L'annuncio di ieri del Governo, che dal 10 marzo tornerà a permettere il consumo di cibi e bevande nelle sale cinematografiche, è un primo passo, ma il grido d'allarme lanciato da ANEC, Associazione Nazionale Esercenti Cinema, sulla situazione delle sale italiane non si esaurisce con un contentino.
Così, esercenti, distributori e giornalisti si sono ritrovati a fare il punto sulla situazione in una riunione, di persona e virtuale, che riassume la doppia anima della produzione cinematografica attuale.
Non passa certo inosservata la concorrenza sfrenata dello streaming che, come è emerso dalla conferenza stampa, in questi ultimi anni ha accelerato il processo che lo porta a sottrarre spettatori in primis, ma anche risorse e attori alle produzioni cinematografiche.
Mario Lorini, presidente di Anec, denuncia: "L'eccesso di offerta domestica con tantissime produzioni, anche italiane, ci penalizza. In due anni sono state realizzate 200 produzioni seriali. Era necessario che il pubblico impossibilitato a uscire di casa avesse un'offerta adeguata, ma adesso che tutto sta riaprendo ci mancano gli attori che sono impegnati sui set delle serie tv".
Come sottolinea Lorini, le richieste al Governo per aiutare il ritorno del grande pubblico in sala sono chiare: in primis un intervento normativo per rendere omogenee le finestre per cinema italiano e straniero, salvando le sale dalla concorrenza sfrenata dello streaming, e poi la richiesta di una road map precisa che riguardi l'abolizione di tutte le restrizioni (mascherine in primis) per programmare il futuro.
L'allarme lanciato dagli esercenti è chiaro: "La mancanza del 30% di sale - destinate a chiudere per via della crisi - determinerebbero il crollo del mercato. Per questo lanciamo un appello attivo, ci vuole una soluzione rapida".
Tra le voci del dibattito spicca l'intervento dell'attore e regista Fabrizio Gifuni, rappresentante di Unita, Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo. Gifuni invita le sale a "tornare al centro per essere di nuovo presidi della polis. I cinema e i teatri sono piazze aperte sulla città, mai come in questi due anni abbiamo capito cosa significhi spegnere le luci nei luoghi di cultura. Questo aspetto è centrale, le sale devono tornare a essere presidi culturali e per questo occorre trovare soluzioni creative".