Le star di Hollywood contro la fusione tra Paramount e Warner Bros: "Si perderanno molti posti di lavoro"

Oltre 1000 artisti e creativi hanno condiviso una lettera aperta per spiegare perché sono contrari all'accordo tra i due studios.

Un'immagine di Paramount e Warner

Oltre 1000 artisti, comprese star del cinema come Joaquin Phoenix e Kristen Stewart, hanno firmato una lettera contro l'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance.
Il messaggio, condiviso dal New York Times e sul sito BlocktheMerger.com, sostiene che a pagarne le conseguenze saranno i professionisti e la stessa società.

La lettera firmata contro la fusione

La missiva condivisa online è stata firmata da cineasti, documentaristi e professionisti dell'industria cinematografica e televisiva, per esprimere l'inequivocabile opposizione alla proposta di fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery.

I professionisti hanno proseguito sottolineando: "Questa operazione consoliderebbe ulteriormente un panorama mediatico già concentrato, riducendo la concorrenza in un momento in cui le nostre industrie - e il pubblico a cui ci rivolgiamo - non se lo possono permettere. Il risultato sarà una riduzione delle opportunità per i creatori, una diminuzione dei posti di lavoro nell'intero ecosistema produttivo, costi più elevati e una minore scelta per il pubblico negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Ancora più allarmante è il fatto che questa fusione ridurrebbe il numero delle principali case di produzione cinematografica statunitensi a sole quattro".

L'attuale situazione è già all'insegna di un calo nel numero di film prodotti e distribuiti, e di una riduzione del tipo di storie finanziate e distribuite. La lettera ricorda: "Sempre più spesso, un numero ristretto di entità potenti determina cosa viene prodotto - e a quali condizioni - lasciando creatori e imprese indipendenti con meno possibilità di sostentamento per il proprio lavoro. La concentrazione dei media ha accelerato la scomparsa dei film a medio budget, l'erosione della distribuzione indipendente, il crollo del mercato delle vendite internazionali, l'eliminazione di una partecipazione significativa agli utili e l'indebolimento dell'integrità dei crediti cinematografici".

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La fusione porterebbe quindi a un rischio per la vita professionale di decine di migliaia di lavoratori, privilegiando inoltre 'gli interessi di un piccolo gruppo di potenti stakeholder rispetto al bene pubblico'.
Gli artisti hanno ribadito: "L'integrità, l'indipendenza e la diversità del nostro settore sarebbero gravemente compromesse. La concorrenza è essenziale per un'economia sana e una democrazia sana. Lo sono anche una regolamentazione e un'applicazione oculate delle norme. La concentrazione dei media ha già indebolito uno dei settori globali più vitali degli Stati Uniti, un settore che da tempo plasma la cultura e connette le persone in tutto il mondo".

Un post per spiegare il proprio sostegno

Tra le persone che hanno spiegato il motivo per cui hanno firmato la lettera c'è Damon Lindelof che, in un post su Instagram, ha lodato David Ellison, che potrebbe diventare il suo capo, sostenendo che sia 'brillante, ambizioso e pieno di passione'.
Il filmmaker ha però aggiunto: "Hollywood, che ci crediate o no, è una città operaia. Ci sono migliaia e migliaia di macchinisti e elettricisti. Autisti e scenografi. Costruttori e operatori del microfono. Troupe cinematografiche e addetti al catering. E stanno per essere tutti fregati".

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Lindelof ha ribadito: "Le fusioni a Hollywood significano meno film e meno serie TV, e questo significa meno posti di lavoro. Quando due storici set cinematografici sono di proprietà della stessa azienda, il risultato è scontato: uno diventa una città fantasma".