Il cuore altrove

2003, Drammatico

Recensione Il cuore altrove (2003)

Il cuore altrove di Pupi Avati è un film senza invenzioni particolari o picchi stilistici che colpiscano il profondo conoscitore di cinema, ma capace di toccare le corde del cuore dello spettatore.

La leggera malinconia di Avati

A Cannes è stato salutato con vari minuti di applausi dal pubblico, ma la critica non gli ha riservato alcun premio. Forse perché Il cuore altrove di Pupi Avati è proprio così, un film senza invenzioni particolari o picchi stilistici che colpiscano il profondo conoscitore di cinema, ma capace di toccare le corde del cuore dello spettatore, quantomeno quello più sensibile.

La storia si svolge negli anni Venti e vede protagonista Nello Balocchi (Neri Marcorè), un 35enne figlio di una ricca famiglia romana che gestisce una sartoria principale fornitrice di papi e cardinali. Nello è un insegnante che grazie alle conoscenze del padre (Giancarlo Giannini) viene trasferito in un liceo di Bologna. In realtà il padre spera che a Bologna - la città che lo aveva "svezzato" nei rapporti con le donne - il figlio riesca finalmente ad incontrare una ragazza con la quale assicurare l'attesa discendenza. A Bologna, Nello va a vivere in una pensione gestita da Arabella (Sandra Milo), e divide la stanza con un barbiere napoletano (Nino D'Angelo). La ricerca di una donna sembra per Nello non avere successo fino a quando non incontra Angela, una bella e spregiudicata ragazza di Bologna che un incidente ha reso non vedente.
Nello si innamora perdutamente, ma si troverà a sperare che Angela non riacquisti la vista, un "riaprire gli occhi" che potrebbe interrompere quel momento magico e separare di nuovo le loro vite.

Avati non rischia, non ricorre a impennate geniali o preziosismi stilistici, ma preferisce volare basso, sussurrare una storia perché così è il protagonista, timido e impacciato. Un personaggio al quale ben presto ci si affeziona, e per il quale francamente ci si commuove, tanto lampante e quasi irreale sembra la sua ingenuità e trasparenza di fronte alle vicende del mondo. E' un film di sentimenti leggeri ed eleganti, ma allo stesso tempo profondi, ricco di dialoghi ben strutturati e mai superflui, e condito dalle belle musiche di Riz Ortolani.
I personaggi sono quasi tutti ben riusciti: Neri Marcorè sorprende al suo esordio, è perfetto per il personaggio romanticamente fuori dal mondo che deve recitare, anche se manca un po' quando viene il momento di cambiare passo. Il mattatore assoluto è uno spassosissimo Giancarlo Giannini, mentre anche Nino D'Angelo è una lieta sorpresa nei panni del navigato ma misurato compagno di stanza di Nello. L'unica che sembra un po' fuori posto è Vanessa Incontrada, bellissima, ma troppo improbabile e poco credibile in alcune delle sue scene da non vedente.

Il lavoro di Avati non è certo esente da pecche: soprattutto nella prima parte la vicenda sembra scorrere troppo a strappi, un particolare che in fase di montaggio avrebbe potuto essere migliorato. E poi in certi frangenti il regista sembra aver avuto troppa fretta all'interno della stessa scena, un correre frenetico che sembra immotivato nel contesto del film. Ma il pacchetto complessivo funziona, la vicenda appassiona e fa partecipare. E la leggerezza e il lieve candore che ci si porta dietro dopo la visione del film fa davvero incutere il timore che "tornare a vedere" d'improvviso la realtà possa essere soltanto un brusco risveglio.

Recensione Il cuore altrove (2003)
Antonello Rodio
Redattore
3.0 3.0
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