Qualcosa di lilla, recensione: un tema importante in un film che resta in superficie

Nessun eccesso, nessun tono giudicante: il film Qualcosa di lilla porta in prima serata su Rai 1 un tema spesso trascurato, i disturbi alimentari tra gli adolescenti, con una storia che mostra quanto sia facile scivolare nella malattia e quanto le famiglie fatichino a riconoscerla.

Le protagoniste Luce e Nicole in una scena di Qualcosa di Lilla

Su Rai 1 arriva Qualcosa di lilla, un piccolo film che affronta un tema gigantesco: i disturbi del comportamento alimentare. Malattie che ogni anno in Italia fanno più di 4000 vittime, soprattutto tra i giovanissimi.
Eppure l'impressione è che non se ne parli mai abbastanza.

In una società ossessionata da un'idea di bellezza "magra", in cui non solo donne e non solo giovani subiscono ogni giorno la pressione di modelli non veritieri, il confine tra "l'essere in forma" e la malattia resta pericolosamente labile.
Ma davvero i dati sulle morti, sui disturbi permanenti causati da anoressia e bulimia sono ancora una realtà "negoziabile"?

Qualcosa di Lilla squarcia il velo del silenzio e dell'incertezza, partendo da quanto raccontato dalla sceneggiatrice Maruska Albertazzi nell'omonimo libro (edito da Solferino), che raccoglie decine di testimonianze e conserva le storie di cinque morti, giovani a cui il film è dedicato.

Trama: la storia di Nicole è quella di tanti malati "invisibili"

Frm6812  Francesco Marino
Federica Pala e Margherita Buoncristiani, interpreti di Nicole e Luce

Nicole (Federica Pala) ha 15 anni e coltiva due grandi passioni: la matematica e la caccia alle monete antiche con il metal detector insieme a suo padre Cristiano (Alessandro Tersigni). Vive con la mamma Veronica (Raffaella Rea), personal trainer, con la quale ha un rapporto conflittuale tipico dell'adolescenza.

La mamma vorrebbe vederla più matura e indipendente, mentre Nicole resta ancorata all'infanzia, confortata dal legame speciale con il padre poliziotto. Lo vede ogni weekend perchè i genitori si sono separati da poco e la ragazza sta imparando a fare i conti con questa nuova realtà familiare.

La vita di Nicole cambia radicalmente con l'arrivo in classe di Luce (Margherita Buoncristiani), una compagna carismatica e travolgente. Luce porta con sé un disagio, quello di una personalità borderline, e trascina Nicole in un mondo di eccessi, dove ogni emozione deve essere assoluta.

Ad accomunarle c'è un segreto che Nicole scopre per caso in bagno: Luce soffre di bulimia fin da piccola, ma la malattia sembra una parte di lei, un tratto del carattere piuttosto che un pericolo. Nicole ha lo stesso problema ma crede di poterlo controllare. Invece, insieme all'amica, scivola sempre più nella bulimia nervosa, quasi senza accorgersene.

Il corpo di Nicole non mostra immediatamente i segni della malattia, così nessuno, neppure la mamma, se ne accorge fino a quando Luce ha un arresto cardiaco. Solo allora Veronica e Cristiano comprendono l'abisso in cui la figlia è caduta: un vuoto più profondo e complesso di quanto avessero immaginato.

C'è solo una persona che sembra riuscire a starle accanto: è Marco (Miguel Bonini), il coetaneo di origini filippine che ha destato l'interesse di Nicole, con alle spalle una famiglia sicuramente meno disfunzionale della sua, il solo da cui lei accetti aiuto.

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Bulimia, adolescenza e famiglie impreparate

Frm3423  Francesco Marino
Alessandro Tersigni, Federica Pala e Raffaella Rea

Qualcosa di lilla racconta lo spaesamento iniziale delle famiglie alle prese con una malattia sottovalutata (in questo caso è la bulimia nervosa) e con la falsa convinzione che i disturbi alimentari possano risolversi da soli o con la buona volontà. La verità che, il libro prima e il film poi, illustrano però è decisamente un'altra: è il senso di impotenza delle famiglie, è la speranza flebile di una guarigione, possibile ma a caro prezzo.

Il film, diretto da Isabella Leoni, affronta tutto questo con uno sguardo non giudicante, nè verso le sue protagoniste, nè verso famiglie che sono spesso parte del problema in una malattia che è espressione di bisogni e mancanze più profondi: ascolto, riconoscimento e comprensione.

Un racconto che resta in superficie

Frm3143  Francesco Marino
Raffaella Rea e Federica Pala

Il risultato, però, è solo parzialmente efficace.

Il messaggio è importante ma non veicolato nel migliore dei modi. Qualcosa di lilla, nel tentativo di evitare toni ed estetica eccessivamente drammatici, così da intercettare anche un pubblico teen (come ben chiarisce la scelta della colonna sonora), finisce per rimanere solo un prodotto "di superficie".

Se da un lato la sceneggiatura non approfondisce alcun personaggio che non sia la protagonista Nicole (compresa la co-protagonista, Luce, trattata quasi come un'entità "onirica"), la regia e il montaggio non sono certo brillanti, dando così a una storia importante un aspetto più piatto del necessario.

Qualcosa di lilla prova a raccontare una realtà complessa e ancora troppo poco compresa, ma lo fa senza riuscire davvero ad affondare il colpo. Quello che vien fuori è un film che sfiora il problema, lo rende visibile, ma raramente lo scava in profondità.

E quando si parla di disturbi come la bulimia, che, contrariamente all'anoressia, rimane silente e "invisbile" per troppo tempo, restare in superficie rischia di non essere abbastanza.

Conclusioni

Qualcosa di lilla porta in prima serata un tema enorme e ancora troppo poco affrontato, quello dei disturbi alimentari, provando a raccontarlo attraverso una storia accessibile e vicina al pubblico più giovane. Il film ha il merito di rendere visibile una realtà spesso invisibile, mostrando quanto sia facile scivolare nella malattia e quanto sia difficile per le famiglie riconoscerla e affrontarla. Allo stesso tempo, però, nel tentativo di non estremizzare e di mantenere un tono più misurato, finisce per non andare fino in fondo, lasciando personaggi e dinamiche solo accennati. Ne resta un racconto importante nelle intenzioni, ma meno incisivo nell’esecuzione, che apre una riflessione necessaria senza riuscire davvero ad approfondirla.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • aver affrontato un tema così importante e una malattia così ricorrente
  • la scelta di non appesantire visivamente il racconto

Cosa non va

  • la regia "scolastica"
  • il montaggio che non valorizza alcune sequenze chiave
  • lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi
  • la recitazione a volte forzata