Il ritorno di Canzonissima su Rai 1 conferma ciò che molti temevano: il sabato sera della rete continua a riproporre lo stesso schema, senza una vera evoluzione artistica. E forse non è un caso se per oltre 50 anni nessuno ha rimesso mano a uno dei titoli più iconici della tv italiana. Quando mancano le idee, riportare in vita un marchio storico non basta: il rischio è quello di "corrompere" anche la leggenda. La prima puntata ha chiarito subito la direzione del programma.
Un karaoke di qualità, ma senza identità
Il punto è uno ed è semplice: questa Canzonissima 2026 più che un varietà è un karaoke, pur se di qualità perché fatto con veri talenti (chi più chi meno). Ma tutto si esaurisce lì.
La prima puntata ha emozionato qua e là ma senza offrire nulla di nuovo rispetto a un qualunque Tale e Quale Show o Ballando con le Stelle. È, insomma, ciò che tutti temevamo: nostalgia ben confezionata ma prevedibile, priva di un'idea forte che la sostenga. Nulla insomma che qualunque spettatore mediamente poco distratto possa tornare a guardare per un altro sabato.
Un cast senza vera funzione
La scelta del cast rafforza la sensazione generale.
Una schiera di "concorrenti" presi per metà da Sanremo 2026 - Malika Ayane, Leo Gassmann, Michele Bravi, Elettra Lamborghini, arriverà pure Arisa - e per l'altra metà da quel circuito ormai ricorrente tra talent e reality.
Il problema non è la qualità, ma la funzione: non c'è una vera competizione, né un percorso riconoscibile. I concorrenti si limitano a esibirsi, senza una costruzione narrativa che tenga insieme il programma.
Uno schema già visto (e già stanco)
Questa Canzonissima non aggiunge nulla a quello che è ormai diventato l'intrattenimento serale targato RAI. Il "nuovo" show primaverile di Milly Carlucci è una giustapposizione di performance montate una dietro l'altra, in un flusso che si trascina fino a tarda notte.
In questo schema ricorrente manca però l'elemento chiave: una trama, un'idea che giustifichi quanto si presenta davanti agli occhi degli spettatori. Persino programmi come Tale e Quale Show o Ballando con le Stelle riescono a mantenere alta l'attenzione grazie alla competizione. Qui, invece, siamo più vicini a un omaggio continuo alla musica italiana, un Techetechetè senza progressione.
La logica, insomma, sembra quella di eduardiana memoria: "Adda passà 'a nuttata". C'è bisogno di non fermarsi per poter opporre una qualche minima resistenza ad Amici di Maria De Filippi (che pure ha debuttato, nello stesso sabato, al di sotto delle attese), pur nella mancanza assoluta di una proposta valida e alternativa.
La domanda a questo punto è: l'omaggio di Canzonissima riuscirà a reggere sei puntate?
Una conduzione e una giuria senza peso
Milly Carlucci dal canto suo, ormai abituata alle sfiancanti dirette di Ballando, pare più un vigile che una conduttrice, più attenta a destreggiarsi tra tutta quella folla di cantanti, giurati e ballerini che a gestire un racconto.
E se nei suoi sabato sera invernali può contare su quattro giurati in perenne conflitto ma almeno prodighi di spiegazioni e ormai familiari, a Canzonissima deve fare i conti con l'assoluta inefficacia dei "Magnifici sette".
Tra un Pierluigi Pardo fuori dal suo habitat e una Caterina Balivo che non riesce a rinunciare a nessun pensiero le venga in mente, i commenti raramente aggiungono valore, oscillando tra retorica e considerazioni poco memorabili.
Il risultato è una dinamica piatta, che non contribuisce a costruire tensione o interesse.
Un inizio che non basta per tornare
La prima puntata, che ha cominciato con il tema "soft" della canzone del cuore, è stata vinta da Il mio canto libero cantata da Fabrizio Moro e ha fatto registrare 2,5 milioni di spettatori e il 22.5% di share. Ma il risultato conta relativamente.
Il problema è a monte: senza un'idea forte, senza una struttura riconoscibile e senza un vero motivo per tornare la settimana successiva, Canzonissima rischia di restare un esercizio di stile. Un karaoke ben fatto, sì, ma non abbastanza per reggere sei sabati sera.