Ouija - L'origine del male: un orrore competente il giusto

Ancora possessioni, ancora un prequel fatto su misura per adererire agli standard horror contemporanei. Ma guardando più dalle parti del mystery movie.

Francesco Bruni

Sulla scia di un anno pregno del grande cinema horror mainstream (tra le vette The Conjuring - Il caso Enfield), di fenomeni indie già culto (come l'epocale It Follows) o di ritorni alle paure archetipe del maligno (il pittorico The Witch), non poteva certo mancare chi invece puntasse sull'usato sicuro. Perché se c'è un merito che va riconosciuto ad Ouija, titolo del 2014 partito con un irrisorio budget di 5 milioni di dollari, è l'aver incassato talmente tanto da spingere la Blumhouse Production a mettere in cantiere un secondo capitolo. Evocando un 'infarinato' prequel che esiga la sua giusta dose di jump scares, confortante negli arredamenti e nei deliziosi abiti anni '60 per giungere alla scoperta di dove sia nato il Male.

Ouija - L'origine del male: Lulu Wilson, Elizabeth Reaser e Henry Thomas in una scena del film

Rimpiazzato Stiles White con l'interessante Mike Flanagan (regista di Oculus e del meno riuscito Somnia uscito qualche mese fa), Ouija - L'origine del male torna allo spavento griffato vintage, che mira a un guadagno 'facile' ma capace di fondere i diversi elementi in gioco. Da L'esorcista ad Amityville Horror, ogni elemento classico del genere trasmette in maniera inequivocabile le opere di cui è debitore. Nel quale, a fasi alterne, subentra però una maestria di sottrazione; dove al poco spazio per lo spettacolo si preferisce la sponda del mystery movie. Che, lungo andare, rilasci picchi dal potenziale horror orchestrale (il soprannaturale non è quasi 'contemplato'), decisamente più oculati e superiori rispetto al primo film.

Ouija - L'origine del male: un primo piano di Annalise Basso

Los Angeles 1967. Alice Zander (Elizabeth Reaser), madre single da poco rimasta vedova, si guadagna da vivere con la complicità delle figlie Lina (Annalise Basso) e Doris (Lulu Wilson), fingendo di essere una sensitiva in grado di evocare i defunti.Questo fintanto che Alice trova in un negozio una tavoletta Ouija e decide di utilizzarla come strumento di lavoro. Così l'efficacia delle sedute aumenta, tanto che a farne uso è pure la piccola Doris, la quale si convince di essere entrata in contatto con lo spirito del padre. Si tratta, invece, di un altra misteriosa entità che vive nascosta nella casa: una forza malefica pronta a minacciare tutti quelli che troverà sulla sua strada.

Perbenismo e ricette consumate

Ouija - L'origine del male: Lulu Wilson in una scena del film

Tempo di Halloween, tempi in cui l'innocente ambiguità infantile ("I bambini ci guardano", diremmo con Vittorio De Sica) trova il castigo di una morale puritana. Come a inserirsi tra le pieghe sociali e umane di un mondo ancorato al perbenismo formale, che stava però in fretta cambiando pelle (erano gli anni votati al viaggio sulla Luna), sono tutti 'peccatori' in Ouija - L'origine del male: lo è Annalise Basso alle sue prime cotte adolescenziali, lo è ancor di più la tensione sessuale fra la madre delle ragazze e il sacerdote (l'Henry Thomasdi E.T. L'Extraterrestre) che prima di indossare la tonaca era stato sposato. Un lavoro attento sulla contestualizzazione quello dello sceneggiatore Jeff Howard, che non si limita a disperdere in nostalgie o frivolezze varie.

Per il resto, man mano all'insorgere degli episodi inquietanti, Flanagan ripropone il classico concept della bambina posseduta da un'entità demoniaca: la spaventosa casa degli orrori, un lutto famigliare da superare, le smorfie facciali di una spiritata e bravissima Lulu Wilson (apparsa anche nell'horror Liberaci dal male), con perfino l'inserimento della perversione nazista che non guasta mai. Se allora l'immancabile cantina o le stesse buone interpretazioni sono in grado di offrire la giusta dose d'atmosfera tensiva, dall'altra, una formula consumata (peccato mortale!) ne compromette il risultato stilistico; relegando il proliferare degli spaventi nel risaputo territorio del già visto.

Ouija - L'origine del male: un'inquietante scena tratta dal film

Guardare al passato

Ouija - L'origine del male: Annalise Basso ed Elizabeth Reaser in un momento del film

Dunque, ben lontano dalle sperimentazioni più originali come le recenti saghe franchise di scuola James Wan (Insidious, L'Evocazione - The Conjuring), questo prequel low-budget parla la lingua del mistero per buona pace di pubblico e detrattori. Senza strafare in termini di entertainment, ma limitandosi a pochi colpi di scena davvero degni di nota. Su binari solidi, battuti dai molti riferimenti cinematografici, Ouija - L'origine del male scruta indietro nei decenni per sopperire ai suoi problemi di fantasia e creatività. A volte riuscendoci, in altre vivacizzando fra alti e bassi un materiale filmico che raggiunge appena gli obiettivi minimi prestabiliti. Per un piatto horror non impresso in chissà quali virtuosismi, che si digerisce per 'gioco' e dietro un panorama contemporaneo spesso tradizionale quanto desolante.

Ouija - L'origine del male: un orrore competente...
Francesco Bruni
Redattore
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