Captain America: il primo vendicatore

2011, Avventura

Da First Avenger a Civil War: L’evoluzione di Captain America, l’anima del Marvel Cinematic Universe

Sottostimato all'inizio della sua carriera cinematografica attuale, il supersoldato creato da Joe Simon e Jack Kirby si è gradualmente evoluto fino a divenire il vero nucleo del Marvel Cinematic Universe. Vediamo insieme le tappe di questa trasformazione.

Nel 2011 era, a livello strettamente numerico, l'eroe Marvel meno amato al cinema, almeno per quanto concerne i membri fondatori degli Avengers, dietro Hulk (ma va anche detto, a onor del vero, che Captain America: il primo vendicatore ebbe la sfortuna di uscire in sala una settimana dopo Harry Potter e i doni della morte - parte 2). Cinque anni dopo, la Casa delle Idee gli ha affidato la responsabilità del film che, inaugurando la Fase Tre del Marvel Cinematic Universe, decostruisce e cambia radicalmente il mondo in cui si muovono i vari Vendicatori. Un onore non da poco per un personaggio che, a detta di molti, era troppo "antiquato" per poter funzionare sullo schermo al giorno d'oggi, e il culmine logico di un'evoluzione caratteriale e narrativa che ha reso Captain America la vera anima del MCU.

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Captain America: Civil War: lo scudo di Cap nella tela di Spider-Man nel trailer 2 del film

Al passo coi tempi

Innanzitutto facciamo un passo indietro, prendendo in considerazione la versione cartacea di Steve Rogers, nata dalla fantasia di Joe Simon e Jack Kirby nel 1941. Creato come strumento di propaganda, il supersoldato è, come Superman, una reliquia del tempo che fu a livello puramente ideologico, motivo per cui, dopo il suo reinserimento nell'universo Marvel nel 1964, gli autori dei fumetti si sono spesso divertiti a mettere in discussione i valori di Rogers, confrontandoli con la politica americana contemporanea. Così abbiamo avuto l'occasione, più di una volta, di vedere Steve "licenziarsi" dopo aver perso la fiducia nel governo americano, non potendolo più rappresentare ufficialmente (la prima di queste svolte ebbe luogo subito dopo lo scandalo legato al Watergate). In queste occasioni, è stato sostituito da altri "capitani", ma a conti fatti Rogers rimane insostituibile, e il suo idealismo la risposta perfetta ad un'ottica più cinica nei confronti del Sogno americano.

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Chris Evans di fronte al suo costume in The Avengers - I vendicatori

L'eroe di cui abbiamo - e avremo - bisogno

Chris Evans 'in borghese' nel film Captain America: il primo vendicatore

Anche sullo schermo, Rogers è inizialmente un semplice simbolo, un pezzo d'entertainment propagandistico, esemplificato dalla canzone Star-Spangled Man che ne accompagna le gesta durante le sue apparizioni come oggetto di spettacolo e spot pubblicitario ambulante. Ma il suo senso di giustizia e la sua determinazione, nati da una volontà irrefrenabile di fare del bene, ha la meglio sulla mentalità calcolatrice dell'esercito e del governo (che cercherà di creare un altro supersoldato decenni dopo, causando la nascita di Hulk). È questo idealismo a tratti ingenuo, ma sempre sincero, a fungere anche da ispirazione per quello che, per certi versi, è la spina dorsale del MCU: lo S.H.I.E.L.D., fondato da Peggy Carter e Howard Stark, rispettivamente l'amata e uno dei migliori amici del Capitano, e oggi guidato - seppure clandestinamente - da Phil Coulson, portavoce odierno degli ideali di Rogers e, tramite la sua morte (provvisoria) per mano di Loki, la spinta finale per il consolidamento degli Avengers, una chiusura simbolica del cerchio disegnato quando Steve ha fatto la conoscenza del professor Erskine.

Captain America - Il soldato d'Inverno: Chris Evans davanti al ciak

Congelato nelle acque del Polo Nord e rianimato una settantina d'anni dopo, Rogers fatica inizialmente ad adattarsi al mondo di oggi, in particolare per quanto concerne il suo ruolo come volto dell'eroismo americano. Un dilemma etico che si complica in Captain America: The Winter Soldier ("Questa non è libertà. Questa è paura.", dice riferendosi all'antiterrorismo preventivo dei suoi datori di lavoro) e raggiunge l'apice in Civil War, dove l'altruismo di Steve si scontra con il pragmatismo di Tony Stark, volto esemplare di quella modernità che Rogers non può capire del tutto, sulla questione dei supereroi che agiscono senza supervisione e con un potere pressoché illimitato. Entrambi hanno sia ragione che torto: Tony riconosce la necessità di porre un freno alle conseguenze devastanti di certe azioni degli Avengers, ma accetta di firmare gli Accordi di Sokovia anche e soprattutto per motivi principalmente egoistici (i sensi di colpa per la creazione di Ultron e la sua vita sentimentale a rischio); Steve invece sostiene - a ragione, considerando alcuni soggetti coinvolti - che essere controllati dalle Nazioni Unite farà più male che bene, ma commette l'errore di non voler scendere a compromessi di alcun tipo (o meglio, lo farebbe, ma viene sopraffatto dall'emozione quando Stark ricomincia a parlare). Fino al momento cruciale in cui rinuncia allo scudo e all'uniforme, perché Captain America è l'eroe che ci meritiamo, ma non quello di cui abbiamo bisogno adesso. Non ci resta che aspettare che la situazione cambi, perché lui ha già promesso che al momento opportuno tornerà: "Se avrai bisogno di me, Tony, io ci sarò."

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