Primal 3, Tartakovsky motiva la sua scelta creativa (e la sua paura): "Mi piace essere imprevedibile"

La stagione 3 di Primal rompe gli schemi narrativi precedenti con una svolta che Tartakovsky commenta, spiegando entusiasmi, paure e obiettivi creativi.

Una scena di Primal 3

La terza stagione di Primal riporta in vita (letteralmente) Spear sotto forma di zombie, scelta creativa che Genndy Tartakovsky ammette di aver temuto. Il creatore difende però la svolta, puntando su emotività, sorpresa e costruzione "a puzzle".

La scelta rischiosa di Genndy Tartakovsky

Quando si chiude la seconda stagione di Primal, la sensazione generale è quella del sipario definitivo: Spear muore, la storia sembra aver compiuto il suo cerchio tragico e selvaggio. Per questo, l'apertura della terza stagione è stata percepita dai fan come un twist enorme, quasi spiazzante.

Genndy Tartakovsky confessa che il timore era concreto. "L'idea che fosse uno zombie mi piaceva", racconta, "ma hai sempre paura di quella svolta da 'jumping the shark'. Quel momento del tipo 'Siamo andati troppo oltre? Non ci siamo arrivati nel modo giusto?' e tutte queste cose." È una confessione sincera, quasi tecnica: l'autore mette sul tavolo un dilemma molto comune nelle narrazioni longeve, ovvero il rischio di spostare il tono troppo in avanti e perdere parte della coerenza interna.

Il timore però, dice Tartakovsky, è durato poco: "È stata una preoccupazione di breve durata perché mi sentivo bene su tutto ciò e su dove le storie sarebbero andate emotivamente." L'emotività, infatti, rimane una chiave interpretativa fondamentale per il creatore di Primal, l'altra è la sorpresa. E proprio nel commentare il finale della seconda stagione, Tartakovsky sottolinea quanto quella chiusura fosse "agrodolce" e quanto non ami gli epiloghi perfetti: "Molte persone erano, non direi spaventate, ma forse tristi per la fine della seconda stagione. È agrodolce, giusto? E mi piacciono i finali agrodolci." La promessa, ora, è che la terza stagione - pur partendo da una premessa estrema - offrirà ai fan una sorpresa piacevole sul piano emotivo.

Un puzzle senza dialoghi per la stagione 3

Il ritorno di Spear in versione non morta non è l'unica carta giocata da Tartakovsky. La filosofia di questa terza stagione sembra poggiare su un principio chiaro: non permettere al pubblico di anticipare l'evoluzione narrativa. "Non voglio che il pubblico provi a prevedere cosa accadrà", spiega. L'obiettivo è trasformare lo spettatore da stratega a passeggero, fino a quando semplicemente smette di ipotizzare e decide di "farsi portare dalla corrente": "È sempre la speranza che lo facciamo. Come spettatore, mi piace quando è imprevedibile, perché allora il cervello si rilassa e mi lascio trasportare."

Un aspetto che il creatore rivendica come cifra distintiva è la dimensione "da enigma": "Amo iniziare le cose con una domanda. 'Che cos'è questo? Questo fuoco? Chi sono questi personaggi? C'è stata una battaglia.'" L'assenza totale di dialoghi richiede infatti un lavoro di lettura visiva, che Tartakovsky definisce "visual puzzling", un puzzle che lo spettatore deve risolvere in silenzio, un tassello alla volta.

Primal 3, il primo trailer anticipa la storia: "Volevo che questo folle mondo magico lasciasse un marchio" Primal 3, il primo trailer anticipa la storia: 'Volevo che questo folle mondo magico lasciasse un marchio'

Se la paura del "salto dello squalo" è stata reale, ora la scommessa è tutta sul pubblico. Primal vuole sorprendere, destabilizzare e poi ricomporre un senso emotivo complessivo tra seconda e terza stagione. Le nuove puntate sono già in onda su Adult Swim la domenica sera, con streaming il giorno successivo su HBO Max. Spear è tornato, non nel modo in cui immaginavamo forse, ma Tartakovsky sembra convinto che valesse la pena rischiare.