Il Festival del cinema di Berlino è iniziato già con qualche polemica oggi quando la giuria del concorso, guidata da Wim Wenders, ha risposto a diverse domande sulla situazione geopolitica del mondo, in particolare il genocidio in corso a Gaza.
Il celebre regista tedesco ha risposto con fermezza alla domanda sull'ipotesi che il cinema possa influenzare un cambiamento in ambito politico. La reazione negativa di Wenders ha inevitabilmente scatenato diverse polemiche sulla delicata questione.
Cinema e politica: l'opinione di Wim Wenders
"I film possono cambiare il mondo ma non in modo politico" afferma con certezza Wenders "Nessun film ha davvero cambiato l'idea di un politico. Ma possiamo cambiare l'idea che le persone hanno di come dovrebbero vivere. C'è una grande discrepanza su questo pianeta tra le persone che vogliono vivere la propria vita e i governi che hanno altre idee. Quindi penso che i film entrino in quella discrepanza".
Nel corso della conferenza stampa, Wim Wenders, Orso d'Oro alla carriera nel 2015, ha parlato di ciò che rende il festival diverso dagli altri: "Potete essere certi che vedrete più sfaccettature del mondo che in qualsiasi altro festival. È questo il suo grande punto di forza".
La giuria della Berlinale sotto pressione sul genocidio a Gaza
Wim Wenders presiede la giuria di quest'anno, composta dal regista americano Reinaldo Marcus Green, dalla filmmaker giapponese Hikari, dalla produttrice de La zona d'interesse Ewa Puszczyńska, dal regista nepalese Min Bahadur Bham, dall'attrice sudcoreana Bae Doona e dal regista-produttore indiano Shivendra Singh Dungarpur.
Durante la conferenza stampa, alla giuria è stato chiesto conto del genocidio nella Striscia di Gaza e del sostegno che in buona parte il governo tedesco ha mostrato a Israele: "Naturalmente, cerchiamo di parlare alle persone, a ogni singolo spettatore" ha proseguito Wenders "per farle riflettere, ma non possiamo essere responsabili della decisione che prenderanno, che sia sostenere Israele o sostenere la Palestina. Ci sono molte altre guerre in cui viene commesso un genocidio e non ne parliamo. Quindi è una domanda molto complicata e penso sia un po' ingiusto chiedere a noi cosa ne pensiamo, come sosteniamo o non sosteniamo, se parliamo o meno ai nostri governi".
Secondo Wim Wenders, in quanto registi "dobbiamo restare fuori dalla politica perché se realizziamo film deliberatamente politici, entriamo nel campo della politica. Ma noi siamo il contrappeso della politica, siamo l'opposto della politica. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non il lavoro dei politici".