Good Time

2017, Poliziesco

Good Time: l'odissea criminale di un Robert Pattinson sempre più bravo

I fratelli Joshua e Ben Safdie, per la prima volta a Cannes per la prima volta in concorso a Cannes, riescono a coinvolgere lo spettatore con un film che vede protagonista un convincente Robert Pattinson e con uno stile che che non rinuncia ad elementi tarantiniani.

Good Time: Robert Pattinson confuso in una scena del film

Quante volte abbiamo visto film raccontare di una rapina andata a male? E di un uomo che pur di prendersi cura del fratello più sfortunato è disposto a fare qualsiasi cosa? Inutile che rispondiate, perché che siano temi abusati lo sappiamo tutti, eppure questo Good Time dei fratelli Safdie, per la prima volta in concorso a Cannes, riesce a risultare coinvolgente ed imprevedibile dalla prima all'ultima scena nonostante non dica, e non voglia dire, nulla di nuovo. Un po' noir e un po' pulp, con uno stile che ammicca al cinema della new Hollywood anni '70 ma che non rinuncia ad elementi tarantiniani, questa prima opera mainstream dei registi newyorkesi è esattamente quello che il titolo originale lascia intendere: magari non potrà dire lo stesso il protagonista, ma difficile non divertirsi nel seguire le sue infinite disavventure.

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Tutto in una notte

Good Time: un primo piano di Robert Pattinson

Bastano pochi minuti, infatti, per immergerci nei problemi del protagonista Connie (Robert Pattinson): quando capisce che la rapina organizzata non è andata come previsto, non ha nemmeno il tempo di ragionare e togliersi dal volto il sorriso di chi (per un minuto) ha pensato di farla franca, ma deve agire e ragionare d'istinto per cercare di proteggere se stesso e il suo improbabile complice. Ed è così che quando la polizia ferma ed arresta Nick, il fratello handicappato, scatta una vera e propria corsa contro il tempo per cercare di pagare al più presto la cauzione, tirarlo fuori dal carcere e dai pericoli che comporta e fuggire insieme a lui. Per rimediare i soldi richiesti a Connie servirà coraggio, ingegno e l'aiuto (involontario) di improbabili alleati: dalla fidanzata isterica e superficiale (Jennifer Jason Leigh) ad una ragazzina di colore sedicenne (l'esordiente Taliah Webster) ed infine il criminale da quattro soldi Ray (Bobby Duress), che si trova immischiato in un esilarante e inaspettato twist.

Robert Pattinson in Good Time - una scena del film

In Good Time non c'è mai tempo per fermarsi e ragionare. Questo vale tanto per i protagonisti del film che per gli spettatori, catapultati in un viaggio frenetico dai ritmi altissimi, dettati dalla colonna sonora elettronica firmata dall'artista Oneohtrix Point Never (che firma anche il bel brano sui titoli di coda ma in collaborazione con Iggy Pop) e da movimenti di macchina spesso nervosi. Il bel lavoro di Sean Price Williams (direttore della fotografia di tanto cinema indie USA degli ultimi vent'anni) è perfetto per rendere quel senso di urgenza che è il cuore della pellicola ma anche per rendere accesa e vitale questa interminabile notte che viviamo insieme ai protagonisti.

Liberté et fraternité

Good Time: Robert Pattinson in una scena del film

Se è vero che, confrontando con i film precedenti dei registi, è piuttosto evidente che ci troviamo davanti ad una pellicola di genere e quindi anche di più facile fruizione per il grande pubblico, quella sensazione di imprevedibilità e libertà, nonché di realismo, tipica del loro cinema è presente anche in questo Good Time ed emerge soprattutto nelle performance attoriali, energiche e potenti. Pattinson è forse all'interpretazione migliore della sua carriera, con un personaggio dinamico e chiamato costantemente a reagire più che ad agire, ed è proprio grazie a questa caratteristica che si scrolla di dosso alcuni difetti tipici della sua prima parte della carriera. Di certo il cinema d'autore, e curiosamente ancor di più la presenza a Cannes, gli dona: l'abbiamo visto con Cronenberg (Cosmopolis e Maps to the Stars), con David Michôd (il sottovalutato The Rover) e ora i fratelli Safdie.

Fratelli che, dal conto loro, non si limitano a firmare la regia: Joshua Safdie è anche co-autore della sceneggiatura e del montaggio, Ben Safdie interpreta in modo convincente il fratello del protagonista. Ed in più c'è il tema fraterno al cuore del film che di certo non può essere un caso. Così come non è un caso che l'altra grande performance del film spetti a Buddy Duress, ora attore talentuoso ma ex tossicodipendente e carcerato, scoperto dai registi con il loro film precedente (l'interessante Heaven Knows What) e inserito qui in mezzo a vere star proprio per donare freschezza e realismo ad un'opera che punta a lasciare senza respiro. E, grazie a trovate del genere, sicuramente ci riesce.

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