Recensione I nostri ragazzi (2014)

Per il suo quinto lungometraggio Ivano De Matteo torna ancora una volta sul tema della famiglia come prototipo della società odierna raccontandoci una storia agghiacciante e provocatoria che indaga sull'essere genitori, sull'etica, sulla giustizia e sull'onestà. Un film con pregi e difetti e con un grande Alessandro Gassmann.

Recensione I nostri ragazzi (2014)
I nostri ragazzi

2013 – Drammatico
2.9 2.9

Roma, ai giorni nostri. Massimo e Paolo sono due fratelli che hanno passato la vita a sopportarsi, a criticarsi e ad accusarsi reciprocamente, ma che hanno sempre provato a capire il punto di vista dell'altro. Massimo sorride poco nella vita ed è sempre pronto a rassicurare gli altri. E' un bell'uomo, un avvocato di grande fama che si è risposato dopo la morte della sua prima moglie ed è padre di due figlie, una di sedici anni, Benny, e una molto piccola avuta da Sofia, la sua seconda moglie. Paolo è un uomo di grande carisma ma non è di certo un adone. Ama ironizzare su tutto e specialmente su se stesso. Di professione fa il chirurgo pediatrico e vive in un appartamento in centro con la moglie Clara, che lavora come guida in un museo archeologico, e con il figlio Michele, un ragazzo introverso che non ha molti amici e che ultimamente a scuola dimostra poco impegno e un atteggiamento scostante.

L'unica amica di Michele è la cugina Benny, che se lo trascina ovunque quasi per compassione, come un comodo lasciapassare per la libera uscita serale. E' proprio in una di queste folli serate che, in preda ai fumi dell'alcol, i due ragazzi si rendono protagonisti di un agghiacciante fatto di cronaca che finisce su tutti i giornali e addirittura in tv. Decisi a non cedere il passo al senso di colpa e a prendere la giusta decisione, Massimo e Paolo dovranno affrontare la difficile situazione e fare i conti con loro stessi, con il loro ruolo di genitori e con tutta una serie di questioni etiche che quel gesto violento e sconsiderato compiuto dai loro figli va a sollevare nel loro animo.

Il male dentro

I nostri ragazzi: Luigi Lo Cascio e Giovanna Mezzogiorno in una scena del film

Ispirato al romanzo La cena di Herman Koch, I nostri ragazzi trascina letteralmente nel baratro lo spettatore tirando fuori una potenza inimmaginabile e portando sullo schermo l'atrocità di fondo delle giovani generazioni, ragazzi e ragazze che dietro ai loro "boh" e "non lo so" nascondono una rabbia che può scoppiare all'improvviso, adolescenti insospettabili per i quali una serie tv in cui i protagonisti si ammazzano continuamente di botte è "un po' così, però è tranquilla". Grande sintonia tra gli attori, tutti molto bravi nell'incarnare personaggi forti che nascondono una grandissima fragilità in fondo al cuore.

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La strategia della tensione

I nostri ragazzi: Barbora Bobulova insieme ad Alessandro Gassman in una scena del film

Un plauso particolare va ai due giovani attori e ad Alessandro Gassmann, il cui registro recitativo gioca in sottrazione per un personaggio che alla distanza si dimostra senza dubbio il più incisivo. Due ruoli difficili da 'cattivi' per Jacopo Olmo Antinori, già apprezzato nel bellissimo Io e te di Bernardo Bertolucci, e per Rosabell Laurenti Sellers che torna a lavorare con il regista con questo personaggio crudele e insensibile dopo la graziosa interpretazione ne Gli equilibristi. Il pregio maggiore del film sta nel saper costruire la tensione senza minimamente giocare sul dubbio di colpevolezza ma concentrando tutta l'attenzione sui protagonisti, sulle loro reazioni alla verità, sui loro mutevoli punti di vista, sullo sfaldamento delle loro convinzioni, in un continuo rovesciamento di ruoli che spiazza e non permette alla storia, a metà tra il dramma e il thriller, di prendere pieghe consuete.

Ma I nostri ragazzi è soprattutto una riflessione sull'immagine spesso distorta che ognuno di noi costruisce di sé giorno per giorno, su quello che siamo disposti a fare pur di proteggere la nostra felicità e quella dei nostri cari. La scena finale è di quelle da dimenticare, ma il succo del discorso fortunatamente non cambia.

Conclusione

Convince il film di Ivano De Matteo, seppur con qualche artificiosità di troppo nella messa in scena e qualche forzatura nella sceneggiatura, riuscendo a regalare momenti di grande intensità. Un'opera imperfetta che non fa che confermare i pregi e i difetti di un autore che già nei suoi lavori precedenti, La bella gente e Gli equilibristi, aveva dimostrato una particolare bravura nel restituire sullo schermo dinamiche psicologiche e meccanismi relazionali che si instaurano all'interno di un microcosmo familiare le cui fondamenta vengono minate da eventi traumatici.

Luciana Morelli
Redattore
3.5 3.5
Venezia 2014
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