Ma l'amore... sì

2006, Commedia

Ma l'amore... sì: parlano registi e attori

Presentata a Roma la commedia surreale firmata a quattro mani dai registi Marco Costa e Tonino Zangardi e interpretata da Anna Maria Barbera, cirdondata da un ricco cast.

Clarissa Montilla

Esce venerdì con 150 copie la commedia italiana del duo Marco Costa - Tonino Zangardi, Ma l'amore... sì, distribuita da Eagle Pictures e prodotta da Massimo Ferrero: l'unico film italiano distribuito quest'anno dalla Eagle.
Molti i nomi che costellano questa commedia grottesca e surreale: Anna Maria Barbera (meglio nota col nome "televisivo" di Sconsolata), Andrea Tidona, Alessandro Haber, Chiara Noschese, Sergio Friscia, Rodolfo Laganà e i giovani Lorenzo Balducci, Marina Limosani ed Elena Bouryka.
Alla conferenza stampa la star del film, Anna Maria Barbera - accompagnata dai registi, dal produttore e dai due "attori giovani" che nel film interpretano i suoi figli (Balducci e Limosani) - arriva vestita da hostess, in blu, con tanto di cappellino con stemma della "compagnia di bandiera", la Eagle Pictures: "Perché se non voliamo con Eagle, non voliamo proprio più!", afferma l'attrice.

È stato difficile trovare il giusto equilibrio per girare un film a doppia regia?

Tonino Zangardi: È stata un'idea del produttore, Massimo Ferrero, quella di mettere assieme me e Marco Costa. Per me non è stato facile accettare di fare questo film. Avevo delle riserve. Ho sempre amato la commedia brillante, ma venivo da film molto diversi da quello che ora mi si proponeva. Ho accettato solo quando ho capito che Marco era disposto a rivedere la sceneggiatura assieme a me. C'erano degli aspetti dei personaggi che volevo approfondire: le loro motivazioni e i loro sentimenti. Marco è più surreale, mentre io lavoro generalmente sul personaggio e le emozioni. Credo sia stato proprio questo a creare uno stile determinato per il film. Sul set ci siamo divisi i ruoli: Marco si è occupato del colore del film, della surrealità, assieme allo scenografo ed alla costumista, mentre io ho seguito le riprese e gli attori. Ci confrontavamo, certo, e spesso eravamo naturalmente ed incredibilmente d'accordo.

Marco Costa: Si è trattato certamente di un'occasione di crescita, per me, lavorare con un regista come Tonino che aveva già una sua specifica visione delle cose, un suo proprio stile. Io sono surrealista e grottesco, è vero. Le mie fonti di ispirazione vanno da Woody Allen sino a I Simpson - ai quali ho molto strizzato l'occhio, nel mio film! Per Ma l'amore... sì mi sono ispirato a commedie internazionali come East is East, Sognando Beckham, Il mio grosso grasso matrimonio greco, commedie che parlano dell'altro e della tolleranza, che affrontano un tema etnico, come avevo intenzione di fare io mettendo a confronto la Calabria e la Svezia!

Massimo Ferrero: Come produttore del film, posso dire che quella di mettere assieme due registi tanto diversi come Marco e Tonino è stata una scelta mirata. Marco rappresenta la leggerezza della gioventù, mentre Tonino è l'emozione e l'esperienza. Ho fatto una prova e visti i risultati ne vado fiero. Ho poi corteggiato al lungo Anna Maria Barbera perché accettasse il ruolo della madre, Annuccia, e dopo un anno ha ceduto al mio fascino! Abbiamo tentato di fare un film diverso da molti altri. Quando ho incontrato Marco per la prima volta mi sembrava Harry Potter. Mi ha detto: "Li vuoi fare i soldi?" "Magari! Sono quattro anni che non azzecco un film!", gli ho risposto! Questo è un film corale e che può divertire. E poi è un film italiano, ragazzi! Un film italiano! Se va bene al botteghino ne facciamo altri tre, altrimenti ne faremo solo uno!

Ci sono stati degli episodi che, sul set, hanno aiutato il film?

Marco Costa: Ne posso raccontare uno per tutti. All'inizio del film, c'è un funerale durante il quale il carro funebre, seguito a piedi da tutti i parenti del defunto, si blocca e per continuare la cerimonia tutti si mettono a spingerlo... è successo veramente! Il carro funebre si era bloccato durante la ripresa e Anna Maria Barbera ha proposto di spingerlo, per non dover ritardare le riprese e rigirare la scena l'indomani!

Anna Maria Barbera, che tipo di mamma sei? Ti sei ispirata a te stessa per il ruolo di Annuccia?

Anna Maria Barbera: Vivo con mia figlia e questo per me è un dono. Ritengo che la maternità sia naturalmente più incline della paternità ad accettare la vita. Annuccia cerca di capire le richieste dei propri figli - come faccio anche io. La richiesta più grande, nel film, è il figlio a farla: accettare e capire la sua omosessualità. E Annuccia capisce di dover rispettare la profondità dei sentimenti di suo figlio. Anche nel momento in cui vede uno spiraglio per se stessa, quando viene corteggiata dal medico, Alessandro Haber, il mio personaggio sceglie, tra il piacere e il dovere, l'amore per il marito. Nonostante il marito sia quel che è...

Come mai ti si vede ancora poco sugli schermi cinematografici? Cosa pensi della polemica che finalmente affronta, in questi giorni, il tema della tv-volgare?

Anna Maria Barbera: Magari potessi fare cinema più spesso! Questa è una domanda che bisognerebbe rivolgere a registi e produttori, più che a me... Spero di avere buone occasioni per dimostrare presto le mie doti attoriali. La tv-volgare spero che abbia i mesi contati. Non si può sottovalutare il pubblico così come si è fatto in questi ultimi anni! Ho sempre sognato il cinema, da quando avevo quattro anni. Mi sono avvicinata alla recitazione per fare cinema, poi ho inventato Sconsolata, per uscire dall'anonimato, e Sconsolata ha inventato me...
La tv deve essere un servizio, ma non un servizio igienico come è diventata negli ultimi anni! Questo film l'ho accettato per la freschezza con cui Marco lo aveva scritto. Poi abbiamo riscritto insieme alcune cose: non posso dirvi esattamente quali scene, ma posso affermare che quello che vi piacerà di più l'ho scritto io!

C'è stata improvvisazione nel recitare i ruoli di marito e moglie, tra te e Andrea Tidona?

Anna Maria Barbera: Tidona è un bravo attore, lo sapete, non devo ricordarvelo io, forse, però, non è ricettivo all'improvvisazione mentre in alcune situazioni, come in questo film, è bello e necessario improvvisare, indispensabile essere creativi! A tal proposito ci tengo a sottolineare come molti bravi attori, in questa commedia, abbiano dato il meglio di se stessi nonostante avessero parti minime: Chiara Noschese, Alessando Haber... "Non esistono piccoli ruoli, ma esistono piccoli attori"! Haber è indiscutibilmente un grande attore, molto importante nel panorama italiano. È un vero artista, ha talento. Si è lasciato andare, non si è impostato e ci ha lasciato un bel ruolo, una bella interpretazione. Nonostante ci fossero dei registi giovani, non si è tirato indietro ed è venuto a girare il film...

Lorenzo Balducci e Marina Limosani, voi due interpretate i figli della famiglia calabrese che si trasferisce a Roma. Come vi siete preparati ai vostri ruoli?

Marina Limosani: Questo per me è il primo ruolo importante. Ho avuto paura di non essere all'altezza. E questa è un po' la stessa paura di Angelina. Inoltre sono pugliese, quindi conosco bene il sud d'Italia e ho potuto riconoscere in me molti aspetti del mio personaggio: la freschezza, l'ingenuità... A ciò ho attinto per preparare il mio ruolo. Inoltre Tonino Zangardi si occupava di preparare gli attori e con ho lavorato con lui facendo leva proprio su questi aspetti.

Lorenzo Balducci: Ho letto la sceneggiatura un anno prima di iniziare a girare il film. Ci sono delle differenze tra quello che ho letto e il risultato finale. Si è trattato di un work in progress. Ma gli aspetti che mi hanno colpito in sceneggiatura, sono gli stessi che ho ritrovato sullo schermo. Mi piacciono i film che fanno scelte forti: il surreale nell'interpretazione dei sentimenti umani è ciò che più mi è interessato del film. Ridevo nel leggere la sceneggiatura e ho riso molto guardando il film. Di Carmelo, il mio personaggio, in me c'è la stessa forte ansia per ogni "prima volta". Credo traspaia anche dai miei occhi. E anche per me si trattava di affrontare una nuova " prima volta": quella di girare con due registi. I ruoli, però, erano ben definiti e sapevo sempre a chi chiedere cosa. Mi sono divertito moltissimo.

Lorenzo, hai già altri progetti in cantiere?

Lorenzo Balducci: A dire il vero sì. Sono tornato appositamente dalla Spagna per promuovere Ma l'amore... sì. Sto girando un film con Carlos Saura.

Ritenete Ma l'amore... sì un film dal respiro internazionale?

Tonino Zangardi: Abbiamo presentato la nostra commedia ad un festival, in Francia. E i francesi ridevano tanto! Sembra che il calabrese possa divenire internazionale! Vorrei approfittarne per ricordare che il film è dedicato ad Annita e a Leonardo. Annita è la mamma di Massimo Ferrero, venuta a mancare durante il film, mentre nasceva mio figlio Leonardo. Lo abbiamo dedicato a loro di comune accordo, perché questa è la vita: per uno che se ne va, ce n'è uno che arriva...

Nel film è molto presente il marchio Ikea. Ci sono stati degli accordi di produzione?

Massimo Ferrero: Non abbiamo preso soldi da Ikea, se è questo che mi state chiedendo, perché siamo stupidi! C'è una battuta nel film, che mi piace molto e che recita così: "Otto coppie su dieci, dopo esser state da Ikea si separano o per lo meno litigano". Spero che Ikea sprofondi! Se mi piace una sceneggiatura, metto in moto subito il meccanismo che la porterà sul grande schermo. Prima che mi passi l'entusiasmo! Ci tengo a ricordare che una parte degli incassi del nostro film sarà devoluta all'AnlAids, per la ricerca contro l'Aids. Se non ci pensiamo noi gente comune a finanziare la ricerca, non ci pensano certo i nostri governi! Invece la ricerca è necessaria e importante e credo che questo sia un altro buon motivo per vedere il nostro film: un euro per ciascuno di noi non è molto, ma per la ricerca, invece, è una buona somma...

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