Quale amore

2006, Drammatico

Recensione Quale amore (2006)

Operazione rischiosa quella di Maurizio Sciarra che, per il suo ultimo lavoro, sceglie di rivolgersi alla grande letteratura e di adattare il drammatico racconto di Lev Tolstoj Sonata a Kreutzer

Delitto e castigo a Lugano

Operazione rischiosa quella di Maurizio Sciarra che, per il suo ultimo lavoro, sceglie di rivolgersi alla grande letteratura e di adattare il drammatico racconto di Lev Tolstoj La sonata a Kreutzer. La Russia ottocentesca lascia il posto alla Lugano contemporanea tutta brumosi paesaggi lacustri e gelide filiali di banche perennemente illuminate a giorno dai neon. Una Svizzera a cui il regista, profondamente legato dopo la vittoria di cinque anni fa a Locarno con Alla rivoluzione sulla due cavalli, strizza l'occhio in molteplici modi inserendo uno spiritoso dialogo tra i due protagonisti su come viene visto il paese elvetico dall'esterno (precisione assoluta, accumulo di denaro e perfetta quiete... praticamente un luogo da pensionati) e ospitando, in un cameo, il presidente del Festival di Locarno Marco Solari.

Andrea è un banchiere giovane e rampante in cerca dell'amore perfetto. La donna della sua vita appare un giorno all'improvviso sul palco di un concerto di musica classica nelle vesti della pianista Atonia, bella e indipendente, che presto diviene sua moglie e la madre dei suoi tre figli. Ma non si può possedere una persona fino in fondo. Andrea lo scoprirà ben presto a sue spese sviluppando una forma di dipendenza morbosa dalla donna che lo porterà a una gelosia sempre più folle e incontrollabile culminante nel gesto estremo dell'omicidio. A raccogliere la confessione di Andrea, ormai libero grazie agli abili avvocati della sua ricca famiglia, sarà un anziano compagno di viaggio, durante una lunga notte trascorsa in un aeroporto paralizzato dal maltempo.

Maurizio Sciarra non ama le mezze misure. Lo si capisce assistendo al suo ultimo lavoro che persegue una propria personale via alla ricerca dell'originalità linguistica per sfuggire all'appiattimento di buona parte della cinematografia italiana contemporanea. Sforzo encomiabile da apprezzare sicuramente. In questo squilibrio volontario, il regista a volte coglie nel segno e a volte no. Alcune soluzioni, tra cui la scelta dell'ambientazione ticinese, una certa fedeltà all'opera di partenza e il ritorno insistente degli incubi visionari di Andrea, risultano piuttosto felici e colpiscono nel segno. Altre, come il montaggio dallo stile discontinuo che passa da una forma più classica a soluzioni appartenenti a certo cinema della modernità (attacchi dell'inquadratura su se stessa, posizioni atipiche della macchina da presa), spiazzano lo spettatore anche perché, in conclusione, risultano episodi isolati all'interno del film dei quali non si comprende la funzione.

Fortemente sbilanciato anche il registro interpretativo degli attori. Giorgio Pasotti, il cui punto di vista viene assunto come fulcro nella narrazione, dimostra un impegno assoluto nel dar vita a un personaggio così complesso che accumula rabbia, smania di possesso e gelosia furente per tutto il film fino all'esplosione di violenza finale, ma il risultato è inevitabilmente quello di un eccesso di interpretazione. Il suo tono mal si adatta con quello da bonario viaggiatore messo lì per caso di Arnoldo Foà, e il confronto tra i due dà vita a un dialogo spesso innaturale, sopra le righe, quasi straniante. Quanto alla scelta della protagonista femminile, la sensazione è che Vanessa Incontrada, senza dubbio dotata di notevole fascino, non sia ancora matura per un ruolo così intenso e vacilli un po' nelle parti recitate. La sensazione che il film di Sciarra lascia è quella di un dramma raggelato, dove l'approccio intellettuale ha la meglio su quello emotivo e dove le scene di maggiore impatto (l'intimità spesso violenta tra i due coniugi, le liti, i momenti in cui la musica diviene protagonista) non riescano a scaldare l'animo come dovrebbero. Lo sforzo per la ricerca di una nuova via per il cinema italiano è stato comunque fatto. Starà ad altri scegliere se continuare a percorrerla aggiustando il tiro o fare un passo indietro.

Recensione Quale amore (2006)
Valentina D'Amico
Redattore
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