Scream

1996, Horror

Scream: come il film di Wes Craven ha cambiato per sempre l'horror. O quantomeno ci ha provato.

Sono passati vent'anni da quel primo infausto trillo al telefono della povera Casey/ Drew Barrymore. E noi ne approfittiamo per ricordare la sferzata di energia e consapevolezza che il film di Wes Craven regalò a un genere horror adagiatosi da tempo negli stereotipi e che non riusciva più a far paura.

Qual è il tuo horror preferito?

Drew Barrymore nella celebre sequenza iniziale di Scream

Una semplice domanda, di quelle rivolte agli amici milioni di volte, può cambiare la storia di un genere cinematografico e l'industria ad esso connessa? Se vent'anni fa eravate al cinema a guardare Scream di Wes Craven saprete bene che la risposta è assolutamente affermativa, perché con quel quesito apparentemente banale il killer Ghostface non si limitava a tormentare le sue vittime, ma soprattutto giocava con gli spettatori. E così facendo elevava il film, che l'avrebbe reso una maschera iconica dell'horror, da semplice slasher ad esperimento meta-cinematografico di grande intelligenza e furbizia.

Resurrezione (e decostruzione) di un genere

Non ci sono dubbi che gran parte dei meriti di quel gioiello che è il primo Scream del 1996 siano da attribuire proprio all'ottima sceneggiatura dell'esordiente Kevin Williamson e a quella singola, fantastica trovata di inserire i classici protagonisti da horror in un contesto diverso dal solito: in cui l'orrore e la presenza di un serial killer non è un qualcosa che viene vissuto in modo inconsapevole e per la prima volta, ma non può che richiamare alla mente i grandi classici del cinema di genere dei decenni precedenti.

Una scena di Scream
Scream: il regista Wes Craven in un cameo

A rendere il tutto ancora più interessante, anche da un punto di vista meta, fu la presenza dello stesso Craven, padrino del genere grazie al successo dei suoi Nightmare - Dal profondo della notte e Nightmare nuovo incubo, ma anche fiero contestatore della deriva fin troppo commerciale, prevedibile e abusata che l'horror aveva preso in sua assenza, soprattutto nelle saghe più note ed amate. Halloween, Venerdì 13, lo stesso Nightmare da tempo avevano perso gran parte del loro interesse e del loro appeal a causa non solo di una indiscutibile sovraesposizione ma anche per l'utilizzo insensato di topoi e cliché che avevano reso un cinema un tempo originale e coraggioso, se non addirittura sovversivo, in un qualcosa di assolutamente innocuo e facilmente dimenticabile.

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Con Scream il cinema hollywoodiano apparve interessato a fare autocritica come mai era successo prima, sia prendendo di petto il sempre attuale argomento del cinema violento che genera violenza ("Non dare la colpa al cinema. I film non fanno nascere nuovi pazzi, li fanno solo diventare più creativi.") che inserendo, grazie alla figura del movie geek Randy, il perfetto prontuario per sopravvivere nei film horror. Il che, ovviamente, equivale a mostrare al mondo intero che "il re è nudo", che la stessa formula si ripete ormai stanca da tempo e che non ha alcun senso continuare a sperare di spaventarsi con un cinema che non fa altro che giocare sempre le stesse carte. Perché le regole di Randy sono quelle che avevano ben stampate tutti gli sceneggiatori e i registi horror che hanno preceduto questo Scream:

Ci sono delle regole precise che devono essere rispettate se si vuole sopravvivere in un horror, va bene? E vado a incominciare. Numero uno: non si deve mai fare sesso. Mai! No! È proibito! È proibito! Sesso uguale morte! Va bene?! Numero due: mai ubriacarsi o drogarsi. No, perché è il peccato, peccato per estensione della regola numero uno. E numero tre: mai, mai e poi mai, in nessun caso dire: "torno subito", perché non si torna più!

Morti eccellenti e memorabili

Nel 1996 Wes Craven si confermò un maestro indiscusso della tensione e dell'orrore cinematografico in soli 13 minuti, quelli del fenomenale incipt: tanto bastano per uccidere Drew Barrymore, su cui ad arte era stata costruita la campagna premozionale, e tanto bastano per fare della sua Casey Becker non una final girl, non una scream queen, ma una delle tante vittime di una maschera senza volto che, proprio per la sua imprevedibilità, torna a fare davvero paura. Con questa coraggiosa scelta che nel cinema ha pochi eguali (qualcuno ha detto Psycho di Hitchcock?) Craven fa fuori con un solo colpo non solo le aspettative degli spettatori ma anche un'intera generazione di registi che, provando a seguire le sue orme, aveva inutilmente cercato di replicare il successo suo, di John Carpenter, di Tobe Hooper e Sean S. Cunningham. Tutto quello che decine di mediocri emuli avevano inutilmente tentato di fare in tre lustri viene portato su schermo in quei 13 minuti: un film che faccia paura, che possa essere credibile e in cui ci si possa immedesimare. Un horror vero.

Scream: Neve Campbell e Rose McGowan in una scena del film

Morta la sua bionda eroina, morte le aspettive inevitabilmente legate al solito horror e morto un intero genere che ormai era al collasso, Wes Craven può ripartire da zero e realizzare quello che è uno slasher a tutti gli effetti e che, paradossalmente, continua a seguire quelle regole di cui sembra prendersi gioco e continua ad utilizzare quegli stessi cliché. Semplicemente lo fa rendendo i suoi protagonisti consapevoli quanto e più di noi spettatori. Ma basta tutto questo, ed una sana dose di umorismo nerissimo e autoironia, a riportare freschezza e attenzione ad un genere che sembrava ormai aver detto tutto quello che aveva da dire.

Drew Barrymore in Scream (1996)

Un'eredità (quasi) impossibile da seguire

Ghostface in una scena del film Scream 4

Venti anni dopo possiamo dire che la rivoluzione annunciata da Craven e Williamson non è riuscita, sebbene sia impossibile oggi non guardare un qualsiasi horror senza andare con il pensiero al caro Randy e ai suoi consigli. Al massimo possiamo dire che Scream ha generato un nuovo (sotto)genere che flirta con la commedia e la satira, ma che in fondo è caduto nelle stesse trappole di cui ci aveva avvertito. Scream è infatti diventato una saga e, pur mantenendo molte delle caratteristiche che l'hanno resa famosa, non è riuscita a rimanere sempre fedele ai suoi stessi principi, perdendo così un po' (troppo?) della sua forza dirompente.

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Scream: il killer in azione nell'episodio Chiamata da uno sconosciuto

Anche se, ammettiamolo, la scelta di prendere in giro prima i sequel, poi le trilogie e infine la nuova moda dei remake/reboot ha comunque il suo fascino ("tutto è stato fatto fino allo sfinimento: il giochino postmoderno e autoconsapevole del meta"), soprattutto per chi vive di cinema e delle contraddizioni di Hollywood. Ed è per questo che oggi Scream non può che essere anche una serie TV, con nuove regole e nuovi cliché da ridicolizzare e, al tempo stesso, seguire. Il cinema di Hollywood invece sembra aver già dimenticato, ma, per fortuna, sulla scia di Williamson e Craven, sono arrivati nuovi autori che hanno accolto la sfida, alzato la posta e messo alla berlina nuovamente il sistema: parliamo ovviamente del fenomenale Quella casa nel bosco del 2011 che ha, a sua volta, provato a cambiare l'horror per sempre. O quantomeno ci ha (ri)provato. Ma riusciranno almeno Goddard e Whedon ad evitare di ripetersi?

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