The Tunnel

2016, Thriller

Kim Seong-hun: "Dopo The Tunnel mi aspettano gli zombie di Netflix"

Un disaster movie spettacolare che ha conquistato il box office coreano e una serie sugli zombie in fase di sviluppo. Facciamo la conoscenza di uno degli autori più promettenti del cinema coreano.

Dopo il passaggio in Piazza Grande a Locarno, anche il pubblico del Florence Korea Film Fest ha potuto godere della visione del disaster movie The Tunnel, campione d'incassi in Corea nel 2016. Pellicola spettacolare e attualissima per il realismo con cui mette in scena un dramma fictional, ma che ricorda molti incidenti che si sono verificati nel passato recente, The Tunnel è diretto da Kim Seong-Hun, già fattosi notare in passato con il thriller A Hard Day. Con sole tre regie all'attivo, Kim ha dimostrato la sua maestria tecnica convincendo Netflix ad affidargli la regia di una serie tv. Presto lo vedremo all'opera con Kingdom, dramma orrorifico a tema zombie che è il secondo intervento produttivo di Netflix in Corea dopo il film di Bong Joon-ho Okja. Nel frattempo il simpatico Kim Seong-Hun si gode la premiere italiana del suo film ospite del festival fiorentino.

The Tunnel: Kim Seong-hun ospite al Florence Korea Film Fest

Quando gli raccontiamo della curiosa somiglianza tra il look della galleria del suo disaster movie e la nuova variante di valico inaugurata nel 2015, Kim ride divertito: "Dopo aver visto The Tunnel, molti spettatori mi hanno confessato di avere paura a percorrere le gallerie autostradali. Ogni volta sento di dovermi scusare per aver instillato una paura così sciocca". Al di là della natura da blockbuster spettacolare, la marcia in più di The Tunnel sembra proprio essere il realismo nella messa in scena dell'incidente e nella lotta per la sopravvivenza del protagonista, incastrato tra le lamiere della sua età sotto le macerie. "Grazie alla computer graphics si possono fare un sacco di cose, ma usando la CGI non sarei riuscito a restituire la gravità dell'incidente, così ho deciso di costruire un set fisico. La difficoltà è stata lavorare per giorni e giorni in un set polveroso e pieno di detriti oppure girare gli esterni in inverno su una montagna in mezzo alla neve. Stiamo stati molto prudenti, ma è stato comunque un film pericoloso da girare. Con gli attori ci siamo detti 'La prossima volta faremo un film su un set pulitissimo'".

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L'utilità sociale del blockbuster

The Tunnel: il regista Kim Seong-hun sul set

Il protagonista di The Tunnel, il padre di famiglia Jung-soo (Ha Jung-woo), si ritrova intrappolato nel proprio abitacolo dopo che la galleria che stava percorrendo implode. Il personaggio sopravvive per settimane in uno spazio ridottissimo razionando l'acqua e la batteria del proprio telefono. Una situazione di massima tensione che mantiene lo spettatore incollato allo schermo. "Normalmente non soffro di claustrofobia, ma da piccolo i miei fratelli mi chiudevano nell'armadio, quindi i posti piccoli mi innervosiscono" confessa Kim Seong-hun. "Ho usato questo disturbo per girare le sequenze in cui vediamo il protagonista incastrato nell'auto. Abbiamo costruito un set vero con la macchina e le pietre, tutto esattamente come lo vedete. Quando il protagonista si sposta nella seconda macchina per aiutare la donna che chiede aiuto percorre un tubo che avevamo approntato. Dal momento che gli spazi erano strettissimi ed era pieno di massi ovunque, abbiamo ricostruito la macchina in sezione per facilitare le riprese".

The Tunnel: Kim Seong-hun prepara una scena

Disaster movie stratificato, The Tunnel non risparmia strali nei confronti dei mass media, colpevoli di spettacolarizzare il dolore per fare audience senza preoccuparsi del lato umano del dramma. "La spettacolarizzazione del dolore non è un problema solo coreano, ma spesso guardando la tv del dolore ti rendi conto che ai media non interessa la sofferenza delle persone, ma solo l'audience. Ho voluto puntare il dito su questo problema per spingere alla riflessione". Il tutto, però, viene estremizzato nello stile scanzonato di Kim Seoung-hun dando vita a una pellicola tragica e al tempo stesso divertentissima. Il regista spiega la commistione di toni chiarendo che "è impossibile decidere fin dall'inizio quali momenti faranno ridere. Ciò che non volevo era fare un thriller di due ore. E' un film pesante, buio, triste. Se avessi mantenuto questa atmosfera cupa per tutto il tempo, il pubblico si sarebbe depresso, così ho deciso di dare spazio alla comicità per controbilanciare la pesantezza del dramma". Pur essendo un blockbuster commerciale, The Tunnel un risultato importante lo ha raggiunto. "Dopo il successo avuto dal film, non solo il governo coreano ha deciso di esaminare tutte le gallerie per controllarne la solidità, ma ha perfino rivisto il protocollo di sicurezza in caso di incidente facendo in modo che in ogni galleria arrivi il segnale radio. Non so quanto siano stati accurati, ma è un inizio".

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Gli zombie arrivano in Oriente

The Tunnel: un primo piano di Ha Jung-woo

Attualmente Kim Seong-hun è impegnato in un nuovo progetto che vede coinvolta Netflix, la regia della serie tv Kingdom. "Dopo aver prodotto il nuovo film di Bong Joon-ho, Okja, Netflix ha deciso di occuparsi di Kingdom" spiega Kim Seong-hun. "Si tratta di una serie di otto episodi da cinquanta minuti ciascuno. E' un dramma politico con venature thriller in cui compaiono anche gli zombie. Il protagonista è il figlio di un re che, nel Medioevo coreano, cerca a sua volta di conquistare il potere. In Corea Netflix non ha ancora molti iscritti, ma sta cercando di espandersi in Asia. Ovviamente in questo processo vi sono pro e contro; il vantaggio è che per i registi si viene a creare una nuova piattaforma produttiva che offre nuove opportunità. Al tempo stesso c'è un po' di preoccupazione, sono in molti a chiedersi come Netflix influirà sulla produzione tradizionale".

Vista la scelta di occuparsi di uno dei topos dell'horror di maggior successo, lo zombie, chiediamo a Kim Seong-hun quale approccio adotterà per parlare di morti viventi. Il regista specifica che "gli zombie sono nati in America, non fanno parte della tradizione orientale. Essendo la mia serie ambientata nel Medioevo coreano, mi interessa rappresentarli in modo inedito. Dal momento che all'epoca il popolo moriva di fame e gli zombie vanno sempre a caccia di cibo, mi sto concentrando proprio su questo aspetto per creare un parallelismo tra volgo e zombie. Ma per ora non posso dire di più".

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