Cuccioli - ll paese del vento, l'animazione sostenuta dall'UNESCO

Dopo l'esperienza di Cuccioli - Il codice di Marco Polo, tornano i personaggi creati da Sergio Manfio per i più piccoli ma, non per questo, senza attenzione per l'attualità.

Cuccioli - ll paese del vento, l'animazione...

"Nei mezzi di comunicazione dedicati ai bambini spesso non c'è una vera e propria presa di coscienza di quanto si può e si deve fare attraverso un cartone animato. Per molti questi prodotti devono solamente divertire, ma in questo modo evitiamo di raccontare nella sua completezza una storia e si rischia di non prestare attenzione ai modelli educativi proposti ai ragazzi. Modelli, tra l'altro, che possono essere fondamentali per la loro formazione. " Dalle parole del regista Sergio Manfio si capisce che l'animazione, nonostante la sua forma ludica, è sicuramente una cosa seria non fosse altro per la fragilità del pubblico cui è dedicata. Quindi ha in sé l'obbligo di perseguire anche elementi altri come l'educazione o l'apertura a tematiche poco conosciute. Un percorso che Manfio, segue da sempre attraverso la serie cartoon Cuccioli, ideata per la televisione, e per la seconda volta trasformata in un lungometraggio. Così, dopo Cuccioli - Il codice Marco Polo, è la volta di Cuccioli - Il paese del vento in cui si affronta il discorso sull'energia eolica a misura di bambino. Distribuito da 01 Distribution in 200 copie dal 27 marzo, il film riprende lo storico gruppo formato dai sei cuccioli questa volta diretti verso Soffio, un paesino tra le montagne dove ogni cosa funziona grazie al vento. Qui, insieme al Custode del Vento dovranno fermare i piani di Maga Cornacchia, decisa a rubare la Girandola attraverso cui viene alimentata tutta l'attività della città.

La nascita di Cuccioli

Cuccioli - Il paese del vento: una scena tratta dal film
Come accennato, questa seconda esperienza cinematografica nasce dal prodotto televisivo in onda su Rai 2 e Rai YoYo. Fino ad ora sono stati prodotti 156 episodi in cui lasciare spazio a questo particolare gruppo di piccoli eroi improbabili, creati per far nascere nei giovani spettatori una riconoscibilità immediata per alcuni modelli caratteriali. " Ognuno dei miei protagonisti rappresenta una precisa tipologia caratteriale - spiega Manfio - Abbiamo il timido, il leader, la rana con i suoi sogni irrealizzabili di attore e la vanità delle bambine rappresentata dalla papera. Inoltre ogni singola avventura è stata scritta con creatività ma, soprattutto, tenendo conto di quelle che sono state le richieste e le esigenze dei bambini. Per questo Cuccioli evita qualsiasi facile soluzione di violenza, ponendo alla base l'ingegno e la fantasia. Quando L'UNESCO anima il cinema
Cuccioli - Il paese del vento: una scena tratta dal film d'animazione
Avere il sostegno e l'appoggio di una realtà come l'UNESCO rappresenta sicuramente un timbro di qualità per l'intero progetto, soprattutto per quanto riguarda le tematiche ambientaliste che sono al centro di questa storia. Particolarmente entusiasta del risultato è Philippe Pypaert, responsabile proprio dei programmi ambientali per l'Europa. " Indubbiamente ci sono molti prodotti dedicati ai bambini, ma pochi sono quelli che accettano di fondare tutto su dei valori naturali senza utilizzare un linguaggio aggressivo o violento. Cuccioli è la dimostrazione che anche dei prodotti commerciali possono custodire delle tematiche importanti, come quello della sostenibilità, e contribuire al cambiamento di alcune cattive abitudini in nome di altre più sane per il pianeta e per tutti noi. " Dal prodotto televisivo a quello cinematografico
Cuccioli - Il paese del vento: una scena del lungometraggio d'animazione
Buoni intenti a parte, dal punto di vista tecnico Manfio e il suo gruppo di animatori tutti italiani devono aver trovato delle difficoltà nell'ampliare la natura dei personaggio per un lungometraggio." Lo scoglio più grande che abbiamo affrontato è stata la stereoscopia - ammette il regista - _soprattutto perché ci siamo trovati di fronte ad una tecnica che non conoscevamo bene. Il fatto è che, a livello di regia, impone un utilizzo diverso dell'immagine ed un uso più moderato delle inquadrature che, necessariamente, devono mutare con minor rapidità. In questo caso la stereoscopia detta il ritmo di tutto il film. Dal punto di vista narrativo, invece, ci siamo chiesti fino a che punto potevamo spingere con tematiche importanti senza rischiare la perdita d'interesse da parte del bambino. Abbiamo scoperto, con piacere, di poter osare molto visto che davanti a noi abbiamo un pubblico più partecipe e ricettivo di quanto possiamo credere." _

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