Locarno 2011, giorno 1: fine del mondo, inizio del terrore

Lo spettacolare wuxia Let the Bullets Fly ci prepara a una cupa serata in Piazza Grande con un'accoppiata di thriller d'eccezione, l'adrenalinico Headhunters e l'apocalittico Hell, prodotto da Roland Emmerich.

Inizia col botto la 64° edizione del Locarno Film Festival. Acquazzoni improvvisi, tanto pubblico e una calorosa accoglienza per il fantasy alieno Super 8 di J.J. Abrams, applaudito a lungo nonostante l'assenza del regista che però ha inviato un videomessaggio di saluto agli spettatori del festival. Dopo i misteriosi alieni pseudospielberghiani, stasera la Piazza Grande vira decisamente sul nero sfoderando un'accoppiata di thriller mozzafiato. Si comincia con lo scandinavo Headhunters di Morten Tyldum. Il film è tratto dall'omonimo romanzo del popolare giallista norvegese Jo Nesbø, ancora inedito in Italia, ma tradotto già in dieci paesi, che nel 2008 ha conquistato il Norwegian Book Club Prize per il miglior romanzo dell'anno. Protagonista della storia è l'affascinante villain Roger Brown, un uomo che sembra avere tutto ciò che desidera: è il cacciatore di taglie più noto in Norvegia, è sposato con la bella gallerista Diana e possiede una casa magnifica, ma in realtà vive ben al di sopra delle proprie possibilità. Per permettersi tutti questi agi, Roger ruba opere d'arte, ma quando si reca nella dimora di Clas Greve, alto dirigente dell'industria elettronica in possesso di un quadro pregiato che gli permetterebbe di risolvere tutti i suoi problemi finanziari, scoprirà qualcosa che lo trascinerà in un vortice di abiezione, menzogna e vendetta.

Una desolante e spettrale scena dell'apolittico Hell
La seconda pellicola della serata, intitolata Hell e diretta da Tim Fehlbaum, è prodotta nientemeno che da Roland Emmerich. Il regista tedesco ha dichiarato di non aver più intenzione di dirigere i disaster movie fracassoni che lo hanno reso celebre, tipo 2012, ma niente gli impedisce di produrli. In realtà Hell, co-produzione svizzero/tedesca, è un'opera decisamente fuori dal comune. Pellicola fantascientifica dalle atmosfere rarefatte e polverose immersa in una luce accecante, narra la storia di un mondo che, nel vicino 2016, è ormai completamente divorato dal sole dopo che la temperatura globale è aumentata di dieci gradi. L'astro che ci dà la vita, ormai privo di barriere che ne contengano la potenza, ha ridotto la Terra a un immenso deserto in cui i pochi esseri umani sopravvissuti si muovono all'interno di auto dai vetri oscurati in cerca di cibo. Questo è ciò che fanno le sorelle Marie e Leonie che, insieme all'amico Phillip, viaggiono su una vecchia Volvo in direzione delle Alpi Bavaresi dove, a quanto pare, si trova ancora dell'acqua. Nel viaggio i tre si imbattono in un misterioso ladruncolo che tenta di derubarli, ma in seguito decide di allearsi con loro. Le loro disavventure, però, sono appena all'inizio.

Chow Yun-Fat in una immagine del film Let the Bullets Fly
Il Concorso Internazionale si apre con il dramma sentimentale franco/libanese Beirut Hotel. Il film narra la torbida storia d'amore di Zoha, giovane e seducente cantante libanese che fatica a liberarsi dall'ex marito, e Mathieu, avvocato francese in viaggio d'affari ricercato e sospettato di spionaggio. Nell'arco di dieci giorni i due fuggiaschi, immersi un paese diviso tra la pace e la guerra, vivranno una storia d'amore fatta di paura e desiderio, intrighi e violenza. Il Fuori Concorso ospita lo spettacolare wuxia Let the Bullets Fly, ambientato nella Cina degli anni '20 dominata dai signori della guerra. Mentre il paese, martoriato da bande criminali e colpi di stato militari, giace in uno stato di prostrazione, si fa largo il misterioso Zhang Muzhi, capo di una banda di fuorilegge nota come la Gang di Mahjong. Dopo un sanguinoso assalto a un treno su cui viaggiava il governatore regionale, Zhang assume l'identità del funzionario defunto e conduce i suoi uomini alla conquista di una città del sud di nome Goose Town. Pellicola sfaccettata che mescola classico wuxia, spaghetti western, gangster movie e commedia degli equivoci, il film diretto da Wen Jiang è un rutilante caleidoscopio di invenzioni fantastiche e spettacolari, action e continui colpi di scena che in Cina ha sbancato il box office posizionandosi dietro al titanico Avatar. Il pubblico occidentale faticherà un po' a destreggiarsi nel bailamme di citazioni, simboli e riferimenti, ma il divertimento è assicurato grazie anche alle grandi performance che costellano il film, in primis quella del brillante Chow Yun-Fat, e alle musiche del maestro Joe Hisaishi.

Il regista Luca Guadagnino in una foto promozionale del film Io sono l'amore
Da segnalare, nella numericamente ridotta pattuglia italiana a Locarno, la presenza di Luca Guadagnino. Il regista di Io sono l'amore, che è appena entrato a far parte del team che selezionerà il candidato italiano agli Oscar, si trova a Locarno nella duplice veste di giurato - avendo sostituito all'ultimo minuto Jasmine Trinca - e di autore del documentario Inconscio Italiano, focus sull'occupazione italiana in Etiopia analizzata con il contributo di storici, filosofi e antropologi per comprenderne le conseguenze sul presente e riflettere sul concetto di identità italiana. L'onnipresente Guadagnino si è, inoltre, prestato volentieri a introdurre uno dei capolavori della Retrospettiva Vincente Minnelli che procede a gonfie vele, il romantico Incontriamoci a Saint Louis, film sul cui set nacque l'amore tra Minnelli e la sua straordinaria musa Judy Garland.

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