Ballo a tre passi

2003, Drammatico

Salvatore Mereu su 'Ballo a tre passi'

Dopo la proiezione del film, il regista Salvatore Mereu si è offerto ai giornalisti per presentare il suo primo lungometraggio vincitore, nell'edizione appena conclusa del Festival di Venezia, del Premio per il Miglior Film della 18esima Setimana Internazionale della Critica.

Salvatore Mereu è nato a Dorgali in provincia di Nuoro nel 1965. Ha studiato cinema all' Università di Bologna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e successivamente presso la Scuola Nazionale di Cinema dove nel 1997 ha conseguito il diploma in regia.
Come allievo della scuola ha realizzato due cortometraggi: Prima della Fucilazione (Sacher Festival, Locarno, Torino) e Miguel (Clermont Ferrand, Annecy, Bologna Visioni Italiane premio Axelotil).
Ballo a tre passi è il suo primo lungometraggio. Da alcuni anni alterna quest' attività con quella di insegnante di educazione all' immagine.

Il Suo film ci ha fatti tornare indietro nel tempo, al vecchio cinema, quello che parla di persone vere. Com'è nata l'idea di un progetto come questo?

Salvatore Mereu: Il film nasce inizialmente come un cortometraggio, all'epoca l'Istituto Superiore Regionale Etnografico mi chiese di condurre una piccola indagine sui bambini delle zone interne che vivono in luoghi spesso dimenticati dal mondo, in una condizione di abbandono e di isolamento. Da questa esperienza trassi moltissime riflessioni e, soprattutto, l'idea di realizzare questo corto sulle vite e le esperienze di vita di questi bambini. Lì ho scoperto che alcuni di loro veramente non avevano mai visto il mare.

Per il titolo del film a cosa si è ispirato?

Il ballo a tre passi è quella danza saltellata tipica della Sardegna, la si vede anche nel film più di una volta. In un certo senso con questo titolo volevamo rappresentare la danza della vita in tutte le sue stagioni, dall'adolescenza alla maturità sessuale, dalla gioventù alla vecchiaia.

Come mai la scelta di girare il film interamente in rigoroso dialetto sottotitolato?

La scelta del dialetto era obbligata ma neanche tanto rischiosa visto che ultimamente il cinema italiano sembra apprezzare questo ritorno alle origini e alle tradizioni regionali. I produttori hanno comunque avuto molto coraggio ad appoggiare un progetto così particolare. Del resto non si poteva rischiare di perdere in naturalezza facendo una scelta diversa da questa.

Come mai nel cast tecnico del film si leggono i nomi di quattro diversi direttori della fotografia?

Non era nei piani questo avvicendamento, è stato la conseguenza di alcune incompatibilità tra me e il primo direttore della fotografia Renato Berta. Della fotografia del cortometraggio iniziale dei bambini si era già occupato Paolo Bravi. Poi dopo che Berta mi ha abbandonato nel bel mezzo delle riprese si sono avvicendati gli altri due; non era assolutamente nelle mie idee avere quattro diverse persone per le quattro storie.

Cosa è successo tra lei e Renato Berta? Perché vi ha abbandonato nel bel mezzo del lavoro?

Lui mi era piaciuto subito molto e quando gli ho proposto di lavorare in questo film lui ha accettato subito nonostante i numerosi e prestigiosi impegni che aveva. Forse però da parte sua c'era un'aspettativa maggiore e pretendeva un'autorità che io non ero in grado e non volevo concedergli, la mia è un'opera prima e come tale volevo che fosse mia, che mi appartenesse in tutto. Lui lavora con registi importanti come Amos Gitai, capisco che si sia trovato a disagio con un esordiente testardo come me.

Secondo Lei, il successo veneziano del film cambierà qualcosa nel futuro suo ed in quello del film?

Certo che influirà sul futuro del film, se non avesse vinto i premi che ha vinto di certo voi non sareste venuti a vederlo così numerosi e di conseguenza ci sarebbe stata molta più indifferenza. Questo premio veneziano non influirà però a mio avviso sugli esiti del film in sala ma susciterà maggiore curiosità ed io non posso che esserne felice perché finalmente in molti entreranno in contatto con le realtà della mia terra d'origine, così nude e crude.

Come cambierà secondo lei la sua vita di regista dopo questo importante esordio?

Il mio futuro di regista sarà difficile, si deve ragionare bene su quel che si vuol fare. In Italia sono pochi quelli che possono dire certi di fare i registi per tutta la vita. Francamente io non so ancora cosa scrivere sotto la voce 'occupazione' quando vado a rinnovare la carta d'identità.

Com'è stata l'esperienza di dirigere dei bambini?

Da parte mia c'è stata la massima disponibilità, volevo che si sentissero a proprio agio, che non vedessero tutto come un lavoro ma che vivessero la loro vita davanti alle telecamere il più spontaneamente possibile. Per questo quando non avevano voglia di girare non giravamo, ci sono stati molti giorni che non abbiamo lavorato proprio per questo motivo. Erano tutti amici i ragazzini del film e per di più tutti abitanti nello stesso paesino e alcuni di loro davvero non avevano mai visto il mare... Sono stati loro a condurci e a darci tutte le ispirazioni.

Ci spiega perché ha scelto di inserire il sesso in maniera così ricorrente in tutti gli episodi?

In effetti il sesso è disseminato qui e là nella sceneggiatura ma non c'è stato nulla di calcolato o studiato apposta per far girare tutto intorno all'argomento. L'unica scena studiata a tavolino era quella in cui il bambino che sta nel recinto con Michele invece di fare quel che lui gli aveva ordinato rimane intento a guardare il montone e la pecora accoppiarsi.

Sono molto belle le ambientazioni del film, in quali luoghi è stato girato?

Le scene dell'entroterra sono quasi totalmente girate sull'Altopiano di Bitti, nel centro della Sardegna in provincia di Nuoro, le scene relative al mare sono girate in parte a Capo Teulada in provincia di Cagliari, una zona militare conservata in maniera quasi incontaminata perché accessibile a tutti solo per brevissimi periodi dell'anno. Abbiamo girato anche a S.Teodoro e sui monti Urzulei.

Parliamo della scelta degli attori professionisti che Lei ha voluto ad ogni costo per il film. Perché e come li ha scelti?

Per il ruolo della francesina ho avviato come si fa sempre un'operazione classica di casting, sono stato in Francia e ho selezionato alcune attrici giovani, lei mi era molto piaciuta in Romance e per questo l'ho scelta. Per il ruolo di Suor Francesca invece volevo a tutti i costi Yaël Abecassis, l'avevo adorata nella sua parte in Kadosh di Amos Gitai. Lei o nessun'altra al mondo poteva fare quel ruolo.

La censura le ha opposto delle restrizioni viste le scene scabrose del film?

Il film non ha avuto problemi di questo genere, sarà etichettato come film per tutti.

Sta già pensando al suo prossimo film?

No, assolutamente. Devo ancora uscire da questo e ci vorrà un po' di tempo ancora.

Infine, alcune informazioni sul film: uscirà nelle sale con 22/23 copie di cui 10 destinate solo alla Sardegna in cui il film sarà accompagnato per tutta l'isola dagli attori in una sorta di tour.

Salvatore Mereu su 'Ballo a tre passi'
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