Prova a incastrarmi - Find Me Guilty

2005, Commedia

Sidney Lumet e Vin Diesel in conferenza a Berlino

Il leggendario regista americano e il suo protagonista parlano di Find Me Guilgy in conferenza alla Berlinale

Regista e protagonista di Prova a incastrarmi - Find me Guilty hanno incontrato la stampa internazionale dopo la proiezione del film.

Mr. Lumet, vuole offirci un commento sulla crisi del cinema contemporaneo? Come immagina che sarà il cinema tra dieci anni?

Sidney Lumet: E' pericoloso fare questo tipo di previsioni. Sicuramente la situazione è peculiare, e non so bene neanche io come interpretarla. L'ambiente indie è più ricco e meglio organizzato rispetto al passato, e questo è decisamente incoraggiante. Allo stesso tempo ci sono organizzazioni enormi che diventano ogni giorno più potenti. Ci sono compagnie che si occupano di produzioni cinematografiche, di editoria, di televisione, e io sono sospettoso nei loro confronti, anche se potrei avere torto. Una delle cose che mi piacciono di Prova a incastrarmi è il fatto che, in esso, l'autorità è in errore; e più grandi sono le strutture e le organizzazioni, più hanno autorità. Non so che altro dire perché i cambiamenti sono stati tanti, è davvero un mondo nuovo, e possiamo solo esplorarlo stagione per stagione. Questa è stata una stagione fantastica per il cinema americano, e spero che continui così.

Mr. Lumet, come ha preso la decisione di scritturare Vin Diesel per questa parte? Sidney Lumet: L'ho scelto perché ha firtato con me! Abbiamo tutti - me compreso - un atteggiamento snobistico nei confronti degli attori di film d'azione. Tendiamo un po' a fare la stessa cosa che si faceva un tempo con le attrici molto belle: se eri bella, voleva dire che non sapevi recitare. Così oggi se sei un action hero e una star, automaticamente non sai recitare.
E questo nonostante sia dimostrato il contrario: guardiamo a Sean Connery, a Clint Eastwood, o, andando un po' più indietro, a Humphrey Bogart e James Cagney. Tutti star di film "d'azione".
Io avevo visto Vin in un piccolo film da lui diretto, scritto e interpretato, Multi-facial, che parla delle difficoltà che incontra un attore passato da un agente all'altro, da un'audizione all'altra. In esso Vin interpreta cinque ruoli diversi. Il film dura solo una ventina di minuti e non è stato distribuito, ma è una sorta di biglietto da visita, ed è assolutamente brillante. Quindi, quando è sorta la possibilità per me di occuparmi di questo progetto, sono stato contento, perché sapevo di avere a disposizione un attore di altissimo livello. Se il film ha successo, potrà aprire possibilità incredibili per la carriera di Vin Diesel.

Vin Diesel, questo è stato un ruolo particolarmente difficile per lei? Vin Diesel: Prepararmi per questo ruolo non è stato semplice, innanzitutto ho dovuto mangiare tantissimo gelato per ingrassare! Il grande vantaggio di fare questo film è stato il potermi affidare a un regista come Sidney Lumet: questo ha reso tutto molto più facile. Prima di iniziare con le riprese, abbiamo provato per qualche settimana, ma provato seriamente, tanto che facevo comunque due ore al make up; questo perché credo che Sidney volesse fare vedere agli altri attori non Vin Diesel ma Jack DiNorscio. Quando fai qualcosa in cui ti senti profondamente coinvolto, non può essere difficile. Quindi io non penso alle difficoltà, ma alla fortuna che ho avuto di lavorare con un regista che avevo sempre ammirato.

Mr Lumet, dall'inizio alla fine del film lei ci fa fare il tifo per i cattivi, e alla fine siamo felici che siano loro a spuntarla nel processo. Come mai li ha ritratti così piacevolmente? E perché crede che i personaggi cui la storia è ispirata abbiano vinto la causa - perché l'accusa non aveva prove o perché erano persone piacevoli? Sidney Lumet: Buona domanda. Voglio essere franco, i mafiosi non sono certo eroi, sono assassini. Il conflitto è emerso appena ho preso in mano le redini del film: c'era bisogno di un eroe, di un protagonista accattivante, che piacesse al pubblico. La soluzione è prendere Vin Diesel, che ha un indubbio fascino, oppure come Francis Ford Coppola prendere Marlon Brando o Al Pacino - voglio dire, nei primi due film de Il padrino Al Pacino da solo uccide quaranta persone, però allo spettatore si spezza il cuore quando lui resta solo alla fine. Una cosa completamente anomala, ma questa è la differenza tra il cinema e la realtà.

Quanto al processo, il caso non era così debole in realtà. Nel film io devo prendere le parti di Jack DiNorscio, e c'è un'inquadratura a due terzi del film in cui si vede una serie di tavoli ricoperti di nastio e videotape e note varie - le prove dell'accusa. Secondo me - e io non so esattamente com'è andata - la personalità di DiNorscio era così irresistile che poteva superare qualsiasi ostacolo e conquistare chiunque, anche di fronte ai fatti. E questa è una cosa che accade realmente. Pensiamo al caso di O.J. Simpson. L'imputato era decisamente colpevole e rimase in secondo piano durante il processo; ma il suo avvocato fu talmente brillante, affascinante e divertente che la sua personalità contò più di tutto. Più dei fatti. Non è bello e non è giusto ma è la verità, e secondo me con DiNorscio avvenne qualcosa di simile.

Da che cose deriva il suo interesse per processi e tribunali? Prima La parola ai giurati, poi Il verdetto, e oggi Prova a incastrarmi. Sidney Lumet: Sarà sincero, non ho proprio idea da dove derivi il mio interesse per il sistema giudiziario. Certo sono sempre stato scioccato dalla differenza che c'è tra legge e giustizia. Ci deve essere una ragione, ma non la conosco. Quando cresci in un quartiere povero di una grande città impari presto a conoscere i poliziotti. Io sono cresciuto in una strada molto malfamata di New York. Ma non sono un tipo introspettivo, non rifletto molto sulle ragioniprofonde del nostro comportamento e del nostro lavoro. Capisco a cosa mi sono interessato solo dopo che l'ho fatto. Quindi non so bene perché scelgo un film quando lo faccio.

Lei è tra i registi americani che hanno fatto più film - dove trova tanta energia? Sidney Lumet: Mi piace fare cinema, non c'è niente che mi piaccia altrettanto. Voglio dire, mia moglie, i miei figli, ma il cinema viene subito dopo.

Mr. Diesel, lei viene dagli action movies, che differenza c'è tra quelli e un film come questo? Vin Diesel: Mi affascina quanto spesso mi venga posta questa domanda, e sempre in totale buona fede!
Io mi avvicino a tutti i ruoli con lo stesso impegno e la stessa consapevolezza, non curante del genere. Come Sidney risordava prima, io ho avuto la fortuna di avere successo in questo ambiente dopo molti anni di quella gavetta descritta in Multi-Facial. Lavoravo nei locali di New York come buttafuori, e poi, grazie al mio aspetto, ho cominciato ad ottenere quel tipo di ruoli, ma non c'è niente di strano nel fatto che io sia interessato anche ai film drammatici. E' quello che mi piacerebbe fare. All'inizio ho detto a Sidney "mi piace il personaggio, ma non assomiglio a Jack DiNorscio, ho un fisico diverso, un'età diversa" e lui rispose: "Ci sono cose che si possono fare." Di sicuro ci sono state due ore al make up ogni mattina!
Insomma, sono attratto dal personaggio, non dal genere. In questo caso, ho avuto la fortuna di lavorare con un regista che è così bravo con gli attori da farli stare a loro agio qualunque cosa si richieda da loro.

Sidney Lumet e Vin Diesel in conferenza a Berlino
Privacy Policy