My Life as a Courgette: piccola animazione per grandi emozioni

Un piccolo film in stop-motion cala un velo di malinconia sull'edizione 2016 della Quinzaine des realizateurs di Cannes, lasciando gli spettatori sorridenti e commossi.

My Life as a Courgette: piccola animazione per...
La mia vita da zucchina

2016 – Animazione
4.0 4.0

Quello dell'animazione è un mondo difficile, che richiede passione, dedizione, sacrificio e tanta, tanta pazienza. Un mondo a volte ingrato, che a dispetto del tanto impegno svolto può ripagare con poca visibilità e scarso riconoscimento, soprattutto se questa immensa mole di lavoro non è svolta per grandi studios come Disney Animation e Pixar o, almeno, la Laika che si sta ritagliando il suo spazio nel settore. Se non si ha questa fortuna, l'unica sfogo per veder riconosciuti gli sforzi, di veder apprezzato il proprio lavoro, è nell'ambito dei festival specializzati o, meglio ancora, nelle grandi manifestazioni internazionali.

Ma vie de courgette: un'immagine del film d'animazione

Per questo è importante per una produzione piccola come My Life as a Courgette, in stop motion e con una lunga lavorazione alle spalle, trovare spazio nell'ambito della Quinzaine des realizateurs dell'edizione 2016 del Festival di Cannes, dando la possibilità ad un pubblico più ampio e meno settoriale di apprezzare la delicata e toccante storia del suo protagonista e i suoi giovani amici, di applaudire, come hanno fatto, per vari minuti sancendo il successo di un film che dopo questo passaggio a Cannes e l'attenzione ricevuta da pubblico e stampa internazionale potrà trovare più facilmente una distribuzione nei principali mercati cinematografici.

Storia di una "Zucchina"

Ma vie de courgette: una scena del film d'animazione

Icare è un bambino timido di 9 anni che preferisce rispondere al nome di Courgette (zucchina) come era abituato ad essere chiamato dalla madre, una donna tendente all'alcolismo che passava le giornate davanti alla TV bevendo birra in lattina e morta accidentalmente, proprio per colpa del bambino. Rimasto solo, Courgette viene accolto in un piccolo orfanotrofio con una sola lattina di birra vuota come legame con la sua vita passata, e là stringe amicizia con gli altri bambini che vivono nella struttura, dal piccolo leader del gruppo Simon al riservato Ahmed, fino all'arrivo di Camille che cambia gli equilibri tra il ragazzi. Tra gite in montagna sulla neve e esperienze che contribuiscono a formare i caratteri e rinsaldare amicizie, le giornate dei bambini trascorrono con il sogno di trovare una casa e una nuova famiglia.

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Lo specchio dell'anima

Ma vie de courgette: una scena del film animato

Quello che in prima battuta colpisce di My Life as a Courgette è lo stile visivo eccentrico con cui sono realizzati i modelli dei personaggi, essenziale ma capace di caratterizzare ogni bambino con pochi tratti distintivi evidenti, mentre lo sfondo si mantiene minimale e tendente talvolta all'astratto, senza particolare attenzione ai particolari, badando piuttosto ad evocare le atmosfere della storia. Un dettaglio hanno, però, in comune tutti i personaggi: grandi teste tonde con occhi altrettanto enormi. Perché gli occhi sono lo specchio dell'anima e nel caso specifico rappresentano il mezzo principale mediante il quale i personaggi del film esprimono le proprie intense e spontanee emozioni. Se l'abilità nell'animare figure tanto semplici riesce a comunicare le reazioni di ogni bambino alle difficoltà della loro vita, il loro variabile stato d'animo è rappresentato, anche narrativamente, con una tabella meteo degli ospiti dell'orfanotrofio che, in modo basilare ma efficace, va dal sereno al temporale.

Lo sguardo da bambino

Ma vie de courgette: un momento del film animato

È solo un esempio del modo delicato, creativo e sognante con cui lo script di Céline Sciamma adatta il romanzo di Gilles Paris dal quale Courgette è tratto: l'autrice ci racconta la storia del piccolo Icare e dei suoi nuovi amici adottando il loro punto di vista ingenuo e curioso dei fatti della vita. Pone domande, dà infantili risposte. Sogna con tocco deliziosamente poetico. Un approccio narrativo che lo stile, al quale abbiamo già accennato, ma soprattutto la messa in scena delicata di Claude Barras riescono a sottolineare con delicatezza e grazia, con menzione speciale per un paio di trovate e sequenze che non possono non far lasciare un sorriso sul volto dello spettatore, coinvolto e colpito. , Come nel modo, per fare un ulteriore esempio, in cui il piccolo protagonista rappresenta il padre nei suoi disegni: come un supereroe che insegue i polli, perché la madre gli ha raccontato della sua attitudine ad andare dietro le "pollastrelle" (chicks nei sottotitoli inglesi).

Quale pubblico per Courgette?

Ma vie de courgette: un'immagine del film animato

Se dobbiamo trovare un difetto a My Lige as a Courgette non è nel film in sé quanto piuttosto nel suo potenziale pubblico: per la semplicità della sua struttura narrativa, infatti, il film di Barras sarebbe perfetto per essere fruito ed apprezzato dagli spettatori più giovani, ma la maturità di alcuni momenti e temi, a cominciare dalle modalità della morte della madre, lo rendono un film d'animazione più adatto ad essere capito ed apprezzato da un pubblico adulto. Una ambiguità che non pregiudica la qualità del film ed il nostro giudizio su di esso, ma potrebbero rendere più difficile la sua distribuzione e promozione in alcuni paesi... tra i quali il nostro. Starà all'abilità di chi ne deterrà i diritti riuscire a comunicare nel modo corretto le caratteristiche e le peculiarità di un film incantevole, convincendo il proprio pubblico a riempire le sale che lo proietteranno. Noi, con questa recensione, speriamo di aver dato un piccolo contributo.

Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
Cannes 2016
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