Exit 8, l'incubo metropolitano giapponese del famoso videogioco si presenta col suo primo trailer

È uscito il primo trailer di Exit 8, adattamento cinematografico dell'omonimo videogioco. Diretto da Genki Kawamura, il film porta sul grande schermo un thriller minimale ambientato in un corridoio della metropolitana senza fine.

Una scena di Exit 8

Un corridoio, poche regole e l'ossessione di non sbagliare: Exit 8 arriva al cinema con un trailer che promette un'esperienza tesa e ipnotica, capace di trasformare la semplicità di un videogioco in un viaggio mentale dove ogni dettaglio può diventare una trappola.

Un corridoio infinito e regole spietate: dal videogioco allo schermo

Il primo trailer di Exit 8 offre finalmente uno sguardo concreto all'adattamento cinematografico di uno dei videogiochi più discussi degli ultimi anni. Diretto da Genki Kawamura, il film porta sul grande schermo l'idea firmata Kotake Create, costruita su un concetto tanto semplice quanto destabilizzante: un uomo intrappolato in un corridoio della metropolitana apparentemente infinito, costretto a osservare ogni minimo dettaglio per trovare l'uscita giusta.

Nel film, il protagonista è interpretato da Kazunari Ninomiya, chiamato a sostenere una narrazione basata più sull'attenzione e sulla tensione che sull'azione tradizionale. Le regole del suo viaggio sono chiare e implacabili, come recita la logline ufficiale: "Non ignorare nulla di insolito. Se scopri un'anomalia, torna immediatamente indietro. Se non ne trovi, prosegui. Poi esci dall'uscita 8. Ma anche una sola svista ti rimanderà all'inizio". Un sistema che trasforma l'osservazione in una condanna e l'errore in un loop senza fine.

Il trailer restituisce perfettamente questa sensazione di claustrofobia mentale. Le inquadrature insistono su spazi puliti, quasi anonimi, che diventano inquietanti proprio per la loro normalità. Ogni cartello, ogni passante, ogni variazione minima dell'ambiente può essere la chiave per avanzare o la ragione di un fallimento totale. È un'ansia silenziosa, che non esplode mai davvero, ma si accumula passo dopo passo.

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Accanto a Ninomiya, il cast include Yamato Kôchi, Naru Asanuma, Kotone Hanase e Nana Komatsu, mentre la sceneggiatura è firmata dallo stesso Kawamura insieme a Kentaro Hirase. La produzione è affidata a Yuto Sakata, Kenji Yamada, Akito Yamamoto e Taichi Ito. L'uscita nelle sale è fissata al momento per il 23 aprile, con una distribuzione nazionale che punta a intercettare non solo i fan del videogioco, ma anche gli amanti del thriller psicologico più essenziale.

Un'esperienza cinematografica tra gioco e percezione

Exit 8 non nasce come un semplice adattamento, e il trailer lo chiarisce senza ambiguità. Kawamura ha spiegato apertamente il suo approccio al progetto in una precedente intervista: "Quando ho adattato questo videogioco in un film, non sono partito pensando: "Trasformiamo questo gioco in un film". Quello che volevo creare era un'esperienza cinematografica unica, che sfumasse il confine tra videogioco e cinema".

Il film ha già avuto un primo battesimo importante: la presentazione nella sezione Midnight del Festival di Cannes 2025, dove è stato accolto con recensioni molto positive. Un passaggio che ha contribuito a consolidare la percezione di Exit 8 come qualcosa di più di una curiosità da gamer, posizionandolo invece come un esperimento narrativo capace di dialogare con il linguaggio cinematografico contemporaneo.

Il percorso di Kawamura rende questa operazione particolarmente interessante. Dopo il debutto alla regia con A Hundred Flowers nel 2022 e il cortometraggio Duality nel 2018, Exit 8 rappresenta un'ulteriore evoluzione del suo interesse per storie intime, costruite attorno a emozioni sottili e meccanismi psicologici più che a svolte spettacolari.

In un panorama sempre più affollato di adattamenti da videogame, Exit 8 sceglie una strada diversa: niente lore espansa, niente spiegazioni rassicuranti, solo un'idea portata fino alle estreme conseguenze. Il trailer non promette risposte facili, ma un'esperienza sensoriale e mentale, dove la ripetizione diventa racconto e l'uscita un'ossessione.