In un posto bellissimo

2015, Drammatico

In un posto bellissimo: alla ricerca di sé stessi

Dopo l'esordio con Il primo incarico, la regista Giorgia Cecere torna con questo lungometraggio interpretato da Isabella Ragonese e Alessio Boni. Tra la vita di provincia e la paura del diverso il film si concentra sul bisogno della protagonista di trovare il proprio io più autentico. In sala dal 27 agosto in 60 copie grazie a Teodora Film.

In un posto bellissimo

2015 – Drammatico
2.6 2.6

Un casa, un marito, un figlio e un lavoro come fioraia. La vita di Lucia scorre così, semplice e ripetitiva come tante altre esistenze. Fragile e vagamente infantile si lascia trasportare dalla corrente ripetitiva e monotona di giorni tutti simili tra di loro. Ma c'è qualcosa che freme dentro di lei, un misto tra il desiderio di vedere cosa si nasconde dietro le colonne d'Ercole della sua quotidianità e l'inquietudine di una paura (fondata) - la possibile infedeltà del marito - unite al dolore, mai rimarginato, della perdita della migliore amica, avvenuta quando erano poco più che ragazze.

In un posto bellissimo: Alessio Boni e Isabella Ragonese in una scena del film

Lucia prova a nascondere dentro di sé questi pensieri che le affollano la mente e la rendono fluttuante, sempre vagamente distante dalla realtà, presente eppure altrove. Sarà l'incontro/scontro con Feysal, giovane ambulante egiziano che sogna la Danimarca, a smontare definitivamente in lei quella parvenza di serenità che si era costruita e a farle rivendicare il bisogno di confrontarsi con il proprio io, libera e non più spaventata di vivere la vita così come la sente.

Uno sguardo interiore che diventa esteriore

In un posto bellissimo: un fotogramma con Isabella Ragonese tratto dal film

Giorgia Cecere, dopo il debutto alla regia con Il primo incarico, presentato nella sezione Controcampo italiano a Venzia67, torna a raccontare una storia femminile che vede protagonista, ancora una volta, Isabella Ragonese, qui nel ruolo della dolce e remissiva Lucia che trova lentamente la strada per riemergere dall'abisso di monotonia ed infelicità nel quale si era volontariamente trincerata. "In un posto bellissimo è una sorta di rovescio del mio primo film. Sentivo il bisogno di raccontare la tranquilla atmosfera della provincia del nord per poter inserire nella sua parte più intima l'attualità che ci spaventa e inquieta. Mi sembrava necessario, come prospettiva, guardare la storia dall'interno. Questa intimità è un percorso sempre più a fondo nell'anima femminile del personaggio di Isabella".

Con queste parole la cineasta salentina spiega cosa l'ha spinta ad ambientare il film tra i portici e le strade nebbiose della provincia piemontese. Proprio nella dimensione placida ed impassibile della cittadina astigiana la Cecere fa riecheggiare ancora più forte il suo messaggio. Lucia è lo strumento nelle sue mani per raccontare, attraverso il suo sguardo puro, sia uno spaccato d'attualità tutto italiano, sia una dimensione più ampia, europea, sulla condizione disumana dell'emigrazione e della clandestinità che, paradossalmente, permette alla protagonista di trovare il coraggio per confrontarsi con il reale e con se stessa, spezzando il circolo vizioso ed asfissiante di una vita stantia.

In un posto bellissimo: un primissimo piano di Isabella Ragonese

"Lucia è un'antieroina. Per me interpretarla è la cosa più difficile che ho fatto finora. Ho dovuto mostrare la debolezza e appoggiarmi agli altri, con Giorgia che continuava a chiedermi di lavorare di sottrazione. Il suo assoluto modo di vivere in maniera quasi infantile mi ha colpito. Lucia è un personaggio senza difese ma alla fine è più forte di chi le sta attorno". La debolezza della quale parla Isabella Ragonese lascia spazio, nel corso del film, ad una determinazione che porta Lucia a rinascere, attraverso un percorso intimo, fatto dell'ascolto del proprio io e del bisogno di vivere le proprie emozioni con sincerità e spontaneità.

Deus ex machina

In un posto bellissimo: Isabella Ragonese e Paolo Sassanelli in macchina in un momento del film

Con una regia molto concentrata sui volti, in modo particolare su quello della protagonista, con la macchina a mano che indugia su dettagli e sguardi seguendo i personaggi e filmando il quotidiano ed i suoi silenzi, Giorgia Cecere costruisce un film dove la parola è marginale, dove tutti gli elementi vengono accennati ed è lo spettatore a dover legare tra loro i vari segmenti per ricostruire il passato e il presente di Lucia e, al tempo stesso, predirne il futuro. "La vita più silenziosa spesso frutta le emozioni più vere. C'è un filo sotterraneo nel rapporto a due che se è ben saldo fa funzionare la relazione. Invece spesso nella provincia capita di conoscersi da sempre, di piacersi anche, sposarsi, fare figli... dove tutto è preciso come vuole la convenzione. Finisce che non ti chiedi più la verità e quello che scorre sotto non lo si ascolta più. A Lucia capita di incontrare Feysal e questo ragazzo scardina qualcosa dentro di lei e quel filo si spezza" chiosa un Alessio Boni sempre attento a scegliere le parole, ad andare a fondo per sviscerare il senso profondo nascosto dietro alle linee tratteggiate di una sceneggiatura. L'incontro con Feysal è l'incontro con l'autentico. Esattamente ciò che manca nella vita di Lucia. Il personaggio del giovane ambulante funge da deus ex machina per svegliare Lucia dal torpore della sua quotidianità e per ricordare a noi spettatori come sia facile cadere nel tranello dell'apparenza. Tutti attorno a Lucia hanno paura del giovane straniero e di ciò che rappresenta, fissandosi sui contorni senza mettere a fuoco. Così la regista racconta una storia nella storia che, nonostante l'eccessiva lunghezza della pellicola, sviluppa in tutte le sue sfaccettature. Attraverso l'esperienza della sua protagonista assistiamo alla sua crescita ma anche alla cecità, in questo caso circoscritta alla mentalità provinciale, che dilaga ad una dimensione più estesa con fulminei accenni sceneggiativi che fungono da indizi.

Due binari paralleli

In un posto bellissimo: Alessio Boni in un momento intenso del film

Lucia lotta silenziosamente per tenere a sé un marito distratto ed infedele. Insieme al figlio, quel matrimonio è tutto ciò che ha. Ma il microcosmo che si è costruita e nel quale si nasconde si rivela progressivamente essere riduttivo. Un'amore che si è trasformato in un'abitudine, incapace di stimolare, ascoltare o crescere con lei. Se inizialmente il personaggio interpretato dalla Ragonese poteva credere che "il suo posto bellissimo" fosse proprio lì, tra le braccia di quell'uomo con il quale ha condiviso la vita per anni, la regista ci mostra una nuova consapevolezza, fatta di passi avanti e blocchi improvvisi che portano Lucia a rendersi conto che quel posto bellissimo è dentro di lei, nel rapporto sincero con se stessa, nel ricordo affettuoso della sua adolescenza condivisa con l'amica tanto amata.

Toccando svariate tematiche - la crisi coniugale, la ricerca dell'io, la paura del diverso - Giorgia Cecere realizza un nuovo ritratto femminile, mostrando il faticoso percorso in salita della sua fragile ed inquieta protagonista ed il suo bisogno di autenticità. Nonostante l'eccessiva lunghezza di alcuni passaggi, la pellicola ha il pregio di mostrare il raffinato lavoro dei due interpreti protagonisti nel mostrarci, con gesti, silenzi, posture o sguardi la natura dei loro personaggi.

In un posto bellissimo: alla ricerca di sé stessi
Manuela Santacatterina
Redattore
3.0 3.0
Recensione Il primo incarico (2010)
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