L’ultimo giorno di felicità tra Margherita Mazzucco e un tema delicato: parola al regista

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giovanni B. Algieri, regista del corto L'ultimo giorno di felicità che affronta un tema sensibile e si avvale della presenza di Margherita Mazzucco nel cast.

Una scena del corto L'ultimo giorno di felicità

Proiettare un proprio lavoro al TCL Chinese Theatre di Los Angeles è sempre un traguardo prestigioso ed è un obiettivo raggiunto da Giovanni B. Algieri in occasione del Los Angeles Italia - Film, Fashion and Art Festival: nel corso dell'evento è stato infatti proiettato il cortometraggio L'ultimo giorno di felicità alla presenza del regista e del co-protagonista Filippo Librando, che recita accanto a Margherita Mazzucco, che tutti abbiamo conosciuto nei panni della Lenù de L'amica geniale. È stata l'occasione per scambiare quattro chiacchiere con il regista e farci raccontare le scelte fatte e il tema delicato che ha scelto di approfondire: quello del disagio giovanile che spinge molti studenti a fingere di aver completato gli studi.

Comunicare il tema

Il corto affronta un tema delicato e pressante, che riesci a sintetizzare con efficaci pennellate pur nello spazio di un cortometraggio: è stato difficile trovare questa sintesi?

Più che la sintesi, è stato impegnativo sviluppare il modo in cui abbiamo voluto affrontare un tema così delicato. Soprattutto su dinamiche sociali così complesse, il rischio di risultare retorici o superficiali è sempre dietro l'angolo. La scelta che ci sta premiando, dopo aver qualche mese di proiezioni, credo sia proprio questa: un cinema che non indichi la strada, ma che apra le crepe del dubbio nelle coscienze. 

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L'ultimi giorno di felicità: Margherita Mazzucco in una scena

Secondo te questa difficoltà di mostrarsi per ciò che si è ha visto un peggioramento in tempi recenti? È causata, o aggravata, dal contesto sociale in cui viviamo? È sintomo di qualcosa di più ampio e profondo? **

Credo che sia una dinamica atavica. Le pressioni sociali ci sono sempre state. Se la situazione ci sembra peggiorata, forse è perché siamo bombardati di notizie tragiche che ci fanno sembrare che attorno a noi tutto si stia complicando, e questo crea solo paura e timore nei più piccoli.  Io non credo che il problema sociale sia mostrarsi per ciò che si è, ma capire cosa si è. In un contesto di oggi dove emergono solo gli esempi sbagliati**, come può un ragazzo capire chi è, quali sono le sue attitudini, qual è la sua vera vocazione naturale? 


La scelta degli interpreti de L'ultimo giorno di felicità

Il cast è ristretto, ma molto ben costruito: hai pensato subito a Margherita Mazzucco per la protagonista? Cosa hai visto in lei che ti è sembrato perfetto per interpretare Denise? **

Per un personaggio così introverso e introspettivo, non potevamo fare scelta migliore. Denise, in quel preciso punto della sua vita, è ormai un libro chiuso, un muro invalicabile, e Margherita, con i suoi occhi e con la sua capacità espressiva che va ben oltre le parole, ha restituito al personaggio l'intensità di cui avevamo bisogno.  Abbiamo lavorato sui movimenti, sui tempi, sui passi. Su tutto ciò che per me è cinema**: la narrazione per immagini e per sensazioni. 


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Margherita Mazzucco e Filippo Librando nel corto di Giovanni B. Algieri

**Mi piace molto anche il lavoro sul sonoro e la musica. Come ci hai lavorato? **

In un corto dove ci sono pochissime parole e tante immagini, silenzi e respiri, la vera sfida della regia è stata esattamente quella. Da questo punto di vista, tanti anni di montaggio hanno giocato molto a mio favore, soprattutto in un progetto del genere. Dopodiché, non ti nego che tante ore di ascolto musicale, di composizioni e prove, è un'attività che mi rilassa e che faccio ogni volta con estremo piacere. 

Tra Los Angeles e il futuro

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Giovanni B. Algieri a Los Angeles

**Il corto è stato presentato a Los Angeles, un traguardo importante: che porte e prospettive apre? **

È motivo di orgoglio per me e per la mia squadra che, da quasi dieci anni, lavora sodo e senza sosta lavorando su tematiche attuali e sociali che non sempre destano tale interesse.  Arrivare a Los Angeles, infatti, con un tematica così attuale è un importante segno distintivo: tra cinema e piattaforme vedo spesso prodotti e storie che si ripetono nella sostanza, invece io sono convinto che sia importante riportare sullo schermo ciò che accade per le strade, nelle case o nelle scuole. Come diceva il Maestro Fellini: "Il cinema morirà quando i registi smetteranno di uscire per strada." Dal punto di vista morale voglio intenderlo come un nuovo inizio, dal punto di vista delle prospettive e delle porte... questo potrò dirtelo nella prossima intervista! 

**Stai già lavorando ad altro? **

A fine anno cominceranno le riprese della mia opera prima, in Calabria. Sarà un lungometraggio di cinema "reale" che affronterà un'altra tematica sociale molto complessa e al contempo diffusa, un po' sulla scia di tutti i cortometraggi realizzati finora.