February: il debutto alla regia di Oz Perkins con un horror d'atmosfera tutto al femminile

Primo titolo della sezione After Hours ad aprire la 33ª edizione del Torino Film Festival, February, debutto alla regia dell'attore/figlio d'arte Oz Perkins è un horror d'atmosfera tutto declinato al femminile.

February: il debutto alla regia di Oz Perkins con...
The Blackcoat's Daughter

2015 – Horror
3.0 3.0

Kat (Kiernan Shipka) è una matricola tutta colletti inamidati e capelli raccolti con un costante bisogno di accettazione. Una ragazza silenziosa e timida che, proprio in quei silenzi premonitori, si perde con lo sguardo nel vuoto e l'accenno di un sorriso sulle labbra. Rose (Lucy Boynton), invece, è il suo opposto. Unghie laccate di nero, rossetto scuro, sigarette fumate di nascosto e una presunta quanto indesiderata gravidanza a rovinarle i piani per le vacanze invernali. Entrambe sono iscritte ad un Istituto cattolico femminile, il Bramford Collage, e l'unica cosa che sembrano avere in comune è il fatto di essere le sole due studentesse a non tornare a casa per la pausa di metà semestre. Rose ha inventato una scusa per non fare i bagagli mentre i genitori di Kat sembrerebbero essersi dimenticati di andarla a prendere, distruggendo ogni fantasia della figlia, tanto eccitata dall'idea di rivederli da segnare sul calendario la data dell'incontro con una grafia fanciullesca.

February: un momento del film

Sole, tutt'altro che amiche, le ragazze si ritrovano a vivere una convivenza forzata all'interno di un campus deserto, alla solo presenza delle due suore addette all'infermeria che vedono esclusivamente durante i pasti preceduti dall'immancabile preghiera. Quella che doveva essere una settimana contraddistinta principalmente da noia, si trasforma lentamente in un incubo fatto di terrore e sangue al quale il regista affianca la storia di Joan (Emma Roberts), giovane donna dal passato oscuro del cui vissuto conosciamo solo un frammento persecutorio, forse fuggita da un reparto psichiatrico, il cui ruolo nella narrazione ci verrà svelato solo nel finale. Un puzzle dell'orrore fatto di citazioni cinematografiche ed un forte gusto estetico.

Un horror al femminile

February: un'inquadratura del film horror

February, scritto e diretto dall'attore Oz Perkins, figlio di Anthony Perkins, il celebre Norman Bates di Psycho, e della fotografa Berry Berenson, nonché fratello del musicista Elvis Perkins, qui al suo debutto cinematografico, è un horror d'atmosfera interamente declinato al femminile. Il regista, infatti, divide la narrazione in tre capitoli dedicati rispettivamente ad ognuna delle tre protagoniste. Un cast di giovani talenti che vanno dalla Dally Draper di Mad Men, Kiernan Shipka, nel ruolo di Kat alla scream queen Emma Roberts in quello di Joan, ragazza in apparente difficoltà aiutata da una coppia in pellegrinaggio sulla tomba della figlia adolescente morta nove anni prima, passando per la Lucy Boynton di Miss Potter nelle vesti di Rose. Tre figure femminile ben distinte già in fase di scrittura, rese ancora più incisive dalle interpretazioni delle attrici, totalmente credibili nei panni dei loro personaggi e capaci di dimostrare la loro versatilità attoriale, a proprio agio sia in prodotti più "commerciali" sia in film di genere. Presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, il film, spazia nell'universo femminile fatto di uscite furtive dal college per incontrare un ragazzo, confidenze tra amiche o rivalità inserendo lentamente, ma fin dalla prima inquadratura, l'elemento orrorifico che, come in un crescendo musicale, esplode nella parte finale, centellinando, nella prima sezione della pellicola, le informazioni per lo spettatore che deve ricollegare tutti i dati a sua disposizione per arrivare alla verità un attimo prima che venga svelata.

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February: una scena tratta dal film

Perkins, anche sceneggiatore di The Girl in the Photographs, ultimo film ad essere prodotto da Wes Craven e altro titolo presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival, gioca con le citazioni cinematografiche, unendo le atmosfere di Shining con le visioni distorte del reale di Donnie Darko passando per un classico come L'esorcista, costruendo però un suo stile personale. Per farlo si affida alla fotografia di Julie Kirkwood, tutta virata al blue e al grigio delle ambientazioni invernali e sinistre, alle musiche atonali del fratello Elvis, compositore della colonna sonora, ai lenti movimenti di macchina che aggiungono un senso di attesa colma di aspettative e ad un montaggio ambiguo.

Un montaggio non lineare

February: un'inquietante immagine tratta dal film

Proprio il montaggio di Brian Ufberg è uno degli elementi più significativi della pellicola, in continuo equilibrio tra passato e presente, tra angolazioni inedite e schegge di flashback che servono allo spettatore per ricostruire la storia incrociata di Kat, Rose e Joan. February, infatti, se può dare l'impressione di muoversi in un terreno narrativo tortuoso, in realtà, offre a chi guarda tutti gli elementi necessari per decostruire la storia, inserendo indizi che, nell'andamento distorto del plot possono non essere immediatamente captati ma, una volta collegati risalteranno agli occhi di quello stesso spettatore fino a poco prima disorientato.

February è un esordio riuscito nel quale Oz Perkins racconta della solitudine e della paura di essere abbandonati, con accenni forse autobiografici, travestendo da horror una materia esistenziale, utilizzando al meglio gli strumenti a sua disposizione.

Manuela Santacatterina
Redattore
3.0 3.0
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