The Hitcher

2007, Horror

Recensione The Hitcher (2007)

Un remake in cui il classico meccanismo del gatto che rincorre il topo si trasforma nella catarsi di un nuovo surreale e invincibile supercattivo che gioca a nascondino con la sexy-eroina di turno poco vestita, una sorta di Lara Croft dell'assolato deserto texano.

Da cult a teen-movie

A volte ritornano, spesso sbancano, quasi sempre deludono. Tempi duri per i grandi classici horror/thriller degli anni '70, film di culto che a decenni di distanza fanno ancora scorrere brividi lungo la schiena e che la Platinum Dunes di Michael Bay, senza troppi timori reverenziali, ha pensato bene di rimodernare e riportare sul grande schermo in versione giovanilistica. E' toccato ben due volte a Non aprite quella porta (con remake e prequel), ad Amityville Horror (che tra tutti forse era l'unico a necessitare di una rinfrescata che giustificasse l'horror del titolo) e a breve toccherà a Venerdì 13, Nightmare e persino a Gli uccelli di Hitchcock, tutti già in cantiere. Nel mezzo del cammino ecco che spunta anche il rifacimento di The Hitcher, il teso thriller on-the-road che nel lontano 1986 raccontava l'incubo vissuto da un giovane guidatore alle prese con le turbe psichiche di John Ryder, un autostoppista killer incautamente rimorchiato. Il gioiellino intriso di suspense diretto da Robert Harmon e interpretato da un ansiogeno Rutger Hauer (all'epoca lanciato dal successo di Blade Runner) insieme a due giovani attori quali C. Thomas Howell e Jennifer Jason Leigh, lascia il posto a un teen-movie tutto sangue, inquadrature panoramiche e mirabolanti incidenti stradali, incapace di restituire un decimo del pathos e della potenza visiva dell'originale.

Neanche la rilettura in chiave sentimentale è servita a far digerire questo remake a chi ha amato l'originale. L'esasperato protagonista e l'insoddisfatta cameriera che gli dimostra fiducia e decide di unirsi a lui in cerca d'aiuto, sono qui rimpiazzati da una coppia di fidanzati in viaggio verso le vacanze, senza che la storia si giovi in alcun modo di questa piccola ma sostanziale modifica. Anzi. L'unico vero punto di forza della storia originale, il fatto cioè che il protagonista si sentisse braccato, solo contro tutti perchè ingiustamente accusato per i crimini commessi da Ryder, viene infatti subito a mancare, come anche l'indimenticabile scena delle patatine 'sgranocchiate' nella tavola calda. Il classico meccanismo del gatto che rincorre il topo si trasforma così nella nascita di un nuovo surreale e invincibile supercattivo che gioca a nascondino con la sexy-eroina di turno poco vestita, una sorta di Lara Croft dell'assolato deserto texano. Neanche un accenno al morboso rapporto che si instaurava tra i due protagonisti maschili, solo strade deserte, stazioni di servizio fuori uso, telefoni che non funzionano e l'immancabile motel-tugurio sperduto in mezzo al nulla.

C'è da dire che l'essenzialità e la linearità della trama originale non lasciavano molto spazio ad aggiunte e/o modifiche, ma allora perché accanirsi proprio su (contro) certi film? Se nei due precedenti rifacimenti della neonata casa di produzione si era perlomeno visto un radicale cambio di toni, di ritmo e di stile nella realizzazione e nella narrazione rispetto agli originali, qui facciamo fatica a comprendere il vero senso della 'rivisitazione'. Totalmente povera di idee la nuova versione dello script scritta dagli sceneggiatori con lo zampino dell'autore originale Eric Red; scialba e prevedibile la regia di Dave Meyers; da dimenticare la prova di Sean Bean nel ruolo del cattivo. Senza dubbio un bravo attore ma per quanto si sforzi il confronto con Rutger Hauer rimane improponibile. Scegliere due o tre belle facce da cinema e piazzare dietro la camera da presa l'ennesimo principiante dai trascorsi musical-videoclippari non sempre dà i risultati sperati.

A proposito di road-movie passati alla storia: si vocifera da tempo che Spielberg stia pensando di ri-dirigere Duel, il suo primo vero capolavoro. Meglio che si muova, prima che il suo amico Michael Bay e i suoi compari ci facciano un pensierino.

Recensione The Hitcher (2007)
Luciana Morelli
Redattore
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