Ghali “invisibile” all’apertura delle Olimpiadi 2026: il silenzio della Rai fa discutere

La performance di Ghali in chiusura della grande cerimonia d'aperura delle Olimpiadi Milano Cortina è passata stranamente inosservata alla telecronaca e alle telecamere di Rai 1, come in tantissimi hanno notato via social

Ghali accompagnato dai ballerini durante l'esibizione alla cerimonia d'apertura delle Olimpiadi 2026

Durante la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi Invernali 2026, tra musica, coreografie e ospiti internazionali, c'è stata anche "un'assenza" che in molti hanno notato. Ghali è salito sul palco, ha preso parte allo spettacolo finale, ma nella diretta Rai il suo nome non è mai stato pronunciato. Nessuna presentazione, nessun riferimento, nessuna spiegazione.

Un dettaglio? Per una parte del pubblico no. Nel giro di pochi minuti, sui social è iniziata a circolare la stessa domanda: possibile che uno degli artisti italiani più riconoscibili a livello internazionale sia rimasto "invisibile" in TV durante l'evento simbolo di Milano Cortina 2026? Da lì, il silenzio della Rai è diventato un caso.

Ghali sul palco, ma mai citato in diretta Rai

Ghali Olimpiadi

Durante il gran finale della cerimonia d'apertura, Ghali è effettivamente salito sul palco insieme ai ballerini coinvolti nello spettacolo, tutti vestiti di bianco, un quadro corale che ha chiuso l'evento con un messaggio di pace e unità tra i popoli.

Inutile dire che il cantante italo-tunisino era assolutamente riconoscibile. Oltre che atteso, dopo tutte le polemiche della vigilia. Eppure, nella telecronaca della Rai il suo nome non è mai stato pronunciato. Nessuna introduzione, nessun richiamo al suo intervento, nessuna spiegazione per il pubblico a casa. Mentre altri artisti venivano citati e contestualizzati, Ghali è rimasto una figura senza didascalia, presente nell'immagine ma assente nel racconto.

Un dettaglio che ha colpito i tantissimi che si sono riversati sui social per commentare la scelta peculiare della RAI, soprattutto considerando il profilo dell'artista e il peso simbolico della sua partecipazione a un evento globale.

Cosa ha fatto Ghali durante la cerimonia d'apertura

Ghali Getty

Nn ha tenuto un discorso né presentato un brano completo da solista: Ghali ha deciso di portare a San Siro la poesia Promemoria di Gianni Rodari, in italiano, in francese e in inglese. Un testo semplice ma dal forte impatto, una lista di cose da fare ogni giorno ("lavarsi, studiare, giocare/preparare la tavola, a mezzogiorno") e poi quell'unica cosa da evitare: "Ci sono cose da non fare mai/né di giorno né di notte/né per mare né per terra:/per esempio, la guerra".

Un'esibizione che non ha lasciato certo indifferenti, accompagnata da una coreografia, interpretata da un cast di ballerini under 20, che si è evoluta insieme alle parole: una montagna umana iniziale da cui, via via, ha preso forma una colomba bianca, simbolo di pace.

La diretta Rai: cosa è stato detto (e cosa no)

Le telecamere di Rai 1 hanno naturalmente trasmesso l'intervento di Ghali ma senza mai neppure regalare un primo piano all'artista. Bisognava tenere gli occhi aperti, insomma, per riconoscerlo, completamente di bianco vestito, e per vederlo muoversi in un gruppo di ballerini tutti di bianco vestiti.

Nemmeno una citazione durante la telecronaca di Paolo Petrecca, direttore del TG Sport subentrato all'ultimo al collega Auro Bulbarelli, in una serata che ha visto il giornalista certo non in forma smagliante, considerato il numero di gaffe che il pubblico dell'ammiraglia RAI ha dvouto ascoltare.

Un silenzio casuale o una scelta editoriale? Pur volendo concedere il beneficio del dubbio, sembra improbabile che Ghali non sia mai stato nominato perchè non si conoscesse il suo nome. E sembra davvero poco casuale la scelta di non inquadrarlo mai in primo piano.

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Perché la presenza di Ghali alle Olimpiadi era anche simbolica

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Chiamare Ghali a esibirsi in un evento simile ha assunto una portata simbolica enorme. La presenza del rapper e cantautore milanese (uno dei nostri artisti più apprezzati anche all'estero) è subito stata salutata con plauso da chi ha inteso finalmente rappresentata quella che non è più una minoranza: gli italiani di seconda generazione.

Lui, nato a Milano da genitori tunisini, cresciuto ai margini della città meneghina, sarebbe stato il perfetto rappresentante di un'Italia contemporanea, multiculturale e globale, in linea con il messaggio di apertura e inclusione che i Giochi Olimpici dichiarano di voler trasmettere. A maggior ragione se si considera che proprio gli italiani di seconda generazione, quale è Ghali, sono già parte importante di tante nazionali sportive azzurre.

Negli anni, il rapper ha costruito un'immagine pubblica che intreccia musica, identità e temi sociali. La sua presenza sul palco di un evento mondiale come l'inaugurazione di Milano Cortina 2026 sembrava un segnale preciso: un Paese che sceglie di mostrarsi attraverso voci nuove, ibride, riconosciute anche fuori dai confini nazionali. E invece si è trasformata nell'ennesima occasione mancata.

Le polemiche della vigilia che hanno accompagnato la sua esibizione

Non soltanto per quanto accaduto su Rai 1, ma anche per le polemiche che hanno accompagnato la performance di Ghali alla cerimonia.
Nei giorni precedenti, infatti, aveva fatto assai discutere quanto dichiarato dal ministro per lo Sport Giovanni Abodi, in merito al fatto che Ghali non avrebbe avuto molta autonomia: "Ritengo che un Paese debba sapere reggere all'urto di un artista che ha espresso un pensiero che non condividiamo, che non sarà espresso su quel palco".
Il riferimento era naturalmente a quanto espresso dal rapper sula questione palestinese sul palco di Sanremo 2024, quello "Stop al genocidio" pronunciato senza indugi.

Il giorno prima della cerimonia, poi, è stato lo stesso Ghali a intervenire sui social, già polemizzando contro l'organizzazione. Il rapper ha lasciato intendere che avrebbe dovuto cantare l'inno d'Italia ma poi gli era stata preferita Laura Pausini (che ha cantato in playback). Gli era stata dunque proposta una poesia sulla pace che poteva contenere più di una lingua, ma l'arabo (seconda lingua di Ghali) era stata ritenuta "di troppo".