Se solo potessi ti prenderei a calci di Mary Bronstein scava nella maternità come esperienza estrema, sospesa tra amore, impotenza e stress elevato all'ennesima potenza. Al centro, una mamma stretta dal tempo che sfugge, portando con sé il peso di una voragine tanto reale quanto allegorica. E non poteva che usare il corpo, Rose Byrne, splendida protagonista, per delineare le sfumature di una crisi in qualche modo universale.
Una situazione volutamente astratta ma radicata nel più assoluto dei gesti materni: nutrire. "Una delle cose più elementari che una madre può fare per suo figlio è nutrirlo", spiega Mary Bronstein a Movieplayer.it. "Questa madre non è in grado di farlo in modo normale. Quindi volevo che tutto il cibo nel film fosse disgustoso. Quando mangia, è semplicemente disgustoso. E quando la figlia gioca con il cibo, è molto poco appetitoso".
Se solo potessi ti prenderei a calci: Mary Bronstein e Rose Byrne raccontano il film
Secondo la regista, che ha girato il film in appena 27 giorni, il nutrimento artificiale attraverso un tubo diventa così "simbolo di un legame" che non evolve: "può anche essere una metafora del cordone ombelicale che non dovrebbe essere il modo in cui è legata a sua figlia a questo punto", aggiunge la regista.
Accanto al cibo, un altro elemento enfatizza il film: l'acqua. "L'oceano è una delle forze naturali più potenti che abbiamo sulla Terra", osserva Bronstein. "Ma è anche molto legato alla femminilità, alle maree, alla luna e ai cicli. E c'è molto romanticismo in questo". Un'immagine che richiama anche l'immaginario di Virginia Woolf, citata come riferimento.
Nel film, però, il mare non è solo suggestione poetica: "L'oceano finisce per essere l'elemento che dice al nostro personaggio: no, non puoi scappare", prosegue l'autrice. "Per me diventa l'acqua diventa così un personaggio del film".
La metafora del buco nero: la spiegazione del film
Seduta accanto alla regista una splendente Rose Byrne, che incontriamo ben prima della vittoria ai Golden Globe. L'attrice aggiunge una riflessione sul tempo, altra forza (in)visibile che attraversa Se solo potessi ti prenderei a calci: "C'è una combinazione di infinito e inesorabilità, allo stesso tempo. Non sappiamo per quanto tempo questa situazione vada avanti. Quando è iniziata la crisi con sua figlia? È un mistero. E poi c'è il ticchettio inesorabile del tempo, a causa della scadenza che deve rispettare".
Potente anche la metafora del buco che, per Mary Bronstein, è "una sensazione che racchiude il tutto. Ogni spettatore ha una diversa interpretazione basata sulla propria esperienza di vita. Ma penso che sia universale l'idea di galleggiare nel nulla o di poter cadere da un momento all'altro, senza riuscire a uscire da un vuoto dentro di sé che non si può colmare. È una condizione umana universale".
Un film molto fisico: la preparazione sul set
Dall'altra parte, Rose Byrne racconta che le riprese sono state anticipate da un intenso periodo di preparazione: "Abbiamo avuto un ottimo periodo di prove. Mary ed io, per circa cinque settimane, ci siamo sedute al tavolo della sua cucina, solo noi due, e abbiamo lavorato sul copione fin dal primo giorno. È stato fondamentale per gettare le basi del personaggio".
E ancora: "Eravamo preparate. Siamo state molto veloci. Ma la mia adrenalina era alle stelle. Correvo come un criceto, senza sosta. Eravamo in contatto costante. Alcuni giorni erano più difficili di altri, ma sentivo che era un'opportunità unica. Non la dimenticherò mai". Il ruolo, infatti, ha permesso all'attrice di attraversare registri diversi: "C'era la commedia, c'erano elementi horror, sequenze molto drammatiche. Era come girare piccoli capitoli. È un film molto fisico. E adoro l'aspetto fisico perché così non pensi troppo. Sei meno consapevole di te stesso, sei concentrato sul lavoro fisico. Per un attore è un sollievo".
Un'esperienza avvicinabile a quella teatrale: "È più simile a recitare in uno spettacolo teatrale. Stai facendo qualcosa fisicamente ed è molto più interessante da guardare. Chi vuole vedere un attore prendere decisioni sul proprio volto? Non credo interessi. Anche questo è stato davvero un dono".