La vita è facile ad occhi chiusi: la musica di John Lennon come motore per il cambiamento

Javier Cámara, uno degli attori feticcio di Pedro Almodóvar, in questi giorni impegnato con le riprese di The Young Pope di Paolo Sorrentino, ha presentato a Roma il film vincitore di sei Goya, diretto dallo stesso David Trueba e ambientato nella Spagna franchista che sognava la libertà grazie ai brani di John Lennon e un taglio di capelli alla Beatles. In sala dall'8 ottobre grazie ad Exit Media.

La vita è facile ad occhi chiusi: la musica di...

"Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see"

La vita è facile ad occhi chiusi

2013 – Commedia
3.4 3.4

Nel 1966 John Lennon, reduce da un'estenuante tour mondiale con i Beatles, in crisi professionale e personale, tanto da incidere Help!, richiesta d'aiuto travestita da hit, in quello che lui stesso definiva il suo "periodo alla Elvis" (una forma fisica appesantita), decide di prendersi una pausa dalla frenesia londinese e dall'assalto della stampa d'oltremanica per girare Come vinsi la guerra, il film diretto da Richard Lester e girato al sud della penisola iberica. Un'esperienza nuova e ben distante dalle celebri pellicole musicali tanto in voga in quegli anni che avevano visto gli stessi Beatles protagonisti con A Hard Day's Night - Tutti per uno ed Help!, successi al botteghino che incrementarono ancora di più la vendita dei loro album. In quelle stesse zone, un giovane professore, Antonio (Javier Cámara), insegna inglese ai suoi studenti utilizzando le canzoni dei Beatles al posto dei testi scolastici.

La vita è facile ad occhi chiusi: Javier Cámara,  Natalia de Molina e Francesc Colomer in una scena del film

Convinto di poter incontrare il suo idolo per chiedergli di correggere i suoi testi tradotti dallo spagnolo all'inglese, si mette in viaggio. Durante il percorso s'imbatte in Belén (Natalia de Molina), una giovane donna che fugge da una scelta presa al suo posto, e Juanjo (Francesc Colomer), un'adolescente con il caschetto alla Beatles scappato da una casa troppo rigida. Insieme costituiscono un terzetto di realtà agli antipodi, unite dal medesimo desiderio di cambiamento, di ribellione verso una società ancora alle prese con gli strascichi di un regime franchista che aveva cancellato sogni ed aspirazioni delle generazioni a loro precedenti e cercava di imprigionare anche le loro di menti, con uno sguardo chiuso e costantemente diffidente verso il nuovo.

E proprio da un verso di una delle canzoni più celebri dei Beatles, Strawberry Fields Forever, prende spunto La vita è facile ad occhi chiusi, l'ultimo film di David Trueba, vincitore di sei premi Goya, i prestigiosi riconoscimenti del cinema spagnolo. Ispirata alla vera storia di Juan Carrión, insegnate spagnolo che riuscì ad incontrare John Lennon durate le riprese del film di Lester, la pellicola prende a prestito l'incredibile storia vissuta da Carrión per raccontare una Spagna passata, dove i lasciti del regime di Franco vengono accennati con una presenza costante ma non invadente, fatta di dettagli o riferimenti che ricordano lo stile narrativo adottato da Shane Meadows in This is England per mostrare la disastrosa stagione politica di Margaret Thatcher. Con uno stile molto più delicato rispetto alla regia dell'inglese, il film farà la gioia di ogni beatlesiano. Sebbene le canzoni del quartetto di Liverpool sia solo verbalmente accennate durante la pellicola e John Lennon sia una sorta di spirito guida, di filo rosso invisibile che muove la storia, sarà impossibile per i fan più accaniti non immedesimarsi nel goffo professore di inglese, sempre pronto a citare qualche dettaglio che solo i veri ammiratori, vagamente ossessivi come chi scrive, conoscono, sorridendo di quella comunanza di aneddoti condivisi. Visivamente curato, grazie alla calda fotografia di Daniel Vilar, il film è l'omaggio alla testardaggine di un uomo qualunque che grazie alla sua forza di volontà è riuscito nel suo obiettivo. E forse non sarà un caso se dopo il suo incontro con John Lennon, tutti i successivi LP dei Beatles hanno riportato i testi delle canzoni sul retro.

Beatles o Rolling Stones?

La vita è facile ad occhi chiusi: Natalia de Molina e Francesc Colomer in un'immagine tratta dal film

Domanda fondamentale per ogni amante delle sette note per capire con chi si ha a che fare. Ovviamente Antonio è un beatlesiano convinto, un uomo che trova nelle canzoni dei Beatles tutto lo spettro delle emozioni umane, dalla malinconia alla felicità. Sentimenti che ci accomunano tutti e che costituiscono la base stessa del longevo successo dei brani degli scarafaggi del rock'n'roll. "Da ragazzo non ero un fan dei Beatles. Sono il più piccolo della mia famiglia, nato nel 1967 con due sorelle maggiori cresciute in quel decennio che cantavano tutto il tempo le loro canzoni con la chitarra. Per la mia famiglia è stato un incubo. Quando, invece, David mi ha chiamato per il film mi ha fatto entrare in un mondo che lui conosceva molto bene, mostrandomi l'evoluzione dei loro brani, inizialmente molto semplici e poi sempre più complessi, tanto da farmi appassionare alla loro musica". Esordisce così Javier Cámara, con un'iniziale confessione di apprezzamento tardivo per la musica dei Beatles a differenza del personaggio chiamato ad interpretare.

Una musica capace di svegliare un'intera generazione, in ogni angolo del mondo, dal torpore sociale e culturale che la fine del secondo conflitto mondiale aveva portato con sé, sconvolgendo e addirittura spaventando, ha poi precisato l'attore. "Nel momento della dittatura la musica era importantissima. La società voleva qualcosa di diverso. Non a caso il concerto dei Beatles a Madrid fu un successo incredibile, anche se la polizia usò il manganello contro i ragazzi ai botteghini. Il padre di Jorge Sanz, che nel film interpreta il papà di Juanjo, era un militare e quel giorno nelle Piazza del Toro c'era anche lui per contenere quei ragazzi perché la dittatura voleva reprimere sia loro sia il concerto".

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Difficoltà produttive

La vita è facile ad occhi chiusi: il regista David Trueba al lavoro sul set con Javier Cámara e Francesc Colomer

Il film, nonostante un buget esiguo, ha una forte attenzione ai dettagli, riproducendo fedelmente l'atmosfera del tempo grazie a costumi e ad una scenografia molto curati. Ma proprio questa mancanza di liquidità ha creato non pochi problemi produttivi in un film che prende le mosse da una delle più celebri canzoni del XX secolo. "La produttrice, prima della fine delle riprese del film, era in lacrime perché aveva provato per un anno ad ottenere i diritti delle canzoni dei Beatles ma erano troppo costosi. Ci ritrovavamo anche senza Strawberry Fields Forever e ci domandavamo come avremmo potuto realizzare un film che parlava di Lennon senza usare la sua musica. Alla fine siamo ricorsi ad un imitatore per il brano finale dato che ci avevano chiesto dai due ai tre milioni per le musiche originali mentre il budget del film era di un milione soltanto" ha ricordato divertito Cámara, raccontando come si è poi arrivati alla realizzazione di una colonna sonora musicalmente distante dalle sonorità beatlesiane e realizzata dal celebre chitarrista statunitense Pat Metheny, partendo da una collaborazione con il compianto contrabbassista Charlie Haden. "Per David, Charlie Haden, era la scelta migliore. Lui era già molto malato ma si fece ugualmente mandare il film che adorò. Aveva pezzi di altri brani ma il regista sentiva il bisogno di qualcosa di originale così Haden gli propose di lavorare con il suo assistente, Pat Metheny. Per David fu una grande sorpresa ma anche molto pericoloso perché temeva di non rientrare con il buget. Loro, invece, gli dissero di non preoccuparsi per i soldi. Pat ha scritto la colonna sonora mentre era in crociera con sua moglie e poi ha registrato tutto in studio a Los Angeles".

Un contesto storico solo accennato

La vita è facile ad occhi chiusi: Javier Cámara in una scena del film

La vita è facile ad occhi chiusi è la storia di un uomo qualunque, non di una rock star o di un dittatore. Al centro della narrazione c'è solo lui e il suo rapporto con due giovani esseri umani ai quali cerca di insegnare, in una manciata di giorni, l'importanza di non farsi calpestare l'orgoglio da nessuno e di non avere mai paura, né di affrontare difficoltà né di imbattersi nel nuovo. Tutto il resto è un contorno sfruttato dal regista per inquadrare la storia ed accennare ad altro come ha tenuto a precisare il protagonista: _ "Il film non è una rivisitazione del Franchismo. Quello che interessava a David era ricostruire un'atmosfera. Voleva raccontare la storia di un'eroe anonimo. Non si tratta neanche di un film su John Lennon. Voleva parlare di un cambiamento, una parola che nel dizionario spagnolo neanche esiste, di un viaggio fisico ed interiore"_.

Tra finzione e realtà

Quella del film è una doppia storia che il regista ha intrecciato partendo da un ricordo familiare. La pellicola è infatti dedicata a sua madre Palmira che, mentre lo teneva in braccio quando era ancora in fasce, piangeva al telefono con uno dei suoi fratelli maggiori scappato di casa. E proprio quelle lacrime hanno dato il via alla storia, arricchita da un trafiletto letto sul giornale come ci ha confidato l'attore spagnolo: "David ha letto la storia su un giornale e l'ha mischiata a quella del ragazzo che scappa di casa, ispirata dal fratello maggiore. Poi si è messo in contatto con il giornalista che scrisse il pezzo che gli parlò del carteggio tra il professore e John Lennon, che durò per dieci anni, esposto in un piccolissimo museo di Almeria" raccontando poi del suo incontro con il vero professore di inglese al quale la storia è ispirata: "Dopo aver girato la prima scena del film, David, ci ha detto di prendere una macchina e andare ad incontralo per pranzare con lui a circa 200 km da Almeria. Anche se ha novant'anni ha una grandissima energia e degli occhi azzurri come il mare, mi ricorda tanto Samuel Beckett. Mi ha addirittura interrogato sulla mia pronuncia inglese e mi ha dato il suo diario di viaggio di quei giorni. Leggendolo sono rimasto impressionato dalla totale uguaglianza con la sceneggiatura scritta da David che non aveva mai avuto accesso a quelle pagine".

La vita è facile ad occhi chiusi: Francesc Colomer, Javier Cámara e Natalia de Molina in un'immagine promozionale del film

L'accenno al regime franchista presente del film e agli anni grigi vissuti dalla Spagna porta poi a parlare di un argomento di strettissima attualità come il Referendum sull'Indipendenza della Catalogna che per un attimo spazza via il clima rilassato e divertito della conferenza stampa nella quale Javier Cámara è stato un vero e proprio one man show, con il suo italiano ricco di contaminazioni linguistiche ed un'energia spontanea. "Preferisco non parlarne. Ho un sentimento fraterno con la Catalogna. Diciamo che lo comprendo ma non lo comprendo. Provo tristezza perché sento molto violenza intorno a questo tema. Ho bisogno di più tempo per capire perché ora mi sembra tutto molto drastico. Inoltre credo che i due governi non stiano facendo un buon lavoro dato che non c'è dialogo".

Non solo cinema

La vita è facile ad occhi chiusi: una suggestiva immagine tratta dal film

Impossibile non chiedere poi in chiusura un commento alla sua partecipazione alle riprese di The Young Pope, la serie tv diretta da Paolo Sorrentino e prodotta da HBO, Sky e Canal Plus, con protagonista Jude Law nelle vesti di Papa Pio XIII. "Sarò un cardinale. Posso solo dire che apprezzo molto il suo cinema. Ho visto tutto quello che ha diretto e amo l'evoluzione della sua regia. In Spagna La grande bellezza ha avuto un successo incredibile. Noi ci siamo conosciuti quindici anni fa proprio a Roma, ai tempi di Parla con lei. E ora l'ho ritrovato sul set, molto tranquillo ma anche molto concentrato" ha chiosato l'attore al termine della ricca conferenza stampa.

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