Recensione Muscle Shoals - Dove nascono le leggende (2013)

Cosa si nasconde dietro ad alcuni capolavori della musica degli anni '60 e '70? Ce lo racconta Greg "Freddy" Camalier in un documentario che prova ad indagare sulla magia di un luogo mitico per i cultori della black music, Muscle Shoals, un paese dell'Alabama diventato il cuore pulsante del rock d'autore.

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Muscle Shoals - Dove nascono le leggende

2013 – Documentario
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Lo chiamano il fiume che canta, i nativi americani, una definizione bellissima che racchiude il senso profondo di un luogo, Muscle Shoals, una piccola località nel cuore dell'Alabama, cresciuta proprio sulle rive di questo gigante addormentato. Muscle Shoals è soprattutto il posto in cui sono stati costruiti alcuni degli studi di registrazione più importanti degli Stati Uniti, il Fame, voluto da Rick Hall, e il Muscle Shoals Sound, nato dal gruppo di musicisti che si è distaccato dal Fame per iniziare un'avventura autonoma.

A loro il debuttante Greg 'Freddy' Camalier ha dedicato l'interessante documentario, Muscle Shoals - Dove nascono le leggende, al cinema solamente il 10 luglio (potrette trovare le date successive su www.woovie.it). E' un lavoro che si avvale delle testimonianze di alcune delle più grandi stelle della musica, da Aretha Franklin a Mick Jagger, passando per Etta James, Alicia Keys e Percy Sledge, che sono planate in Alabama per creare i loro capolavori immortali. Pensate che sia stato possibile solo grazie alla scintilla creativa, all'ispirazione di un momento? In parte è così, ma dal lavoro di Camalier scopriamo che nessuna geniale intuizione sarebbe mai potuta diventare una hit senza il lavoro meticoloso di chi, come Rick Hall e i suoi musicisti, sapeva esattamente cosa fare per tradurre in canzone la fantasia dell'artista.

I was born by the river

Muscle Shoals - Dove nascono le leggende: Rick Hall, fondatore dei Fame Studios in una foto promozionale

C'è qualcosa di irrazionale nella magia di questo posto che ha dato la possibilità a tante star del firmamento musicale di trovare la propria musica, quel suono che viene dal fondo dello stomaco. Le origini di Muscle Shoals ci raccontano di un luogo leggendario che secondo gli indiani Yuchi era protetto dal canto di una donna nascosta nel fiume. Camalier riesce a restituirci questa connessione speciale tra artista e musica, infondendo la sua passione nel montaggio di un materiale di partenza molto ricco. Da un lato le immagini evocative della natura incontaminata dell'Alabama, la placida vita di paese degli abitanti, scandita da pochi gesti rituali, dall'altro le interviste con i protagonisti, le donne e gli uomini che hanno reso possibile il "miracolo". Si comincia ovviamente da Rick Hall, deus ex machina e fondatore degli studi Fame, là dove tutto è iniziato. E' una personalità complessa la sua, che emerge pian piano dalla confessione resa a Stephen Badger (produttore del documentario). Cresciuto come gli animali, in un ambiente selvaggio e incontaminato, Hall ha trasformato l'amore per la musica in una ragione di vita; è stato quel lavoro a permettergli di superare la morte del fratello e della moglie e l'abbandono da parte della madre.

Hall of Fame

Meticoloso, lungimirante e molto moderno nel suo approccio alla registrazione (Bono sostiene che solo l'aver posizionato un microfono sulla batteria, ha cambiato il modo di strutturare il suono di un pezzo) , Hall ha portato al successo con il suo entourage di musicisti, artisti del calibro di Wilson Pickett e Aretha Franklin. Pickett, giovane impiegato nell'ospedale locale, non aveva mai cantato in maniera professionale prima di allora e in poche sedute ha creato Land of thousand dances e Mustang Sally.

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Ai Fame Studios Aretha Franklin ha registrato uno dei suoi primi successi, I never loved a man the way I loved you, prima del salto definitivo e della consacrazione internazionale; curiosamente, è stata lei a rendere possibile la creazione del secondo grande studio di registrazione, il Muscle Shoals Sound.

La rottura e i Muscle Shoals Sound

Una lite tra Rick Hall e il patron della Atlantic Records, Jerry Wexler, dovuta ad un alterco tra un trombettista e il marito della Franklin, spinse il gruppo di musicisti di Hall ad accettare l'offerta di Wexler. Il tastierista Barry Beckett, il batterista Roger Hawkins, il bassista David Hood e il chitarrista Jimmy Johnson, bianchi ma incredibilmente black nel loro stile, si spostano così sulla Jackson Highway per tentare qualcosa a cui non avrebbero mai pensato, contribuendo alla riuscita degli album dei Rolling Stones, che con loro registrarono Wild Horses e Brown Sugar, Bob Seger, Rod Stewart, Paul Simon, i Lynyrd Skynyrd, che a loro, Gli Swampers come sono stati ribattezzati, dedicarono un verso di Sweet Home Alabama, Joe Cocker e i Traffic di Sometimes I Feel so Unispired.

They have a dream

Muscle Shoals - Dove nascono le leggende: il leader degli U2 Bono in una scena del documentario

Non è certamente un lavoro innovativo, quello di Camalier, ma è un convincente omaggio a quei pionieri che hanno lavorato nel mondo delle sette note con un metodo del tutto particolare, considerando la musica non solo come un business (le hit erano necessarie per il sostentamento degli studios), ma come l'espressione più profonda del proprio io, il grande amore della vita. In questo senso le dichiarazioni rese dai protagonisti hanno un che di enfatico e solenne, ma non risultano certo fastidiose o fasulle. Quando si tocca un argomento delicato come il razzismo, ad esempio, fa piacere pensare che in quei luoghi "fatati" non c'era alcuna ghettizzazione e che la musica riusciva a manifestare quell'umanità che nella vita reale era insultata e calpestata da un gruppo di politici retrogradi e razzisti. Tutto ciò grazie all'alchimia inspiegabile tra tecnici e cantanti, una mistura potente che lo stesso Hall ha provato timidamente a catturare...

Le imperfezioni contengono il fattore umano, che credo sia una cosa di cui oggi abbiamo bisogno. E' così che si realizzano la magia e i grandi dischi. Amen.

Conclusione

Musica e interpreti da urlo, gustosi retroscena sulla registrazione di alcuni dei classici del blues rock anni '60 e '70, e un pugno di protagonisti che si vorrebbe conoscere tutti solo per il gusto di stringere la mano a chi ha reso possibile la pubblicazione di certe canzoni, rendendole immortali. Camalier gioca facile, ma lo fa col cuore e ci affascina ripercorrendo i luoghi di una memoria condivisa.

Francesca Fiorentino
Redattore
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