The Rooftops

2013, Drammatico

Recensione The Rooftops (2013)

Una chiara e raggelante rassegnazione sembra pervadere il film di Allouache: la fotografia solare e luminosa, i panorami suggestivi e mozzafiato, sono destinati inevitabilmente ad essere avvolti dall'oscurità, a mostrare la vera faccia di una società tormentata e sofferente.

Isole nell'oceano della rivoluzione

Sui tetti di un'Algeri che in realtà possiamo leggere come simbolo dell'intera cultura mediterranea, si intrecciano (ma solo nel montaggio) cinque storie: una famiglia sui cui incombe la minaccia di uno sfratto e composta da una coraggiosa nonna, una madre rassegnata e un nipote problematico; una cantante insieme alla sua band fa le prove per un prossimo concerto spiata da una vicina fin troppo interessata; un boss ed i suoi scagnozzi torturano un padre di famiglia e vengono interrotti da una documentarista e la sua piccolo troupe; un uomo anziano reduce di guerre e rivolte è tenuto incatenato dalla sua famiglia ed ha come unica compagnia la giovane e curiosa nipotina; un abusivo affitta il proprio minuscolo locale (un'ex lavenderia) per pratiche illegali e avanza assurde pretese nei confronti altri abitanti dell'edificio.

The Rooftops: una scena tratta dal film di Merzak Allouache
Cinque terrazze per cinque storici quartieri di Algeri: La Casbah, Bab el Oued, Belcourt, Notre-Dame d'Afrique e Telemy. Cinque storie corali che raccontano l'Algeria di oggi, solo apparentemente serena sotto un cielo limpido e tranquillo, quasi come fosse isolata dal tumulto del restante mondo arabo. Non è quindi un caso che queste cinque terrazze scelte dal regista Merzak Allouache per il suo nuovo film sembrino degli isolotti che quasi galleggiano nell'azzurro unito del cielo e del mare, isolate dal caos cittadino e completamente immerse nella bellezza di panorami mozzafiato. Ma così come i cinque differenti momenti di preghiera scandiscono il trascorrere della giornata, lo sviluppo delle cinque storie vede la pace e la tranquilla trasformarsi, con l'avvicinarsi della notte, in violenza e intolleranza, disperazione e morte.

The Rooftops: Amal Kateb in una scena tratta dal film di Merzak Allouache
Una chiara e raggelante rassegnazione sembra pervadere The Rooftops, ultimo film in concorso di questa 70. Mostra del Cinema di Venezia: la fotografia solare e luminosa, i panorami suggestivi e mozzafiato, sono destinati inevitabilmente ad essere avvolti dall'oscurità, a mostrare la vera faccia di una società tormentata e sofferente che però non sembra intenzionata a cambiare, ma piuttosto che cercare la giustizia e la verità preferisce occultare i suoi cadaveri, togliersi la vita, uccidere i propri familiari e vicini. E svuotando di significato anche quella apparente spiritualità che aleggia nella città attraverso la ripetuta preghiera.

Recensione The Rooftops (2013)
Luca Liguori
Redattore
3.0 3.0
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