Manchester by the Sea

2016, Drammatico

Manchester by the Sea: tragedia e guarigione in New England

Un dramma dagli equilibri felicissimi, narrato con maestria e ricco di affascinanti suggestioni visive; al cuore di tutto un'interpretazione immensa di Casey Affleck che dimostra una volta per tutte il suo talento formidabile e la peculiarità del suo range espressivo.

Manchester by the Sea: un primo piano di Casey Affleck

Quello che Casey Affleck ricopre in Manchester by the Sea è un ruolo che sarebbe spettato a Matt Damon, produttore di questa opera terza di Kenneth Lonergan. Per qualche sorprendente ragione, venire a conoscenza di questo dettaglio subito dopo aver visto il film ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo, perché questo poteva essere un film sostanzialmente diverso, e sarebbe stato un peccato. Non fraintendeteci, Matt Damon è un attore eccellente, con una invidiabile padronanza dei registri leggeri come di quelli drammatici, cosa indispensabile per un ruolo di questa portata; Matt Damon è eccellente, ma Casey Affleck è unico.

In molti sensi, Manchester by the Sea è un film che si inserisce in una tradizione vasta e ben stabilita. Non è esattamente un film convenzionale, ma frequenta temi già visitati in lungo e in largo e lo fa con un'impostazione narrativa che per il cinefilo incallito è un (piacevole) ritorno a casa. L'elemento di rottura, quello che rende Manchester by the Sea un film indimenticabile, lo dobbiamo a Casey Affleck. Al suo sguardo ferito e inebetito, a quella postura bizzarra, a quel suo corpo nervoso, a quel suo grande cuore. Insomma siamo estremamente felici che il buon Matt, costretto a rinunciare alla parte, abbia deciso di affidarla al fratellino del suo migliore amico. E abbiamo il sospetto che, avviatasi l'imminente stagione degli awards, ne sarà estremamente felice anche Casey.

Il tuttofare di Quincy

Manchester by the Sea: Lucas Hedges in una scena del film

Lee Chandler lavora come custode tuttofare in quattro condomini di Quincy, Massachusetts. E lavora sodo, dalla mattina alla sera a spalare neve, sturare scarichi, controllare tubature, tinteggiare pareti e gettare i rifiuti senza curarsi granché della raccolta differenziata. I suoi contatti umani non sono quelli rari, timidi, stentati e dolorosi di un uomo molto solo che ha perso l'abitudine a farsi benvolere; sono quelli di un attaccabrighe autolesionista e possibilmente suicida.

Ma quando la famiglia lo chiama al capezzale del fratello, colpito da una grave cardiopatia degenerativa, Lee risponde alla chiamata al dovere, per trovarsi presto costretto a fare da tutore al nipote sedicenne rimasto solo e quindi a stabilirsi di nuovo nella nativa Manchester, dove la gente lo guarda con tanto d'occhi e dove ha bruciato molti ponti in seguito a fatti avvenuti anni prima. Perché, come si intuisce dal suo comportamento e dalle sintomatologie post-traumatiche di cui fa mostra, un tempo Lee era un'altra persona, e il film a questo punto ha già iniziato a muoversi tra presente e passato, raccontando l'uomo che è stato e l'uomo che è, i suoi vizi e le sue gioie, fino ad arrivare, con perfetta progressione, a una temuta, devastante e inevitabile rivelazione.

Manchester by the Sea: Casey Affleck e Michelle Williams in una scena del film

Il mare d'inverno

Manchester by the Sea: Kyle Chandler in un momento del film

Il drammaturgo Kenneth Lonergan è soltanto alla terza regia cinematografica in sedici anni, ma nulla di quello che ha fatto fino ad ora, da Conta su di me, candidato nel 2001 a un Academy Award per la sceneggiatura, fino allo sconvolgente Margaret del 2011, passando per le intelligenti sceneggiature di Terapia e pallottole e Gangs of New York, è passato senza lasciare il segno; la matrice teatrale del suo lavoro è evidente anche in Manchester by the Sea, un film che qualcuno potrebbe definire lento e dilatato ma che funziona così bene proprio per il tempo e il respiro che concede ai personaggi, alle dinamiche tra di loro, e al dispiegarsi di un intreccio gestito con grazia in cui ogni sviluppo è convincente, naturale, perfettamente radicato nella narrazione e nella caratterizzazione.

Manchester-by-the-Sea: un bel primo piano di Michelle Williams

A dispetto della centralità scenica degli interpreti - abbiamo detto dell'incredibile Affleck, ma anche il giovanissimo Lucas Hedges, già protegé di Wes Anderson, centra una performance strabiliante, e Michelle Williams è in grado di demolirci in una singola scena - anche l'estetica è cruciale, montaggio e fotografia sono impeccabili, e in generale l'aspetto visivo è tutt'altro che trascurato; Manchester by the Sea cattura in un quadro mutevole, affascinante e malinconico le bellezze del New England, tra gli inverni carichi della neve e del dolore di oggi e le primavere fresche e felici di ieri, con la cittadina, i suoi porticcioli e i suoi pescatori che diventa un luogo dell'anima consegnato all'eternità cinematografica. E sì, qualcuno dirà che quelle immagini sono ripetitive e insistite, che il film è lungo e statico, ma voi guardatelo, che spettacolo che è il mare d'inverno. Puoi osservarlo per ore senza stancarti, anche quando sembra freddo e inerte, o quando è agitato e spaventoso. Come Lee Chandler e il ricchissimo, prezioso film che ce lo racconta.

Manchester by the Sea: tragedia e guarigione in...
Alessia Starace
Redattore
4.5 4.5
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