In You'll never find me - Nessuna via d'uscita tutto comincia con un suono, un bussare incessante alla porta che non lascia tregua al protagonista. Patrick è un uomo sulla sessantina, stanco e disilluso, che conduce un'esistenza solitaria all'interno della sua roulotte, parcheggiata in un caravan park, luogo apposito per chi, come lui, ha scelto quel tipo di struttura abitativa.
Pensa che siano i ragazzini che, da qualche tempo, lo molestano per dispetto quando, dopo aver aperto, scopre invece che a chiedere asilo è una ragazza bagnata fradicia. Lei gli chiede ospitalità per fuggire alla furia del violento temporale che sta colpendo la zona, e al contempo un passaggio per tornare in città o almeno un telefono per poter chiamare aiuto. Ma all'interno della roulotte nulla è come sembra e al momento è impossibile per i due scampare a quella tempesta che non lascia tregua, costringendoli a passare diverso tempo assieme. Tempo durante il quale emergerà una verità inaspettata...
Nessuna via d'uscita per il pubblico: un film che funziona
Sin dal momento in cui la giovane donna fa la sua entrata in scena, ovvero dopo pochissimi minuti, il film ha già messo in chiaro la sua natura, basata su un gioco di percezioni, ambiguità e tensioni sotterranee in cui nulla è davvero verificabile e tutto è prossimo ad esplodere, bisogna soltanto capire il come e il quando.
L'esordio in un lungometraggio della coppia di registi formata da Indianna Bell e Josiah Allen sfrutta con intelligenza un'unica ambientazione, all'insegna di un approccio quasi teatrale nella sua impostazione ma profondamente cinematografico nel modo in cui utilizza lo spazio e il suono. La roulotte diventa un organismo vivo e pulsante, che respira e scricchiola, amplificando ogni silenzio e ogni parola non detta. Si lavora per sottrazione, affidandosi ai primi piani, ai cambi di messa a fuoco, ai giri vorticosi di camera e a un sound design che trasforma gli elementi atmosferici esterni in una minaccia costante.
A caccia della verità, la trama
La sceneggiatura si basa su un duello verbale che si fa via via più teso, in cui le rispettive versioni dei fatti si incrinano progressivamente tramite dettagli che vengano alla luce, squarci allucinatori e pseudo-visioni che cercano di fare ordine non soltanto nella mente dei personaggi ma anche in quella del pubblico, raccapezzato nel frattempo a svelare l'enigma. Lei cambia il racconto su come è giunta fin lì, lui nasconde altri dettagli inquietanti, e lo spettatore resta sospeso in una zona grigia, in cui la domanda principale non è cosa stia effettivamente succedendo, ma a chi credere.
Nell'ora e mezzo di visione di You'll never find me - Nessuna via d'uscita assistiamo a un continuo ribaltamento di prospettiva che alimenta un senso di disagio crescente, più psicologico che fisico. Un classico film in slow-burning, che carbura lento sapendo che prima o poi dovrà esplodere e difatti il finale non delude le attese, con una risoluzione secca e precisa che dà libero sfogo alla sua anima horror, sospesa tra sogno e realtà.
Scontro tra titani: il cast
Gran parte della riuscita dell'operazione non può che passare inevitabilmente per le interpretazioni di Brendan Rock e Jordan Cowan, impegnati in un confronto che oscilla tra diffidenza e fiducia, salvo poi prendere quella deriva definitiva non appena tutti i nodi vengono al pettine. I loro dialoghi, criptici e crepuscolari, sono il motore emotivo del film, capaci di suggerire indizi e di immergerci nelle loro personalità, messe a dura prova da una serie di eventi al di fuori di ogni logica.
La sensazione è quella di un loop potenzialmente infinito, con l'atmosfera che sembra guardare a film del calibro di Una pura formalità (1994) o After Life (1998), con lo spettatore chiamato sin da subito a comprendere come il teatro degli eventi sia un luogo sospeso, un palcoscenico indefinito dove avrà ruolo una resa dei conti di qualche tipo tra i protagonisti, alleati o antagonisti questo ancora da valutare appieno. Gli spazi diventano sempre più chiusi e claustrofobici, il mood sempre più stagnante, fino a quel colpo di scena che svela una volta per tutte l'incubo al centro del racconto.
Conclusioni
Un film che preferisce suggerire piuttosto che esplicitare, costruendo tutto o quasi su un'atmosfera morbosa e sul rapporto altrettanto ambiguo che si viene a creare tra i due protagonisti, l'anziano proprietario di una roulotte e una ragazza che chiede ospitalità in una notte di tempesta. Un clima burrascoso sia dentro che fuori in You'll never find me - Nessuna via d'uscita, thriller psicologico che si tinge di criptiche sfumature horror, in un gioco narrativo affascinante che invita il pubblico a scoprire cosa stia realmente avvenendo insieme ai personaggi stessi, vittime o carnefici di un incubo per l'appunto, come già suggerisce il sottotitolo italiano, senza nessuna via d'uscita apparente.
Perché ci piace
- Atmosfera inquietante che carbura lenta per poi esplodere.
- Protagonisti perfetti nei rispettivi ruoli.
- Dialoghi che (si) svelano a piccole dosi.
- Regia e sonoro ideali nello sfruttare i punti di forza della limitata ambientazione.
Cosa non va
- Chi si attende azione e risposte facili potrebbe restare spiazzato.