Exit 8, in arrivo anche in Italia il thriller tratto da un videogioco cult che ha conquistato il Giappone

Il thriller psicologico Exit 8, tratto dall'omonimo videogioco, ha una data d'uscita ufficiale e un nuovo poster. Distribuito da Neon, il film debutterà al cinema dopo un percorso festivaliero trionfale.

Una scena di Exit 8

C'è un cinema che nasce dal silenzio, dalla ripetizione e dall'ansia che cresce a ogni passo sbagliato: Exit 8 appartiene a questa categoria, un thriller minimale e ossessivo che trasforma un corridoio della metropolitana in un labirinto mentale, pronto ora a conquistare le sale internazionali.

Un videogioco, un corridoio infinito e regole che non perdonano

Neon ha ufficializzato l'uscita cinematografica di Exit 8, fissando la data al 23 aprile 2026 e accompagnando l'annuncio con un poster enigmatico e la promessa di un trailer imminente. Diretto da Genki Kawamura, il film è l'adattamento dell'omonimo videogioco firmato Kotake Create, diventato rapidamente un cult grazie alla sua struttura semplice e alla tensione costante costruita sulla ripetizione.

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La storia segue un uomo intrappolato in un corridoio sterile della metropolitana, apparentemente infinito. Non ci sono mostri, inseguimenti o spiegazioni rassicuranti: solo regole precise, da seguire alla lettera. "Non ignorare nulla di insolito. Se scopri un'anomalia, torna immediatamente indietro. Se non la trovi, prosegui. Poi esci dall'uscita 8". Ogni errore riporta il protagonista al punto di partenza, trasformando l'attenzione ai dettagli in una questione di sopravvivenza psicologica.

Kawamura firma anche la sceneggiatura insieme a Kentaro Hirase, mantenendo intatta la natura ipnotica del materiale originale. Il film non cerca di "spiegare" il mistero, ma di farlo vivere allo spettatore, immergendolo in un loop che gioca con la percezione e con la paura di aver sbagliato qualcosa senza rendersene conto. Un meccanismo che, già nel videogioco, aveva dimostrato una straordinaria efficacia.

Il cast include Kazunari Ninomiya, Yamato Kôchi, Naru Asanuma, Kotone Hanase e Nana Komatsu, chiamati a sostenere un racconto in cui il peso della narrazione grava più sull'atmosfera che sul dialogo. Il risultato è un'esperienza che sembra costruita per il grande schermo, dove ogni dettaglio visivo diventa un indizio e ogni ripetizione aumenta la tensione.

Dai festival al successo: perché Exit 8 è già un caso

Prima ancora di arrivare nelle sale, Exit 8 ha costruito una reputazione solida nei festival internazionali. Il film ha debuttato nella sezione Midnight del Festival di Cannes 2025, ricevendo una standing ovation di otto minuti, per poi proseguire il suo percorso a Toronto, Sitges, Beyond Fest, Busan e all'International Film Festival Rotterdam. Un cammino che ha consolidato il suo status di titolo di riferimento nel panorama del thriller contemporaneo.

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Il pubblico giapponese ha risposto con entusiasmo: oltre 27 milioni di dollari incassati al botteghino nazionale, numeri notevoli per un'opera così essenziale e priva di concessioni commerciali evidenti. A questi si aggiunge un dato che pesa come una dichiarazione d'intenti: un 97% di gradimento su Rotten Tomatoes, indice di un consenso critico quasi unanime.

Parte del merito va attribuita alla figura di Kawamura, produttore di titoli come Your Name, Mirai, Belle e Monster, e autore del romanzo If Cats Disappeared From The World, tradotto in 32 Paesi e venduto in oltre due milioni di copie. Dopo il debutto alla regia con A Hundred Flowers, premiato come Miglior Regista a San Sebastián, Exit 8 rappresenta un ulteriore passo nella sua esplorazione di storie intime e destabilizzanti.

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Mirai: un momento del film d'animazione

La produzione è affidata a Yuto Sakata, Kenji Yamada, Akito Yamamoto e Taichi Ito, mentre l'uscita del 23 aprile 2026 vedrà il film confrontarsi con altri titoli importanti in sala. Una competizione che, paradossalmente, potrebbe giocare a suo favore: Exit 8 non punta sul rumore, ma sull'inquietudine che resta addosso.

In un panorama sempre più affollato di adattamenti da videogame, il film dimostra che non serve espandere un universo o moltiplicare i personaggi per funzionare. Basta un corridoio, poche regole e la sensazione costante di aver mancato qualcosa. E quando il cinema riesce a trasformare un'idea così semplice in un'esperienza collettiva, il risultato è destinato a farsi ricordare.