The Sacrament

2013, Horror

Recensione The Sacrament (2013)

Dopo una prima parte che incuriosisce ed instilla accenni di ansia, The Sacrament non riesce a concretizzare questi presupposti e creare la necessaria dose di tensione.

La ricerca della felicità

VICE Media, questo il pretesto che usa il produttore Eli Roth per portare su schermo un'altra storia girata con stile documentaristico da New Media. In The Sacrament, l'azienda che risponde a questo nome ci viene presentata con delle didascalie iniziali che ne spiegano scopi e coinvolgimento nella storia: si tratta infatti di una ditta specializzata in produzioni multimediali ad alto livello di immersività, che decide di inviare due suoi impiegati, un giornalista ed un cameraman, in un viaggio del tutto particolare. Quello di un amico alla ricerca della sorella sparita misteriosamente dopo la riabilitazione per superare problemi di droga. La ragazza, Caroline, è fuggita in una specie di comune chiamata Eden Parish, dove si offre di far portare il fratello per poterlo reincontrare.
I tre intraprendono un viaggio in una località imprecisata, condotti in elicottero ed accolti da uomini armati, in netto contrasto con la pace bucolica e mistica che aleggia all'interno della comunità, un villaggio autosufficiente abitato e portato avanti da centosettanta individui: superata la barriera dei guardiani esterni, tutti sembrano felici ed in pace, immersi in un mondo idilliaco.

The Sacrament: una concitata scena del film
Ma è veramente così? O c'è qualcosa oltre quell'apparente utopia ed il Padre che la controlla? L'intento di girare un documentario si trasforma presto in un dramma con i tre ospiti costretti a fuggire per salvare le proprie vite.
Con lo stile da New Media di VICE, fatto di camera a mano e sguardo in soggettiva, Ti West si ispira alla storia di Jonestown (lì i membri della comunità erano oltre 900, ma per problemi di budget ci si è limitati ad un numero più ristretto), al più grande suicidio di massa della storia, per tratteggiare gli ultimi momenti di una comunità.
Non si tratta di found footage, perché il materiale è sì narrato in soggettiva, rimontato successivamente per costruire le sequenze che compongono The Sacrament, ma il film rientra nella tendenza che ha trovato terreno fertile nell'horror contemporaneo contaminato dalle nuove tecnologie.

The Sacrament: Joe Swanberg in un'immagine dal set
L'idea del regista è di proporre sia un affresco socialmente rilevante di Eden Parish, che un film di genere e suscitare tensione: un'intenzione che risulta più riuscita nella prima parte del film, durante la quale il contatto tra i tre nuovi arrivi e gli abitanti della comunità riesce a raccontare le motivazioni di questi ultimi ed allo stesso tempo instillare accenni di ansia.
Presupposti che confluiscono in una seconda parte che non riesce a concretizzare quel disagio che viene evocato nella prima, che non dà sufficiente spazio ai personaggi e non sa coinvolgere lo spettatore nel dramma che si verifica e nella tensione che a questo conduce.

Recensione The Sacrament (2013)
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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