Il fantasma dell'Opera

2004, Drammatico

Recensione Il fantasma dell'Opera (2004)

Un film che farà la gioia di quelle ragazzine che sognano il principe azzurro bello e coraggioso, ma che nell'attesa si accontentano del tizio brutto fuori e bello dentro.

Massimo Borriello

Canto d'amore

Ognuno di noi ha, dentro o fuori, una parte ripugnante, nascosta da una maschera o da una mano, che teniamo segreta per difenderci dagli altri. La gente è cattiva, impaziente di affondare il coltello in quello spazio che, seppur celato, è il più vulnerabile, il più facile da colpire. Trascorriamo la vita dissimulando, infagottandoci come in un eterno inverno, nella speranza che l'orrore che abita in noi imploda senza far rumore, finché l'amore, o come si voglia chiamare questa illusione, spacca il ghiaccio e lascia il corpo nudo e inerme. Allora la tana in cui ci si è rifugiati diventa una prigione dove riecheggia l'urlo che dalle viscere si apre al mondo trasformandoci in lupi assetati di calore, che bramano un posto al fuoco ed ululano disperati per quello che non potranno mai avere.

E' la disperazione che muove i fantasmi, che li spinge fuori dall'abisso e li riporta alla luce dimenticata della vita, è la drammatica consapevolezza di un amore che può essere solo sfiorato ad acuire la loro rabbia, pronta a trasformarsi in tragedia. La gelosia è una corda con la quale impiccare il senno e nel buio della follia non resta altro da fare che distruggere il mondo intero piuttosto che sentirsi derisi e abbandonati, ancora una volta, come da sempre. La diversità spaventa le persone, le allontana, attraendo solo quelle con una pietra in tasca, pronta ad essere scagliata con violenza.

Il Fantasma (Gerard Butler), creatura dal volto deturpato, e per questo ripudiato da sua madre, ha trascorso un'infanzia come fenomeno da baraccone da torturare per colmare il bisogno di crudeltà degli spettatori da fiera, prima di rifugiarsi nei recessi dell'Opéra Populaire, il fantomatico teatro principale di Parigi del 1870, dove ha vissuto per anni in un assoluto isolamento, durante il quale ha coltivato il suo talento di musicista e quello della giovane Christine (Emmy Rossum), un'orfana a cui si è rivelato con la sola voce, insegnandole l'amore per il canto. Diventata una donna, Christine può finalmente smettere le scarpette della ballerina di fila e fare il suo debutto da protagonista sul palco del teatro, grazie ad una serie di incidenti, provocati dal Fantasma, che metteranno fuori gioco la primadonna Carlotta (Minnie Driver) e la trasformeranno nella nuova stella dell'Opéra di Parigi, tra l'ammirazione di un pubblico entusiasta e del giovane neo-proprietario del teatro, il Visconte Raoul (Patrick Wilson). Sarà amore tra Christine e Raoul, un amore da cantare sul tetto dell'Opera, così lontano dai sotterranei in cui vive il Fantasma, il quale osserva furente la dichiarazione d'amore dei due giovani e giura al cielo vendetta.

Arriva sul grande schermo il più famoso musical di Andrew Lloyd Webber, Il fantasma dell'Opera, tratto da un romanzo noir scritto nel 1911 da Gaston Leroux e divenuto oggi un film grazie a Joel Schumacher, il regista di Batman forever e Un giorno di ordinaria follia, e allo stesso Lloyd Webber, produttore e compositore di altri grandi musical quali Cats, Jesus Christ Superstar ed Evita. Più di due ore di grande musica, impreziosite in questa versione cinematografica da sontuose scenografie e costumi appariscenti. Un dramma della gelosia, un triangolo pericoloso fatto di fughe, combattimenti, rapimenti, pietà e sacrificio, il tutto in nome dell'amore. Ma in qualsiasi storia d'amore c'è sempre una buona dose di ridicolo, tanto più in un mondo dove le persone comunicano solo attraverso il canto, come tragicamente intrappolate in un classico Disney, sciorinando cumuli di insopportabile banalità.
Musical e cinema: un binomio velenoso in un'epoca come la nostra, che può dar vita a piccoli capolavori (vedere alle voci Baz Luhrmann e John Cameron Mitchell) ma anche a noiose, per quanto pompose, riduzioni cinematografiche di spettacoli che forse farebbero meglio a restare nel chiuso di un teatro. In questa versione de Il fantasma dell'Opera il brodo è allungato da quindici minuti di nuova musica (chi ne sentiva il bisogno?) a commento di alcune tra le più patetiche sequenze del film, come la storiella dell'infanzia del Fantasma (liquidata in modo pietoso) e il viaggio in carrozza di Christine verso il cimitero dov'è sepolto il padre.

Sul palco una manciata di attori emergenti e qualche vecchia conoscenza. Emmy Rossum, diciassette anni all'epoca delle riprese, conferma il grande talento già rivelato in Mystic River. La sua è una voce angelica, pulita, anche se spesso lagnosa e zuccherosa. Gerard Butler, spento e tutt'altro che terrificante Fantasma, ha un timbro vocale abbastanza anonimo, sicuramente poco adatto ad un personaggio simile, a differenza di Patrick Wilson, unico tra gli attori ad avere grande dimestichezza con i musical, protagonista di successi quali Oklahoma! e The full monty, dotato di una voce magnifica.
Da noi, come in tutti i 60 paesi nei quali è distribuito il film, arriva una versione completamente adattata de Il fantasma dell'Opera, per espresso volere di Andrew Lloyd Webber, con canzoni e dialoghi doppiati in italiano. Un lavoro senza dubbio encomiabile, tanto che il produttore musicale del film ha definito quella italiana la migliore versione realizzata. Il grande problema dei musical doppiati è però un evidente e fastidiosissimo problema di lipsynch, il sincronismo labiale, che porta l'attenzione dello spettatore sui problemi tecnici, strappandolo così dall'atmosfera da sogno che il film intende invece creare. Massacrata dal doppiaggio italiano è Minnie Driver, straordinaria interprete di un'esilarante Signora Carlotta, capricciosa diva italiana caratterizzata da un forte accento sempre sopra le righe, il cui colore è andato completamente perso nella versione nostrana che non rende assolutamente giustizia all'ottima prova della rediviva Driver.

Della storia originale si è perso il mistero, l'odore del pericolo e anche le scene che vorrebbero provocare terrore non suscitano alcuna reazione. Quello che dovrebbe essere un fantasma è in realtà una figura onnipresente dal mantello svolazzante, che vive in un porto (!) nei sotterranei del teatro tra gargoyle che prendono vita e candele che affiorano dall'acqua accese. Effetti visivi dall'impatto assicurato, ma a discapito della verosimiglianza: i miracoli e le magie non hanno nulla a che fare con la realtà. Schumacher e Lloyd Webber si disinteressano di creare un'atmosfera di sinistro presagio che dovrebbe svilupparsi in un crescendo fino alla famosa scena del crollo del lampadario, preferendo concentrare l'attenzione sui capricci amorosi dei tre protagonisti che passano il tempo a rincorrersi. Un film che farà la gioia di quelle ragazzine che sognano il principe azzurro bello e coraggioso, ma che nell'attesa si accontentano del tizio brutto fuori e bello dentro.

Recensione Il fantasma dell'Opera (2004)
Privacy Policy