Francofonia

2015, Drammatico

Francofonia: l’Arte e la Storia nel nuovo film di Aleksandr Sokurov

Quattro anni dopo aver conquistato il Leone d'Oro con Faust, il grande regista russo torna in concorso al Festival di Venezia con Francofonia: un ammaliante esperimento cinematografico che conduce lo spettatore fra i corridoi del Louvre, seguendo una sorta di flusso di coscienza in cui il documentario si mescola alla rievocazione storica.

Francofonia

2015 – Drammatico
2.8 2.8

Attivo come regista già alla fine degli anni Settanta, ma impostosi all'attenzione della critica internazionale soltanto nel 1997 con lo struggente Madre e figlio, Aleksandr Sokurov può essere ritenuto a pieno diritto uno degli autori più originali, densi e coraggiosi del cinema contemporaneo: dal tenebroso "ritratto privato" di Adolf Hitler in Moloch (ad oggi forse il suo capolavoro) all'umanissima rappresentazione del Potere in Taurus e Il sole, dalla cruda descrizione della vita militare in Alexandra alla superba rilettura della tragedia di Goethe con Faust.

Francofonia: un'immagine del film

E a quattro anni di distanza da Faust, per il quale nel 2011 si era aggiudicato il Leone d'Oro, Sokurov torna in concorso al Festival di Venezia con un progetto ancora più coraggioso ed estremo dei suoi film precedenti: Francofonia - Il Louvre sotto occupazione. Una pellicola pressoché indefinibile che si ricollega direttamente ad un altro caposaldo nella produzione del regista: quell'Arca russa che, nel 2002, aveva folgorato gli spettatori con uno dei più straordinari piani sequenza mai visti sul grande schermo.

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In viaggio nel Louvre, tra realtà e fantasia

Il regista Aleksandr Sokurov dietro la macchina da presa sul set di Faust

Ed è appunto Arca russa a costituire il primo modello di paragone (sempre che di paragone si possa parlare, e non ne siamo così certi) di un film quale Francofonia: se il primo ci trasportava in un affascinante viaggio attraverso la Storia della Russia, i cui protagonisti si materializzavano letteralmente lungo i corridoi del palazzo dell'Ermitage di San Pietroburgo, con Francofonia Sokurov conduce lo spettatore all'interno di un altro museo, il Louvre di Parigi, con un'operazione analoga, ma anche radicalmente differente rispetto a quella realizzata nel 2002. Perché se lo stesso Arca russa era un esperimento cinematografico a suo modo unico ed irripetibile, con Francofonia Sokurov si spinge ancora più oltre, riprendendo solo in minima parte quel tipo di approccio per contaminarlo immediatamente con tutti gli strumenti possibili: dalle sequenze di repertorio allo pseudo-documentario, dalla videochat su internet all'evocazione fantasiosa ed onirica, in un amalgama di irrefrenabile eterogeneità.

E in effetti, a livello di "linguaggio", Francofonia è innanzitutto e soprattutto questo: non solo la rinuncia ad ogni forma narrativa tradizionale (già applicata del resto a film quali Madre e figlio e Arca russa), ma anche l'apoteosi di uno stile talmente libero da poter mescolare gli elementi più diversi e stridenti, da far 'parlare' Adolf Hitler ridoppiandolo con grotteschi effetti comici, da far comparire l'una accanto all'altro la Marianna di Francia e Napoleone Bonaparte, fino ad immaginare un fittizio incidente navale che rischia di far naufragare tra i flutti un gigantesco patrimonio di opere d'arte. Quel che ne viene fuori è un film slegato da ogni vincolo, geografico, temporale o registico che sia, ma più interessato a seguire invece le traiettorie labirintiche e imprevedibili di una sorta di flusso di coscienza: un flusso a cui abbandonarsi senza idee preconcette, e la cui unica modalità di fruizione cosiste nel lasciarsi stupire o ammaliare sequenza dopo sequenza.

L'arte, il potere e la memoria

Francofonia: una bella immagine del film scritto e diretto da Aleksandr Sokurov

Difficile, dunque, rintracciare un singolo fil rouge nell'arco di quasi novanta minuti in cui Sokurov rende omaggio al Louvre ma in un'ottica assolutamente atipica, lontana da ogni sospetto di accademismo: l'arte è celebrata in quanto veicolo di memoria, e il regista russo si incanta più volte a contemplare una statua o un ritratto, evidenziando come essi sappiano restituirci la "vita", la sua spontaneità e la sua concretezza, perfino a distanza di secoli. Ma Francofonia non si limita a questo: in numerose occasioni, dall'abbacinante pastiche di voci, foto ed immagini, si libra una riflessione sul rapporto a doppio taglio fra l'arte e il potere. Un rapporto segnato dai conflitti diplomatici e dalle guerre, e a cui Sokurov allude con sagace ironia facendo comparire, fra le sale del Louvre, un Napoleone Bonaparte impegnato a commentare i capolavori da lui stesso trafugati e portati in Francia, o i diversi dipinti che lo vedono protagonista secondo ottiche via via differenti.

Francofonia: un'immagine del Louvre tratta dal film di Sokurov

Riflessioni che consistono essenzialmente in spunti ed accenni, per una pellicola che lancia allo spettatore fin troppe suggestioni, scegliendo però di non focalizzarsi su un unico tema né di approfondire un unico discorso. Francofonia, pertanto, non raggiunge le altezze siderali dei film più acclamati di Sokurov, né tantomeno ambisce a replicare la potenza, insieme filosofica ed espressiva, di titoli come Moloch o Faust, ma che riesce in compenso a sprigionare un fascino a dir poco singolare: quello di un film che ci trasporta a volo d'aquila fin nel cuore del più celebre museo d'Europa, trasformandosi nel mentre in una "opera mondo" capace di parlarci del valore dell'Arte e del senso della Storia come pochi altri registi, oggi, sarebbero in grado di fare.

Francofonia: l’Arte e la Storia nel nuovo film di...
Stefano Lo Verme
Redattore
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Venezia 2015
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