Hercules: La leggenda ha inizio

2014, Azione

Recensione Hercules: La leggenda ha inizio (2014)

Dubitiamo che il pubblico possa essere ancora interessato alle vicende di un semidio che deve fare i conti con la sua doppia natura e che deve rielaborare il rapporto con un padre 'particolare' ed una madre manovratrice quanto basta.

Siamo nell'antica Grecia. Il regno di Tirinto è stremato dalla presenza di un despota chiamato Anfitrione, un uomo violento e bellicoso che non mostra rispetto per nessuno. Soffocata da un matrimonio senza amore, la regina Alcmena si rivolge alla dea Hera per ottenere salvezza. La divinità risponde alle preghiere della donna, assicurandole che presto sarebbe diventata madre del futuro liberatore, darà alla luce, cioè, il figlio di Zeus. La profezia si avvera e Alcmena è costretta a difendere la creatura, Hercules, ribattezzato Alcide, dalle perfide attenzioni del marito, propenso a difendere solo il legittimo erede, Ificle.

I due fratelli crescono tra mille difficoltà, divisi dall'indole e dalla moralità. Ebe, la bellissima principessa di Creta, si innamora di Alcide/Hercules, ma viene promessa dal perfide Anfitrione a Ificle. Allontanato dal regno con una scusa, Hercules vede parte dell'esercito, guidato dal prode Sotero, soccombere sotto i colpi dei militari egiziani. E' solo l'inizio di una lunga prigionia che lo porterà prima a combattere come gladiatore e poi di nuovo a casa per completare il disegno del re dell'Olimpo.

Dalla Finlandia con furore

Hercules: La leggenda ha inizio, Kellan Lutz scaglia una lancia

A leggere il curriculum professionale di Renny Harlin (all'anagrafe Lauri Mauritz Harjola) si resta stupiti per l'assoluta omogeneità dei film da lui diretti; pur spaziando dall'horror (Nightmare 4 - Il non risveglio, L'esorcista: la genesi), all'action puro (58 minuti per morire), passando per il filone avventuroso con star (Cliffhanger - L'ultima sfida) , il regista finlandese si è ritagliato uno spazio ben preciso all'interno di un cinema di genere che rifiuta con forza una certa autorialità in favore di opere dall'immediata fruizione, essenziali nel loro sviluppo narrativo e molto curate nell'aspetto visivo. Harlin, insomma, è quello che si definirebbe come lo specialista di un cinema a volte 'fracassone', altre decisamente disimpegnato, un autore-anti autoriale che si mette al servizio del film lasciando una flebile traccia del suo passaggio.

Stadio Olimpo

Da questo punto di vista non poteva esserci scelta migliore per dirigere un'opera assolutamente prevedibile nei suoi snodi drammatici, ma spettacolare abbastanza nella storia da permettere una rielaborazione magniloquente del materiale narrativo come Hercules: la leggenda ha inizio. Il punto è proprio questo: ci serve ancora un prodotto del genere, un film che ci allontani così tanto dalla realtà e che ci proietti in un mondo così posticcio? Dubitiamo che il pubblico possa essere ancora interessato alle vicende di un semi dio che deve fare i conti con la sua doppia natura e che deve rielaborare il rapporto con un padre 'particolare' ed una madre manovratrice quanto basta; siamo invece convinti che, pur di fronte alla godibile ricostruzione di un'epoca mitica, gli spettatori sappiano destreggiarsi con acume e magari siano desiderosi di qualcosa di diverso. Non parliamo di profondità, certi spettacoli sono fatti anche per non pensare eccessivamente, ma di cura e attenzione ai dettagli.

Cantami, senza divo

Hercules: La leggenda ha inizio, Gaia Weiss nei panni di Ebe si nasconde dietro il suo Hercules in una scena

Chiariamolo subito, il film non ha alcuna intenzione di andare al di là delle premesse di un semplice intrattenimento e per qualche minuto ci riesce anche; un minimo di partecipazione alla storia dell'eroe che si riscatta, riprendendosi il dovuto, la sentiamo. Eppure è la stessa confezione a mostrare delle pecche evidenti. Il continuo ricorso al ralenti che enfatizza anche il più piccolo spostamento durante le scene di lotta, non fa che amplificare il senso di ridicolo. Gli effetti speciali digitali non sono mai credibili (il temibile leone nemeo che combatte contro Hercules ha le stesse fattezze di un mega peluche), i movimenti di macchina sono piuttosto prevedibili e in certi casi, quando indugia sul primo piano del legnoso protagonista Kellan Lutz, perfino impietosi. Noto al grande pubblico per aver vestito i panni di Emmett Cullen nella serie di Twilight, l'attore e modello californiano non sembra a suo agio nei panni succinti dell'eroico figlio di Zeus; meglio Liam McIntyre (il nuovo Spartacus) nei panni di Sotero.

Strafalcioni mitici

Basterebbe questo a spingerci a considerare Hercules, la leggenda ha inizio come uno degli scult più 'riusciti' della stagione. Possiamo andare oltre, però, soffermandoci su una sceneggiatura che pur non eccessivamente squilibrata riserva dei colpi di scena romantici (e non) quanto mai fuori luogo, mettendo nelle condizioni i singoli interpreti di recitare con un'espressione (anche nel senso di unica espressione) costantemente sopra le righe. Che dire poi dei piccoli e grandi anacronismi della storia, visto che gli sceneggiatori Sean Hood e Daniel Giat fanno posizionare Hercules e i suoi soldati con la formazione a testuggine, inventata però dai romani secoli dopo. Sviste, direte. Sono quelle sviste però che sommate l'una all'altra appiattiscono inesorabilmente il film.

Hercules: La leggenda ha inizio, Gaia Weiss con il suo Ercole in una scena d'amore del film

Opera che in più di un'occasione strizza l'occhiolino al celebrato Il gladiatore di Ridley Scott (la lotta nel circo, ad esempio, con la conseguente evoluzione di Hercules che conquista sempre più spazio e considerazione), proponendo tra i suoi temi forti il sacrificio del padre-dio che manda suo figlio sulla Terra per salvare l'umanità.

Recensione Hercules: La leggenda ha inizio (2014)
Francesca Fiorentino
Redattore
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