Resident Evil Requiem, recensione: un nuovo capitolo spaventoso e ansiogeno

Due personaggi, tanta tensione ma anche una sana componente action per Resident Evil Requiem. Un gioco riuscito e appassionante che ci riporta con decisione nella mitologia originale della saga.

Grace e Leon protagonisti di Resident Evil Requiem

Essere in giro da 30 anni è segno di forza, di capacità di essere entrati nell'immaginario popolare e collettivo, andando al di là dei giochi, anche dei film e delle sue altre incarnazioni: Resident Evil è un brand in tutto e per tutto, come testimoniano anche gli spazi ormai fissi nelle principali fiere pop d'Italia nel mondo. Un brand ancora vivo e vegeto all'alba del nono gioco regolare, più diverse divagazioni parallele, come Resident Evil Requiem testimonia con forza e convinzione, attingendo alla mitologia e la lore consolidata della saga ma introducendo anche elementi per impostare un possibile cammino futuro.

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Si torna a Raccoon City

Prima di entrare nel dettaglio, vi diciamo subito che Requiem è un gioco che ci siamo goduti dall'inizio alla fine, che bilancia bene l'esperienza ludica vera e propria con la componente più propriamente cinematografica, cavalcando anche i generi e facendone propri gli espedienti narrativi, valorizzando il lavoro tecnico del RE Engine per proporre ambientazioni e personaggi vivi e realistici. Un nuovo grande capitolo, quindi, che segue la scia dei due precedenti per alcune innovazioni, ma guarda anche a elementi dei precedenti facendone una summa sensata e compiuta.

Affrontare il passato e la paura

Ma qual è il punto di partenza narrativo di Resident Evil Requiem? Dei morti e un nuovo personaggio: Grace Ashcroft, agente FBI il cui cognome dovrebbe dire qualcosa agli appassionati della saga, perché figlia di Alyssa Ashcroft, la giornalista che aveva approfondito e denunziato le spregiudicate ricerche della Umbrella (la vediamo per esempio in Outbreak). Grace viene mandata dal suo capo al Wreenwood Hotel per indagare sull'ultimo cadavere rinvenuto di una serie di morti che ha un inquietante elemento comune: sono tutti individui il cui passato è riconducibile a Raccoon City.

Un'indagine in cui viene coinvolto anche un altro volto noto della saga, Leon S. Kennedy, il cui cammino si intreccerà con quello dell'agente Ashcroft per dipanare una matasse molto complessa che conduce al mistero che si nasconde dietro l'incidente di Raccoon City. Non diciamo altro sull'intreccio, nessun dettaglio o anticipazione di sorta sugli sviluppi della storia del gioco, ma consigliamo la visione del video che appare poco sopra realizzato dai colleghi di Multiplayer, che riepiloga la storia fin qui, per arrivare preparati alla guida di Grace e Leon in questa nuova splendida avventura.

Due protagonisti per Requiem, tra passato e futuro

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Grace in un momento della sua storia in Requiem

La scelta dei due personaggi sintetizza alla perfezione quanto detto in apertura in quanto a ponte tra canone consolidato della saga e voglia di introdurre novità: anche se il suo legame alla mitologia è presente a causa della madre, Grace è infatti un volto nuovo della saga e l'inizio della sua indagine permette alla storia di prendere le mosse in maniera inusuale e intrigante. È cruciale quanto accadutole 8 anni prima, con la morte della madre Alyssa, ma il suo è un volto nuovo e fresco a cui legarsi per muovere i primi passi nell'intrigo alla base di Requiem.

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Un primo piano di Leon

Sull'altro fronte abbiamo Leon, che è invece legato a doppia mandata alla lore di Resident Evil per esser stato al centro di altre storie precedenti, dal secondo capitolo all'innovativo quarto, entrambi oggetto di buoni remake negli ultimi anni. L'uso del doppio punto di vista, che non è una novità per la saga, permette a Requiem di spaziare anche tra i generi, affidando a Grace la componente più spaventosa e tesa, lasciando a Leon quella più muscolare e action.

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Un condensato del meglio di Resident Evil

Un'alternanza che funziona, perché i segmenti di storia affidati a Grace sono a tratti orrore puro, con un'inquietudine che si insinua sottopelle e va oltre i ben dosati jump scare del caso. Un'atmosfera angosciante che è stemperata dall'approccio da eroe action di Leon, che porta avanti le parti di storia in cui predomina l'adrenalina e quella battuta da film d'azione anni '90 a cui ci ha abituati anche in passato. Resident Evil Requiem, insomma, attinge a quello che i titoli precedenti avevano già introdotto e sperimentato in quanto a dinamiche di gameplay, sintetizzando al meglio con equilibrio e cura: ci sono ambienti più aperti da esplorare per trovare la propria strada, ma anche luoghi chiusi sulla falsariga della centrale di polizia del secondo capitolo, in cui sbloccare via via porte e passaggi risolvendo puzzle ed enigmi.

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Leon in azione armato della sua ascia

C'è sul fronte action anche un buon assortimento di armi a cui affidarci per affrontare e sconfiggere i nemici del caso, che si collocano nella scia dei capisaldi della saga, con qualche interessante variazione e novità. Una delle novità da esplorare è il punto di vista che è possibile variare: di default il gioco suggerisce la prima persona per le parti di storia con Grace protagonista, lasciando la terza a Leon, per assecondare i due diversi approcci e anime della storia, ma è una scelta che l'utente può compiere in autonomia cambiando queste impostazione, invertendo o giocando tutto in un modo o nell'altro.

Come un film, tra orrore puro e azione

Si cerca quindi di continuare a svecchiare e superare quei vincoli di un approccio al gioco nato 30 anni fa e nel complesso tutto funziona, al netto di qualche vincolo di troppo che i giocatori più smaliziati di oggi possono far fatica ad accettare (per esempio che in alcuni casi basti una sedia rovesciata per impedirci di passare). Lo capiamo e lo accettiamo, perché fa parte del mondo consolidato di Resident Evil ma apprezziamo che su alcuni punti si vada oltre, passo dopo passo. Soprattutto se il risultato è una storia così appassionante e coinvolgente, così cinematografica nei presupposti e la realizzazione al di là delle ovvie cutscene, capace di alternare l'orrore più profondo e sani spaventi all'esaltazione di segmenti action venuti fuori dagli action horror più riusciti.

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Tanto sangue in Resident Evil Requiem oltre all'orrore più puro

Perché alla fine questo è Resident Evil Requiem, un viaggio tra i generi o tra diverse sfumature dell'horror, dalla tensione sottile al sano spavento e il gore più crudo e diretto, prendendo a esempio e migliorando quella varietà di approccio che avevamo apprezzato già in Village ma che qui è realizzata con più equilibrio e misura. Il nono capitolo della saga riprende e porta avanti quello che Resident Evil ha sempre fatto bene e dimostra di riuscire ancora ad appassionare i suoi giocatori.

Conclusioni

Resident Evil Requiem, il nuovo capitolo della saga horror di Capcom, porta avanti quanto di buono fatto in passato, consolida e modernizza l'approccio narrativo, alternando sfumature diverse dell'horror: da una parte la paura più vera e viscerale, dall'altra la sottile tensione e inquietudine ma anche spazio al gore più crudo. I due personaggi fanno proprio approcci di gameplay differenti, dall'investigativo e teso di Grace alla maggior adrenalina che guida i segmenti di Leon. Un'ottima storia che attinge alla lore della saga e la sfrutta con intelligenza.

Movieplayer.it
4.0/5

Perché ci piace

  • I due personaggi, capaci di portare avanti approcci di gameplay differenti, spaziando dall'horror più puro all'azione affidata a Leon.
  • La costruzione di storia, intreccio ed enigmi, che tiene alta l'attenzione e cattura il giocatore.
  • La capacità di spaziare tra sfumature diverse dell'horror.
  • Si cerca di superare alcuni vincoli di un gameplay nato negli anni '90...

Cosa non va

  • ... al netto di qualche forzatura che alcuni videogiocatori abituati all'apertura e flessibilità dei titoli moderni faticheranno ad accettare.