Fuocoammare: Gianfranco Rosi e Lampedusa, tra tragedia e umanità

Unico film italiano presente alla 66° edizione del Festival di Berlino, il nuovo potente lavoro di Gianfranco Rosi propone uno sguardo inedito su Lampedusa e il dramma dei migranti.

Fuocoammare: Gianfranco Rosi e Lampedusa, tra...
Fuocoammare

2016 – Documentario
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A due anni e mezzo dal grande successo del Festival di Venezia, dove nel settembre del 2013 ottenne il Leone d'oro per Sacro GRA, Gianfranco Rosi non delude le aspettative e si conferma di gran lunga uno dei documentaristi più interessanti del panorama internazionale. Dopo aver messo in scena con sorprendente umanità le vite di alcuni individui ai margini del Grande Raccordo Anulare di Roma, questa volta il cineasta cinquantaduenne si concentra su Lampedusa, l'isola italiana che per la posizione strategica occupata nel Mar Mediterraneo è da anni divenuta punto di approdo per migliaia di migranti che tentano disperatamente di raggiungere il Vecchio Continente dall'Africa.

Berlino 2016: Samuele Puccillo, il regista Gianfranco Rosi, Pietro Bartolo durante il photocall di Fuocoammare

La vita a Lampedusa e il dramma dei migranti

Nell'affrontare il tema di una delle più grandi tragedie umanitarie in atto nel nostro pianeta, Rosi spiazza nella misura in cui decide di mostrare anzitutto la quotidianità dei lampedusani, ancor prima che quella dei migranti. L'opera infatti si concentra in primis sul punto di vista di due persone: un bambino di Lampedusa le cui giornate trascorrono tra giochi all'aperto, scuola e rapporti con le figure familiari, e un medico del posto intento a salvare gli uomini e le donne che tra grandissime difficoltà riescono a raggiungere l'isola. Sullo sfondo, si muovono altri personaggi minori come un sommozzatore alla ricerca di ricci e una donna anziana abituata ad ascoltare la radio mentre si trova a casa.

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Una efficace commistione di registri

Fuocoammare: un'immagine del documentario di Francesco Rosi

In questo modo, oltre a una riflessione sul dramma dei migranti che ogni giorno muoiono nella speranza di una vita migliore, Fuocoammare propone un inedito spaccato della quotidianità degli abitanti dell'isola siciliana. Come al solito, Rosi si dimostra particolarmente abile nel mettere in risalto la profonda umanità insita nei personaggi che decide di raccontare, alternando con grande sapienza drammaturgica momenti tragici (le scene dedicate ai migranti e ai racconti del dottore davanti allo schermo del computer) e altri più esplicitamente divertenti e ironici (i passaggi in cui il bambino gioca o si fa visitare dal dottore, la scena in cui quest'ultimo cerca di capire il sesso dei due figli di una paziente incinta).

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Simboli e quotidianità

Fuocoammare: Francesco Rosi al lavoro sul set

In un tale contesto, alcuni frammenti quotidiani che apparentemente potrebbero sembrare poco significativi acquistano un valore simbolico ed evocativo in grado di donare al film un maggiore respiro, rendendolo ancor più affascinante. Si pensi ad esempio all'occhio pigro diagnosticato dal dottore al giovane protagonista, metafora di un'umanità incapace di mettere a fuoco le proporzioni della tragedia lampedusana e di agire di conseguenza; oppure alle immagini subacquee che ritraggono il sommozzatore precedentemente citato, figura a tutti gli effetti secondaria ma che permette al regista di suggerire una sensazione di sospensione e incertezza tra le acque che porta alla mente gli innumerevoli recuperi in mare dei corpi dei migranti. Senz'altro il più intenso e stimolante tra i lavori fino a questo momento presentati al Festival di Berlino, Fuocoammare si rivela dunque un'opera complessa e ricca di sfumature, caratterizzata da una notevole forza espressiva ma che, alla resa dei conti, colpisce soprattutto per come riesce ad essere al contempo drammatica e piena di vita, fornendo un punto di vista originale e mai banale su quanto accade oggi a Lampedusa.

Luca Ottocento
Redattore
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Berlino 2016
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