Willem Dafoe: da Gesù a Nosferatu, 10 ruoli memorabili di una star dal cuore selvaggio

Arrivato al successo con Oliver Stone e William Friedkin, indimenticabile Gesù Cristo per Martin Scorsese e poi una carriera divisa a metà fra Hollywood e il cinema d'autore: in occasione dei suoi 60 anni, rendiamo omaggio a Willem Dafoe con una classifica dei suoi ruoli più significativi.

Willem Dafoe: da Gesù a Nosferatu, 10 ruoli...
Willem Dafoe
Willem Dafoe

61 anni, attore

Da Gesù Cristo a Nosferatu, da Green Goblin a Pier Paolo Pasolini; dai massimi blockbuster hollywoodiani ai più sofisticati film d'autore europei. Frugando in oltre tre decenni di carriera, si può pescare un po' di tutto nel curriculum di Willem Dafoe: dalle illustri collaborazioni con Oliver Stone (quando Stone era ancora uno dei più importanti registi d'America) e Martin Scorsese ad un thriller erotico al fianco di Madonna (quel Body of Evidence considerato a furor di popolo uno dei peggiori film degli anni Novanta); dalla voce del pesce Branchia in Alla ricerca di Nemo alle più controverse pellicole di Lars von Trier.

Dafoe, del resto, ha sempre dichiarato di amare più di tutto, nel mestiere dell'attore, proprio la varietà: "Mi piace sempre mischiare le cose. Una dieta equilibrata di ruoli differenti e di storie differenti penso che sia la soluzione più salutare a livello artistico e professionale. Sono ancora un attore che ama legare se stesso ad un progetto anziché trovare progetti solo per confermare l'idea di chi sono o della maschera che indosso". Ecco dunque spiegate scelte azzardate e spesso rischiose, che tuttavia hanno contribuito a rendere Willem Dafoe uno di quei "volti noti" di cui difficilmente potremmo fare a meno.

Locarno 2006 - un primo piano di Willem Dafoe

Nato ad Appleton, in Wisconsin, ma con sangue europeo nelle vene, italiano d'adozione dal 2005, quando ha sposato la collega Giada Colagrande (da allora si divide fra Roma e gli Stati Uniti e ha acquisito la doppia cittadinanza), Willem Dafoe festeggia oggi sessant'anni: senza essere mai stato una superstar, nel vero senso della parola, ma avendo dimostrato in compenso un talento e un'intelligenza tali da farsi perdonare senza indugio pure qualche occasionale scivolone (si veda il deludente Pasolini di Abel Ferrara). E per celebrare i sessant'anni dell'attore americano, abbiamo deciso di ripercorrere la sua filmografia attraverso dieci ruoli memorabili da lui interpretati...

10. Le avventure acquatiche di Steve Zissou

Le avventure acquatiche di Steve Zissou: Bill Murray in scena con Owen Wilson e Willem Dafoe

Pur essendo conosciuto quasi esclusivamente come un attore drammatico, Willem Dafoe ha avuto modo di mettersi alla prova anche su un registro più brillante: è il caso de Le avventure acquatiche di Steve Zissou, una delle opere più sottovalutate di Wes Anderson, regista con il quale Dafoe ha collaborato anche un anno fa in Grand Budapest Hotel. Nella malinconica commedia del 2004, una sorta di rivisitazione del modello di Moby Dick, con Bill Murray nel ruolo dell'oceanografo Steve Zissou, Dafoe fa parte dello stralunato equipaggio della nave Belafonte nei panni del braccio destro di Zissou, il volubile ma fedele Klaus Daimler, sfoderando pure un buffo accento tedesco per sottolineare le origini teutoniche del personaggio.

9. Mississippi Burning

Mississippi Burning: una scna con Willem Dafoe e Gene Hackman

Uno dei più intensi e poderosi atti d'accusa contro il razzismo del cinema degli anni Ottanta: diretto da Alan Parker nel 1988, Mississippi Burning - Le radici dell'odio racconta la difficoltosa indagine sulla sparizione di tre attivisti per i diritti dei neri, condotta da una coppia di agenti dell'FBI, Rupert Anderson (Gene Hackman) e Alan Ward (Willem Dafoe), nella provincia del Mississippi nel 1964, teatro degli atti di violenza compiuti dai membri del Ku Klux Klan contro la popolazione afroamericana. Basato su una reale vicenda di cronaca, Mississippi Burning ha riportato un grande successo di critica e di pubblico e ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra cui sette candidature agli Oscar; e sebbene le lodi maggiori siano state indirizzate al grande Gene Hackman, il più giovane Dafoe regge degnamente il confronto con un comprimario di tale calibro.

8. Spider-Man

Spider-Man: il ghigno di Willem Dafoe per Green Goblin

Nel cinema di massa, nulla ti rende più popolare di un ruolo ben azzeccato in un cine-comic di immenso successo; e per Willem Dafoe, questo ruolo è arrivato nel 2002 grazie a Sam Raimi e al suo fortunatissimo Spider-Man, trasposizione per il cinema delle avventure del celebre supereroe della Marvel. Nel primo capitolo della trilogia di Raimi, con Tobey Maguire nella parte di Peter Parker e dell'Uomo Ragno, Dafoe ha avuto l'opportunità di interpretare il milionario Norman Osborn, amministratore delegato della Oscorp, una società impegnata in rivoluzionari esperimenti scientifici, nonché padre del miglior amico di Peter, Harry (James Franco). Oltre a prestare il volto all'ambiguo milionario, Dafoe ha avuto l'onore di essere il "cattivo" del film: Green Goblin, folle e malvagio super-villain intenzionato a sfidare Spider-Man. Il blockbuster di Raimi si è rivelato uno dei massimi campioni d'incassi di inizio decennio, con più di ottocento milioni di dollari raccolti in tutto il mondo.

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7. Il paziente inglese

Il paziente inglese: Wille Dafoe in una scena

È stata una delle pellicole più acclamate e di maggior successo degli anni Novanta, ricompensata con nove premi Oscar (tra cui miglior film) ed entrata nel cuore di milioni di spettatori anche grazie all'apporto di un cast strepitoso. Tratto dall'omonimo romanzo di Michael Ondaatje e diretto da Anthony Minghella, il kolossal romantico Il paziente inglese vede fra i suoi interpreti anche Willem Dafoe, nel ruolo di uno dei personaggi più misteriosi e ambigui del film: David Caravaggio, un soldato canadese che nel 1945, nei mesi conclusivi della Seconda Guerra Mondiale, trova rifugio in un monastero italiano abbandonato, insieme all'infermiera Hana (Juliette Binoche) e al "paziente inglese" del titolo (Ralph Fiennes). La vicenda di Caravaggio, la cui storia è intrecciata al passato del fantomatico paziente sfigurato, costituisce uno dei subplot più intensi del film, inclusa la raggelante sequenza in cui l'uomo è sottoposto ad un feroce interrogatorio e al taglio delle dita.

6. Platoon

Willem Dafoe in una sequenza di Platoon

L'urlo silenzioso del Sergente Elias Grodin, in ginocchio, con le braccia sollevate verso il cielo sopra la giungla vietnamita e il volto contratto in una smorfia di dolore, è l'immagine simbolo (riprodotta perfino nella locandina) di una delle opere più celebrate degli anni Ottanta: Platoon, lo sconvolgente dramma antimilitarista diretto nel 1986 da Oliver Stone e vincitore di quattro premi Oscar, tra cui miglior film. Questo crudo ritratto del conflitto in Vietnam, rappresentato tramite lo sguardo del giovane soldato volontario Chris Taylor (Charlie Sheen), ha regalato a Willem Dafoe uno dei suoi ruoli più conosciuti ed apprezzati: il suo Elias Grodin costituisce infatti il "volto umano" dell'esercito, l'ufficiale capace di indignarsi per i soprusi commessi dai propri commilitoni a danno della popolazione vietnamita. Grazie alla sua interpretazione, Dafoe ha ricevuto la nomination all'Oscar come miglior attore supporter.

5. Cuore selvaggio

Cuore selvaggio: un inquietante primo piano di Willem Dafoe

A un grande attore, talvolta possono bastare una manciata di minuti sullo schermo per rubare la scena ai suoi comprimari e lasciare una traccia indelebile all'interno di un film. È quanto è stato in grado di fare Willem Dafoe nel 1990, in un breve ma memorabile ruolo in Cuore selvaggio, atipico ed allucinato road movie per la regia di David Lynch. In una galleria di personaggi assurdi e borderline, Dafoe compare nei panni del gangster Bobby Peru, un sicario che insieme alla sua partner nel crimine, Perdita Durango (Isabella Rossellini), stringe un accordo con il protagonista, Sailor Ripley (Nicolas Cage), per svaligiare una banca in Texas; ma il loro colpo avrà un esito tragico. Il ghigno mefistofelico di Dafoe nel corso della rapina, con il volto velato da una calzamaglia e lo sguardo illuminato da uno spaventoso sadismo, è una delle immagini più impressionanti di Cuore selvaggio.

4. Vivere e morire a Los Angeles

Vivere e morire a Los Angeles: Willem Dafoe nel film di Friedkin

Il ruolo che ha fatto conoscere per la prima volta Willem Dafoe, appena trentenne, al grande pubblico è stato quello di Rick Masters, il villain di uno dei migliori film polizieschi del decennio: Vivere e morire a Los Angeles, cult del 1985 diretto dal maestro William Friedkin. L'intera pellicola risulta basata sulla contrapposizione a distanza fra Richard Chance (William Petersen), agente dei Servizi Segreti i cui metodi oltrepassano i confini della legalità, e Masters, un abile falsario al quale Dafoe conferisce un sottile carisma luciferino: la recitazione del giovane attore, misurata quanto efficace, gli ha permesso infatti di dar vita ad un antagonista dall'innegabile presenza scenica, che si distingue per il suo atteggiamento mellifluo e per la patina di crudeltà nella voce e nello sguardo, senza però scivolare nello stereotipo.

3. Antichrist

Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg in una scena del film Antichrist

Una delle più fruttuose collaborazioni di Willem Dafoe è quella con il più controverso fra tutti i cineasti europei su piazza: Lars von Trier. Un sodalizio, quello fra Dafoe e il regista danese, inaugurato nel 2005 con Manderlay, rinverdito di recente dall'apparizione di Dafoe in Nymphomaniac, ma che nel 2009 ha portato alla realizzazione di uno dei maggiori "film scandalo" di von Trier: Antichrist. Thriller psicologico allucinato che all'improvviso prende i sentieri del surreale e dell'onirico, fino a sfociare in una sorta di horror soprannaturale contornato di simbolismi, Antichrist lascia completamente spazio a due soli interpreti, Dafoe e Charlotte Gainsbourg, nella parte di una coppia impegnata a superare il dolore per la morte del figlioletto. Un calvario erotico basato sul connubio fra sessualità e sofferenza, in cui l'attore americano affronta il suo ruolo in assoluto più estremo.

2. L'ombra del vampiro

L'ombra del vampiro: una scena con Willem Dafoe

La figura di Nosferatu, il non morto ricalcato sul personaggio di Dracula, costituisce da quasi un secolo uno dei principali riferimenti dell'immaginario cinematografico mondiale. E nel 2000, il regista E. Elias Merhige ha provato a ricostruire i fittizi retroscena di uno dei massimi capolavori della settima arte, Nosferatu di F.W. Murnau, pietra miliare della settima arte e in particolare del genere horror. Nel film L'ombra del vampiro, John Malkovich interpreta il celebre regista tedesco, cineasta maniacale ossessionato dalla sua futura, grande opera, mentre la parte dell'attore Max Schreck, storico volto del Conte Orlok, è affidata ad un irriconoscibile Willem Dafoe. Con una significativa particolarità: nella pellicola di Merhige, Max Schreck è realmente un vampiro! E nel corso delle riprese, il protagonista non si farà scrupolo a nutrirsi di sangue umano, a spese degli ignari membri della troupe e del cast. Dafoe, in una delle più sorprendenti performance della sua carriera, è bravissimo a utilizzare sguardi sinistri le smorfie del viso per "dar vita" al non morto per eccellenza, tanto da essersi guadagnato una meritata nomination all'Oscar come miglior attore supporter. Una curiosità: ad oggi, Dafoe rimane l'unica persona candidata all'Oscar per il ruolo di un vampiro.

1. L'ultima tentazione di Cristo

Willem Dafoe è Gesù ne L'ultima tgentazione di Cristo di Scorsese

Non potevano esserci dubbi sulla prima posizione della nostra classifica: quale altro ruolo, del resto, può vantare la medesima pregnanza emotiva (prima ancora che iconica) e la stessa dolorosa intensità del Gesù Cristo impersonato nel 1988 da Willem Dafoe nell'opera più controversa di Martin Scorsese? Ne L'ultima tentazione di Cristo, adattamento dell'omonimo libro dello scrittore greco Nikos Kazantzakis, Dafoe presta il volto ad un Gesù afflitto nel corpo e nello spirito, messo di fronte alla possibilità di sottrarsi al proprio supplizio e di scendere dalla croce per abbracciare un'ordinaria felicità insieme a Maria Maddalena (Barbara Hershey). Contrassegnato dall'avvolgente colonna sonora di Peter Gabriel, questo "Vangelo secondo Scorsese" costituisce una riflessione, intimamente laica e straordinariamente profonda, sulla fragilità dell'essere umano, mentre il Cristo 'apocrifo' di Dafoe è un personaggio che rimane scolpito nella memoria.

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