La coniglietta di casa

2008, Commedia

Recensione La coniglietta di casa (2008)

Anche tutta boccoli platino, labbra a caramella e seni a palloncino, la Faris è una comédienne naturale e gestisce meglio che può il materiale che ha a disposizione, non particolarmente coadiuvata dall'anonima regia.

La rivincita delle conigliette

La Playboy Mansion, dimora del magnate del soft-core Hugh Hefner e delle sue giovani e disinibite protette è un luogo peccaminoso ma ormai sdoganato dal cinema ma soprattutto dalla televisione: dopo le patinate illustrazioni della vita nella Mansion viste in vari serial e l'esplorazione della storia di tante playmate del docu-reality Le ragazze di Playboy, ora la coniglietta di Hefner assurge a protagonista di un lungometraggio cinematografico e a eroina del girl-power.
Peccato che ciò accada in una film talmente formulaico da rendere il titolo di questo articolo l'unico possibile: La coniglietta di casa non fa infatti mistero di nascere letteralmente dall'innesto tra La rivincita delle bionde e La rivincita dei nerds. Questo non significa che, come del resto "mamma" e "papà", non faccia sorridere.

Anna Faris e lo skateboard in una sequenza del film The House Bunny
Shelley, orfanella bruttina mutata quasi miracolosamente in un'avvenente bionda, trova la sua prima vera famiglia al fianco di Hefner e delle altre leali e affettuose conigliette. Il giorno dopo il suo ventisettesimo compleanno, anziché la notizia che attende, ovvero quella di aver finalmente pottenuto l'onore di posare per il paginone centrale di Playboy, le arriva una brusca e crudele comunicazione di Hefner, che le ingiunge di lasciare immediatamente la villa. Cacciata senza troppi riguardi, la nullatenete e senzatetto Shelley, dopo essere stata arrestata per vagabondaggio, finisce nell'orbita di un'altra forma di convivenza di gruppo tutta al femminile: le associazioni studentesche. Viene adottata dalla Zeta, associazione che sta per essere chiusa perchè troppo poco popolare: le ragazze che la costituiscono, infatti, sono soltanto sette, e tutte goffe, sgraziate e intelligenti. Shelley ha i numeri giusti per trasformarle in donne fatali e quindi salvare l'associazione.

Un'immagine del film La coniglietta di casa
Ci piacerebbe poter dire che il plot del film non si sviluppa come facilmente prevedibile, che riserva almeno una svolta sorpendente. Ma non è così, e La coniglietta di casa si guarda con lo stesso spirito di tanti, mediocri prodotti della stessa risma, commedie inconsistenti la cui fortuna è rappresentata dalle pretese poco sofisticate del vastissimo pubblico generico americano. Per lo meno qui c'è Anna Faris, eroina degli Scary Movie e già protagonista assoluta del divertente Smiley Face di Gregg Araki. Anche tutta boccoli platino, labbra a caramella e seni a palloncino, la Faris è una comédienne naturale e gestisce meglio che può il materiale che ha a disposizione, non particolarmente coadiuvata dall'anonima e torpida regia di Fred Wolf; ben assortito invece il gruppo delle studentesse, con in prima linea la rossa Emma Stone, deliziosamente imbranata, la splendida Katharine McPhee e la simpatica figlia d'arte Rumer Willis.

Recensione La coniglietta di casa (2008)
Alessia Starace
Redattore
3.0 3.0
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