Splice

2009, Fantascienza

Recensione Splice (2009)

Splice conferma la capacità di Natali di realizzare film che possano far discutere, offrendo più di uno spunto capace di sostenere il plot e soprattutto di persistere nella mente dello spettatore anche al termine della visione.

Progresso (dis)umano

Clive Nicoli ed Elsa Kast sono una coppia di ingegneri genetici impegnata a creare creature viventi con DNA basato sulla fusione di più esseri viventi, con lo scopo di produrre proteine da usare nella cura di malattie. Il loro successo, il primo riuscito passo nel loro percorso di ricerca, è la coppia di esseri informi a cui vengono dati i nomi di Fred e Ginger. Di lì in avanti, le idee dei due scienziati e della N.E.R.D., la casa farmaceutica che li finanzia, divergono: la N.E.R.D. ha bisogno di risultati immediati da sottoporre agli investitori e pretende che si vada avanti sulla stessa strada che ha portato alla creazione di Fred e Ginger, usando le due creature come base per gli studi successivi; Clive ed Elsa vorrebbero passare a quello che loro considerano il livello successivo dei loro studi, introducendo nel programma geni umani.
E' così che viene creata, nel più totale segreto ed infrangendo un gran numero di regole etiche, Dren, creatura complessa quanto precoce che i due sono costretti a crescere in un granaio per evitare di attirare l'attenzione dei colleghi, tra contrasti dovuti al diverso approccio scientifico ed al diverso background dei due: da una parte la praticità ed istintività di Clive, dall'altra l'attitudine materna di Elsa, compromessa dai traumi riconducibili al suo passato.

Adrien Brody e Delphine Chanéac nel film Splice
L'uscita estiva di Splice nelle sale italiane potrebbe indurre lo spettatore più distratto a perpecire il film come l'ennesimo horror facile e senza pretese che la distribuzione nostrana tende a destinare a questo periodo dell'anno, ma basta gettare uno sguardo alla filmografia del regista di origini italiane Vincenzo Natali per notare come già in passato (pensiamo a Cube - Il cubo, il suo film d'esordio, nonchè più conosciuto) abbia messo in piedi pellicole in grado di far riflettere e discutere. Splice conferma questa capacità di Natali, offrendo più di uno spunto capace di sostenere il plot e soprattutto di persistere nella mente dello spettatore anche al termine della visione.
E' ovviamente esplicito il riferimento ad un classico come Frankenstein, sin dai nomi dei due scienziati (Clive ed Elsa, che ammiccano a Colin Clive ed Elsa Lanchester, interpreti del dottore e della moglie in La moglie di Frankenstein), ma il tema è condito da un gusto cronbergeriano e da chiavi di lettura secondarie che aggiungono nuovo spessore alla storia: l'essere genitori senza essere pronti, gli interessi politici ed economici del mondo contemporaneo, arricchiscono l'idea sempre valida degli scienziati che giocano a fare Dio e della capacità dell'essere umano di essere il vero mostro.

Sarah Polley e Delphine Chanéac in una sequenza del film Splice
Le sequenze più riuscite di Splice sono infatti quelle che mostrano l'umanità di Dren, in netto contrasto con la semplicità con cui i suoi genitori sono capaci di perderla. Due aspetti che spiccano nel rapporto tra la creatura ed il gattino, ma soprattutto nel modo superficiale e spietato col quale tale rapporto viene gestito da Elsa, o nelle due sequenze che più sanno emozionare e colpire allo stomaco: la lezione di ballo che Clive dà alla creatura ed il drammatico intervento con cui Elsa decide, con rapida e spietata determinazione, di privarla del suo pungiglione. Sono i momenti più intensi del film, che bilanciano un finale che si dimostra più prevedibile e convenzionale, lasciando spazio ad un eventuale seguito.
Accanto ai due protagonisti Adrien Brody e Sarah Polley, che danno vita alla coppia di scienziati che porta avanti l'esperimento, spicca la prova dell'attrice Delphine Chanéac, che con un'interpretazione essenzialmente muta e basata su un buon lavoro di mimica, riesce a comunicare le sensazioni forti e contrastanti provate dal suo personaggio: se il look affascinante di Dren è creato dal buon lavoro degli artisti del trucco e dagli addetti agli effetti speciali, è infatti la giovane attrice francese a dare alla creatura l'ingrediente indispensabile per renderla completa ed in linea con l'idea che Natali voleva portare sul grande schermo: l'umanità.

Recensione Splice (2009)
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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