Le avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno

2011, Animazione

Roma 2011: Tintin sbarca nella Capitale con Jamie Bell

Conferenza stampa con protagonista l'attore che ha prestato corpo e volto per la realizzazione del primo film animato, in digitale e in 3D di Steven Spielberg: 'Tintin? E' meglio di Batman'.

Ci vuole molto tempo per far sì che un progetto si realizzi. Lo sa bene Steven Spielberg che per girare il suo primo film animato, il primo film in 3D, nonché la prima pellicola in digitale della carriera ci ha messo quasi trent'anni. Tutto è stato possibile grazie all'incontro con un gigante come Peter Jackson e all'innamoramento per un personaggio dei fumetti idolatrato dai lettori di ogni età, Tintin. Il risultato di questa favolosa sinergia è Le avventure di Tintin: il segreto dell'Unicorno, prima opera di una trilogia dedicata all'eroe creato dal disegnatore belga Hergè, da oggi nei cinema italiani. A presentare al pubblico capitolino il lungometraggio inserito nella sezione Alice nella città del Festival Internazionale del Film di Roma, ci ha pensato uno dei protagonisti virtuali, Jamie Bell. Il celebre Billy Elliot del grande schermo ha prestato il suo corpo al giovane reporter, impegnato in una delle sue strabilianti avventure, la caccia al relitto di una nave, l'Unicorno appunto, che nasconde un prezioso tesoro finito nelle mani del cattivo Sackharine, 'interpretato' da Daniel Craig. Grazie alla sofisticata tecnica della performance capture, gli attori in carne ed ossa vestiti con una tuta punteggiata da marcatori digitali, hanno regalato ai rispettivi alter ego fittizi la mimica facciale e la loro plasticità, con risultati davvero incredibili. A partecipare a questo grande gioco anche un veterano come Andy Serkis, qui nei panni del rude Capitano Haddock (basta citare Gollum e lo scimpanzè Cesare de L'alba del pianeta delle scimmie per evidenziare il suo livello di familiarità con questa tecnologia digitale) e il duo di comici inglesi Simon Pegg e Nick Frost, i poliziotti Thompson&Thomson, in originale Dupont e Dupond. Le avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno è dunque l'ennesimo fiore all'occhiello della WETA, la compagnia specializzata in effetti speciali, fondata nel 1993 da Peter Jackson e proprio di questo aspetto abbiamo parlato in particolar modo nell'incontro con la stampa che si è svolto questa mattina.

Un'immagine del film Le Avventure di Tintin: il Segreto dell'Unicorno
Jamie, raccontaci com'è stata la tua esperienza di attore alle prese con la Performance Capture. Jamie Bell: E' davvero difficile parlare di questa tecnica senza poterne vedere i singoli processi, se non vedi dal vivo cosa succede è complicato spiegarla. Per quello che mi riguarda posso dire che si tratta di un altro modo di fare film. Non c'è il set vero e proprio, non ci sono le luci come siamo abituati a conoscerle, ma si ha sempre un rapporto con il regista, l'elemento umano conta tantissimo. E' per questo che si chiama 'performance', perché il lavoro dell'attore continua ad avere una valenza altissima. Pensate ad Andy Serkis, lui è il cuore pulsante del suo personaggio.

[QUESTION]Quindi non ti sei sentito frustrato nel non vedere il tuo vero volto?[/QUESTION
Assolutamente no. Essere un personaggio digitale ti permette di interpretare dei ruoli che altrimenti non potresti fare; è una sorta di spazio libero dove poter intervenire con la fantasia. Quando ad esempio si interagisce con i mobili, e i mobili nella realtà non ci sono, devi sforzarti il più possibile per dare realismo alla scena. E detto sinceramente, mi piace moltissimo lavorare in questo modo.

Le Avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno, una scena del film prodoto da Peter Jackson
E' stato difficile ottenere il ruolo?
Ad essere sinceri il casting non ha coinvolto molti aspiranti. La produzione aveva le idee molto chiare; per Tintin volevano qualcuno che fosse europeo, che conoscesse la storia e che fosse a suo agio con la Performance Capture. Quando avevo 16 anni un giorno Kathleen Kennedy mi disse che avrei dovuto fare una chiacchierata con Spielberg che all'epoca stava pensando ad un film tradizionale su Tintin, ma poi non se ne fece più nulla. Fu Peter Jackson poi a suggerire a Steven di lavorare con la Performance Capture, mettendogli a disposizione gli studi della WETA. Si travestì addirittura da capitano Haddock e poi spedì a Spielberg le immagini digitali. Ed è stato sempre Peter a coinvolgermi. Avevamo lavorato insieme in King Kong e mi propose di andare in Nuova Zelanda a fare un test. Inizialmente la cosa non mi convinceva, perché dovevo indossare un casco e una tuta piena di sensori, pii ho iniziato a divertirmi con questo gioco. Alla fine della prova hanno pensato che fossi la persona giusta, cosa che mi ha reso più che felice. E poi mi sono spaventato, perché ho scoperto che dovevo farlo davvero.

La domanda può apparire scontata, ma non possiamo non fartela, com'è stato lavorare con Spielberg?
Premetto che è dall'età di 8 anni che sono un suo ammiratore, del resto tutti lo hanno amato. Il primo film che ho visto al cinema è stato Jurassic Park e ha davvero cambiato la mia vita. Ricordo perfettamente che uscito dalla sala mi sono chiesto cosa fosse il cinema e chi era quel grande mago il cui nome ho visto nei titoli. Amo Steven perché lui capisce gli attori e sa risvegliare il bambino che è in noi. E poi, questa per lui è stata una prima volta. Ama i set imponenti, lavorare in un certo modo con la macchina da presa, usare la luce naturale, insomma qualcosa di completamente diverso da quello che ha fatto con Tintin. Lui adora gli attori e i personaggi e riesce a trovare un'idea giusta sul momento. La capigliatura di Tintin è importante quanto il cappello di Indiana Jones e in fondo in Tintin c'è lo stesso senso dell'avventura.

Qual è stata la scena più difficile da girare?
Tutte le scene sono difficili da girare se lavori al buio non hai niente che ti possa aiutare. Tra quelle più complicate ricordo la scena in cui io e Andy siamo in mare; siamo stati tutto il tempo all'interno di pneumatici per dare la sensazione del galleggiamento. Fortunatamente sono gli animatori che danno vita a tutto. Poi abbiamo anche rigirato alcune sequenze come quella dell'aereo che cade. Lo spazio in cui ci muovevamo era davvero limitato e la turbolenza l'abbiamo creata noi con il nostro corpo.

Le Avventure di Tintin: il Segreto dell'Unicorno, Tintin e il capitano Haddock in mare aperto in una scena del film
Prima parlavi di Andy Serkis, uno dei pionieri della Performance Capture, com'è stato interagire con lui.
Andy è in assoluto uno degli attori di maggiore talento con cui abbia lavorato e fortunatamente l'ho già fatto in tre occasioni. Vorrei farvi capire che Andy non è fenomenale solo nella Performance Capture, lui sa ballare, sa cantare, suona il sassofono molto bene, ha davvero mille talenti. A questo si aggiunge il fatto che lui conosca questa tecnica meglio di chiunque altro. Gollum rimarrà nell'immaginario collettivo e questo è possibile perché Andy dà alla tecnologia un elemento emotivo. Certo, mi piacerebbe vedere il suo vero volto più spesso sullo schermo.

Siete già al lavoro sul prossimo film di Tintin?
Dipenderà solo dal pubblico se ci sarà o meno un nuovo film di Tintin. A Peter Jackson piacerebbe dirigerlo, questo lo so per certo.

Jamie Bell approda a Roma 2011 per presentare Le avventure di Tintin: il segreto dell'unicorno
Torniamo al personaggio di Tintin, tu eri davvero un lettore appassionato delle strisce di Hergé?
Certamente, non lo disco solo per fare pubblicità al film. Sono cresciuto in un piccolo paese del Nord Est dell'Inghilterra, avevo degli orizzonti molto ristretti. Ballavo, ma a nessuno piaceva e leggere Tintin mi permetteva di viaggiare fuori dalla mia stanzetta. Ed è un personaggio così bello: è un idealista, nobile e coraggioso, volevo essere come lui! Ho letto tutte le 23 tavole che ha disegnato Hergé, ho abbandonato l'ultima solo perché era incompleta. La cosa che trovo straordinaria in Tintin è che non sappiamo assolutamente nulla di lui. Non sappiamo dove siano i suoi genitori, perché non abbia una ragazza e perché il suo unico amico sia un cane. Non abbiamo risposte a queste domande importanti e proprio grazie al mistero che lo avvolge possiamo immaginarci di volta in volta una sua realtà. Mi auguro davvero che con questo film siamo riusciti a dare ad un bimbo di oggi la possibilità di una fuga dalla realtà. E poi Tintin non è un supereroe. E' grande perché è sé stesso e questo è un messaggio straordinario.

E il tuo rapporto con i fumetti in generale com'è?
Non posso dire di essere un lettore appassionato, ma amavo molto i cartoni animati in genere come Babar l'elefante, Tom e Jerry e i Looney Toones.

Niente supereroi quindi...
Al contrario, non mi tirerei affatto indietro, ma al momento mi sono limitato a partecipare allo screen test per Spider-man. E comunque ero un fan di Batman, ma Tintin è meglio.

Qual è l'albo di Tintin che ti piacerebbe fosse trasformato in film?
Sicuramente Tintin nel Tibet e qualunque esperto direbbe la stessa cosa. Quando Hergé lo scrisse era in piena crisi d'identità, una crisi che lo ha trasformato profondamente e questo traspare anche dal fumetto, in cui vediamo la vulnerabilità di Tintin. E poi mi piacerebbe anche girare Tintin sulla Luna.

Noi ti abbiamo conosciuto nei panni di Billy Elliot, riesci ancora a trovare un po' di tempo per danzare?
Non come prima, purtroppo. Ma il ballo è sempre parte della mia vita e se c'è una superficie liscia e piatta state pur certi che resto fermo. Specialmente se non mi vede nessuno.

Roma 2011: Tintin sbarca nella Capitale con Jamie...
Privacy Policy