inoltrarci idealmente "dietro la porta dei tre iris", per rievocarne la magia tra segreti, strane superstizioni e "trucchi" ma anche per farci un'idea dell'impatto che il film ha avuto nell'immaginario collettivo.

1. Un viaggio esoterico

Dopo Profondo Rosso Argento decise che avrebbe esplorato nuovi territori cinematografici, che in realtà aveva già sfiorato con il suo ultimo film, addentrandosi tra le stanze della Villa del Bambino Urlante, tra oscure premonizioni, delitti efferati e leggende. Un po' come accade alla protagonista di Suspiria, anche il regista e la sua compagna intrapresero un lungo viaggio in Europa, nel cosiddetto "triangolo magico" tra la Svizzera, Germania e Francia, alla scoperta di biblioteche, antichi testi alchemici ed esoterici e luoghi suggestivi, carichi di fascino soprannaturale.
Un viaggio che permise a entrambi di confrontarsi con tematiche affascinanti, occultisti e ciarlatani di ogni genere ma anche di stabilire quelli che saranno i luoghi chiave che faranno da scenario al film, come la Königsplatz a Monaco, e soprattutto la Haus zum Walfisch di Friburgo che nel film è l'accademia di danza che accoglie Susy tra le sue allieve, e che sarà ricostruita parzialmente in studio.

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Suspiria, una scena dell'inizio del film

2. Suspiria De Profundis: da Escher a de Quincey, le ispirazioni visive e letterarie

Tra le principali ispirazioni letterarie che hanno dato più di uno spunto ad Argento per il suo film più visionario ritroviamo un romanzo come Mine-Haha ovvero Dell'educazione fisica delle fanciulle, di Frank Wedekind, che racconta appunto di un gruppo di ragazze ospiti di un prestigioso collegio guidato da insegnanti severe dove imparano tra le altre cose anche l'arte della danza, ma anche Suspiria De Profundis di Thomas De Quincey in cui lo scrittore inglese, nel descrivere un sogno, parla di tre figure femminili, le "nostre signore del dolore" che ritroveremo nella trilogia delle Tre Madri: Mater Lacrimarum, Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum. A suggerire il titolo del film invece fu Daria Nicolodi, che un giorno ebbe l'intuizione e poggiando la mano sulla copertina del libro per mettere in risalto solo Suspiria, pensò che potesse essere il titolo che stavano cercando. Tra i numerosi riferimenti visivi, di cui parleremo approfonditamente, uno dei più evidenti è l'omaggio a Escher: il collegio si trova proprio sulla Escher Strasse e nel film i riferimenti alle sue opere sono espliciti. Ne è un esempio la decorazione sulle pareti della stanza che fa da scenario al primo omicidio.

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3. La bambola e la barchetta: l'incipit "americano" non realizzato

Sembra che nella sceneggiatura del film fosse presente un incipit ambientato in America, prima ancora dell'arrivo di Susy a Friburgo, che poi evidentemente è stato accantonato. In questa scena la protagonista parlava con la sua nipotina, impegnata a giocare con una piccola bambolina e una barchetta di carta. Mentre "zia Susy" spiega alla bambina che partirà per un lungo viaggio in Europa, la barchetta scompare su uno specchio d'acqua portando via con sé la bambolina che è adagiata al suo interno. Argento è sempre stato affascinato dalle bambole, e questo incipit fiabesco è nel suo stile, ma il vero inizio della pellicola ci porta direttamente nel cuore della favola nera che stiamo per ascoltare.

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Una splendida inquadratura di Suspiria

4. Biancaneve e la Regina Nera

Una scena di Biancaneve e i sette nani

Una fanciulla in fuga da una Regina malvagia, una foresta ostile e due occhi che la osservano nel buio, prima che la ragazza venga uccisa. Tra le influenze cinematografiche che ritroviamo in Suspiria, una delle più forti è sicuramente Biancaneve e i sette nani di Walt Disney, un film dal quale lo stesso Argento rimase profondamente "turbato e ammaliato" quando era bambino. Il regista ci mostra quello che sarebbe accaduto a Biancaneve se non fosse sopraggiunto il lieto fine, quell'orrore annunciato dalla richiesta della Regina al cacciatore di portarle il cuore della ragazza. E lo fa all'inizio del film, per quanto riferimenti al film di Disney (e alla fiaba dei fratelli Grimm) si susseguano fino alla fine. Le streghe che avvelenano la dolce protagonista obbligandola ad un sonno forzato tutte le notti, l'uccello dalle piume di cristallo che troneggia nel "regno segreto" di Elena Markos, così come la potente Regina Nera (che era interpretata da una signora molto anziana che Argento trovò in una casa di riposo). Il pavone, che si rivelerà un'arma micidiale, è inoltre un riferimento esplicito al primo film di Argento, ma anche al trono sul quale siede la regina Grimilde nel classico targato Disney.

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Jessica Harper nel finale di Suspiria

5. Daria & Dario

Daria Nicolodi in Inferno

Uno degli aspetti più discussi della lavorazione di Suspiria riguarda il rapporto tra Argento e Daria Nicolodi, che allora era la sua compagna e che aveva conosciuto sul set di Profondo Rosso. Quando il regista propose a Daria di lavorare insieme ad un un nuovo film sulle streghe e la stregoneria, entrambi si gettarono a capofitto in questo progetto, tanto che la Nicolodi risulta accreditata come sceneggiatrice. Ad incrinare il rapporto tra i due, però, vi fu quello che Argento definisce uno spiacevole "malinteso": quando sembrava certo che Daria avrebbe interpretato la protagonista del film, la distribuzione impose un'attrice americana e a nulla valsero i tentativi di mettere una toppa alla delusione della Nicolodi, che a quanto pare rifiutò anche il ruolo di Sarah, che le fu proposto come alternativa e che poi andò a Stefania Casini. La ritroveremo in Inferno, nei panni dell'affascinante Elise.

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6. Piccole donne

Jessica Harper in Suspiria, del 1977

L'idea iniziale del regista era quella di affidare i ruoli delle protagoniste a delle ragazzine tra gli undici e i quattordici anni, ma fu drasticamente bocciata dal distributore - supponiamo a causa dell'impatto estremo di alcune sequenze - e così Argento ripiegò su un cast di ragazze molto giovani, tra i diciotto e i ventun anni, nel quale spiccava Jessica Harper, una perfetta Biancaneve ancora ingenua ma intraprendente, dai grandi occhi espressivi. Per fare in modo che queste giovani attrici sembrassero un po' più bambine, Argento fece in modo che alcuni dettagli delle scenografie sembrassero più grandi. Ad esempio, le maniglie delle porte sono posizionate molto più in alto rispetto al normale e lo si nota soprattutto nella suggestiva sequenza in cui Susy è nel corridoio e viene colpita da un abbagliante maleficio, sprigionato da uno strano oggetto metallico che una inserviente del collegio tiene tra le mani.

7. Streghe e pantere

Una scena de Il bacio della pantera

La Nicolodi contribuì al finale del film raocontando di uno strano sogno che aveva fatto e nel quale si trovava al cospetto di una strega invisibile. Nello stesso sogno, in questa stanza buia, c'era anche una pantera che esplodeva in mille pezzi proprio come nel film, con la differenza che l'animale che vediamo sullo schermo è una scultura di ceramica. A proposito di pantere, la sequenza in cui Susy e Sarah sono in piscina e si confidano sui tanti, troppi misteri del collegio e sull'omicidio di Pat Hingle, è una citazione esplicita ad una scena de Il bacio della pantera, bellissimo e affascinante horror del 1942 diretto da Jacques Tourneur, un altro film che sarà ricordato anche per la splendida fotografia, in quel caso in bianco e nero. Per ironia della sorte, pochi anni dopo, prima di dirigere il suo remake del film di Tourneur - con una magnetica Nastassja Kinski nel ruolo della protagonista - Paul Schrader chiese ad Argento qualche suggerimento sulla fotografia utilizzata per Suspiria, che per diverso tempo restò un segreto.

Stefania Casini con Jessica Harper in Suspiria

8. Una serie di sfortunati eventi

In più di un'occasione Argento ha raccontato che la lavorazione del film fu movimentata da strani incidenti, che si susseguirono con una tale frequenza che la segretaria di produzione del film arrivò a tenere persino un diario in cui elencò queste sventure. Sventure che qualcuno, tra scherzo e superstizione, attribuì alle "streghe". Tra orologi sofisticati che si fermavano senza motivo, scene da rifare perché non erano rimaste impresse su pellicola e attentati terroristici nei quali per poco non si trovarono coinvolti il regista e altri membri della produzione, non si può dire certo che fu un set del tutto tranquillo. In un'intervista, Barbara Magnolfi,che interpretava Olga, raccontò del giorno in cui all'improvviso scoppiò un terribile temporale "Ero fuori dallo studio con Dario, stavamo parlando della scena da girare e tutto a un tratto cadde una trave sul set colpendo qualcuno e per poco anche me. Questo sicuramente fu inquietante, tant'è che creò disagi all'intera troupe."

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La magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta.

9. La fortuna arriva in taxi

Il tassista che si ferma per far salire la protagonista al suo arrivo a Friburgo è Fulvio Mingozzi, che Argento considerava il suo "portafortuna" (e meno male che c'era lui, altrimenti le "forze occulte" si sarebbero scatenate sul serio!) e che per questo motivo appare in tutti i film del regista fino a Phenomena. Lo ritroveremo nel ruolo di un tassista anche in Inferno, secondo capitolo della trilogia delle Tre Madri, ma dal primo film di Argento ha interpretato i ruoli più disparati, dal poliziotto al portiere di uno stabile. Un altro volto noto ai fan di Argento è il piccolo Jacopo Mariani, che interpreta Albert, il silenzioso nipote di Madame Blanch: due anni prima era apparso in Profondo Rosso, nel ruolo di Carlo, che resterà traumatizzato da un omicidio in famiglia.

Suspiria, Jessica Harper è Susy

10. Quando il regista ci mette la faccia

Nei film di Argento le mani dell'assassino - spesso coperte da guanti neri - sono proprio quelle del regista, ma in Suspiria addirittura ci mette la faccia: nella scena in cui Susy è in taxi, per un breve istante, Argento appare riflesso su un vetro, con un'espressione inquietante.

11. Tutti i colori del buio

Eva Axen in Suspiria

La straordinaria fotografia, firmata da Luciano Tovoli, si deve all'utilizzo di una pellicola Technicolor a bassissima sensibilità - vi basti pensare che era circa 60 ASA, quando in genere si utilizzavano quelle da 500 - e per questa ragione occorreva tantissima luce per impressionarla. Una scelta dispendiosa per la quale il regista si beccò una tirata d'orecchie da suo padre, produttore del film, ma il risultato resta tutt'oggi insuperato (e imitato). E dire che Tovoli sulle prime non aveva intenzione di collaborare con Argento, e solo in seguito riuscì a superare la diffidenza che aveva nei confronti del genere. Sui colori da dare al film - una palette che andava dal rosso acceso al blu - si trovarono immediatamente d'accordo, mentre vi furono delle discussioni sul colore del sangue e soprattutto sulla scena in cui Pat viene pugnalata al cuore. Tovoli riuscì a convincere il regista che il sangue doveva avere un colore innaturale, perché l'unica logica da seguire in Suspiria era quella dei sogni. L'idea dell'inquadratura sul cuore pulsante invece non piacque a Tovoli, che addirittura si rifiutò di girarla e se ne andò al bar, lasciando un suo collaboratore ad occuparsi della faccenda. "Fu un errore" - ha ricordato in seguito - "perché il mio collaboratore lo illuminò in maniera schifosa"

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Jessica Harper in una scena di Suspiria (1977)

12. Suoni e sospiri: la colonna sonora

Per la loro seconda colonna sonora con Argento i Goblin ebbero modo di sperimentare diverse sonorità per un disco molto diverso da Profondo Rosso, giocato su suggestioni differenti, ma ugualmente evocativo. Argento ha raccontato diverse volte di aver dato il suo personale contributo alla colonna sonora facendo conoscere ai Goblin il bouzouki, uno strumento a corda acquistato durante una vacanza in Grecia, le cui note sembrano voler sottolineare le origini del personaggio più misterioso e segreto del film, quella Elena Markos che nessuna allieva ha mai incontrato. Come ha raccontato Claudio Simonetti, però, non furono utilizzati solo strumenti musicali convenzionali, ma anche frasi appena bisbigliate e tappi di bottiglia per arricchire un sound a volte sussurrato eppur assordante.

Così adesso so con assoluta certezza, che lei è qui! ...questo respiro, non puoi più dimenticarlo!

Le allieve di Suspiria riunite in una sala-dormitorio di fortuna

13. Il filo di Sarah

Stefania Casini in una scena di Suspiria

Tutti gli effetti speciali del film furono realizzati in studio e quindi senza l'aiuto del digitale, ma con tantissima inventiva e un po' di suspense. Se la sequenza dell'apparizione della strega fu realizzata con un sistema complesso di cristalli posizionati sul letto, per la sequenza in cui Sarah tenta invano una via di fuga scavalcando una piccola finestra, la povera Stefania Casini si ritrovò davvero a tuffarsi in un groviglio di filo metallico e si fece anche male. Non andò meglio alla protagonista, atterrita dalle centinaia di esplosioni violente che precedono il finale.

14. La pioggia di larve e il Re

Una delle sequenze più raccapriccianti del film è quella in cui le studentesse scoprono con orrore che dai soffitti di legno dell'accademia scende una pioggia incessante di vermi. Un brulicare irrequieto di piccole larve bianche di sarcophaga carnaria - con i quali faremo una conoscenza più approfondita in Phenomena - che venivano tenute in frigo per tenerle buone e che sotto i riflettori si "risvegliavano", pronte per le riprese e per gli scherzi della troupe alle attrici. Una scena che ha un suo fascino fiabesco - l'orrore delle larve e la bellezza delle ragazze che si pettinano allo specchio - e che fu citata da Stephen King nel suo saggio Danse Macabre, dedicato al cinema dell'orrore. Il successo internazionale di Suspiria porterà ad un incontro tra il nostro Re del Brivido e il Re del Maine, nonché a due tentativi da parte di Argento di trasporre due romanzi di King per il grande schermo: il vampire-tale Le notti di Salem e il mastodontico capolavoro L'ombra dello scorpione. Non se ne fece nulla e, col senno di poi, forse è stato meglio così.

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Jessica Harper nella scena dei vermi in Suspiria

15. La febbre giapponese

All'estero Suspiria fu accolto con più calore rispetto all'Italia, lo stesso regista ha raccontato di premiere cariche di entusiasmo sia in Francia che negli USA così come in Giappone, dove addirittura il film fu proiettato in uno stadio. Nel paese del Sol Levante il successo fu tale che qualche tempo dopo uscì anche Profondo Rosso, distribuito però con il curioso titolo di Suspiria 2. In più di un'occasione Argento ha ammesso che con i giapponesi e l'Asia, in generale, c'è un rapporto speciale che trova conferma nelle parole di una delle sue fan asiatiche più celebri, la scrittrice Banana Yoshimoto: "Da piccola mi sono sempre sentita diversa, pensavo di essere pazza ed ero terribilmente sola. Verso i quattordici anni però ho visto Suspiria e tutto il mondo che avevo nella mia mente era lì, in quei colori e quelle immagini. Capii che non ero più sola. Forse se non avessi visto quel film, e non fossi uscita dal mio cerchio di solitudine, avrei finito per uccidermi."

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