Viviamo sempre un senso di straniamento quando un film che abbiamo visto in anteprima a un festival arriva finalmente al cinema. È il brutto, ma anche il bello del nostro lavoro, perché quando arriva il momento dell'incontro del film col grande pubblico, per noi è come viverlo una seconda volta. E per casi come Lo straniero di François Ozon non può che farci piacere.
Presentato, infatti, in concorso all'ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il film arriva al cinema per BiM e Lucky Red e porta sullo schermo un libro che rappresenta un punto di riferimento della letteratura mondiale, l'omonimo romanzo di Albert Camus tradotto in 75 lingue, terzo più venduto al mondo relativamente al panorama letterario francese. Una storia ambientata nel 1938 ad Algeri che racconta le vicende del giovane Meursault, qui interpretato da Benjamin Voisin. Della scelta di casting, ma anche del bel bianco e nero con cui è fotografato il film, abbiamo parlato con il regista in quel di Venezia.
L'ossessione per Camus: adattare un classico intoccabile
Tremano un po' le gambe quando ci si trova ad adattare un'opera della portata di quella di Camus. O meglio lo farebbero a noi, non a un regista esperto e solido come Ozon. Eppure un pizzico di emozione ce l'ha confessata: "È una grande angoscia e una grande eccitazione affrontare qualcosa di più grande di sé e attaccare un capolavoro della letteratura francese, anzi mondiale, perché è il terzo libro francese più letto al mondo" ci ha raccontato nella nostra chiacchierata. "C'era quindi una grande ansia e allo stesso tempo una grande eccitazione nel fare questo lavoro perché ho fatto spesso adattamenti, ma in molti casi di opere minori che nessuno aveva letto o che la gente non conosceva."
Quindi una difficoltà maggiore, perché "tutti hanno letto Lo Straniero, tutti hanno messo in scena Lo Straniero, ognuno ha la propria visione di Meursault. E la cosa divertente è che quando abbiamo mostrato le prime immagini del film, molte persone hanno detto: 'Ah sì, è esattamente il Meursault che avevo immaginato', e altri dicevano: 'Ma non gli somiglia affatto, Meursault è così, è cosà'. In realtà, quando leggi il libro, non c'è alcuna descrizione di Meursault. Il personaggio è una pagina bianca su cui ognuno può proiettare ciò che vuole. E così anch'io ho usato questo libro come una pagina bianca su cui proiettare la mia interpretazione, perché come tutti i capolavori è un libro che sfugge, che sfugge al senso, alla razionalità, alla psicologia."
L'ossessione per Camus: adattare un classico intoccabile
E come è arrivato alla scelta del bianco e nero con cui ha girato Lo straniero? "Ho scelto molto presto di girare in bianco e nero. All'inizio, leggendo la mia sceneggiatura, tutti mi dicevano: 'Ma girerai in bianco e nero? La tua sceneggiatura descrive un sacco di colori!'. Perché è vero che il libro di Camus è pieno di colori: c'è il vestito rosso di Marie, c'è il cielo blu e bianco, c'è la sabbia gialla, c'è il mare, i colori dei fiori. Tutto questo è molto presente, c'è una vera sensualità cromatica nel libro. Ma a me sembrava che il bianco e nero fosse quasi un'evidenza per questa storia perché tutta la nostra memoria della colonizzazione francese, dell'Algeria francese, è in bianco e nero e avevo l'impressione che questo avrebbe portato una quota di realismo."
C'è anche un motivo puramente estetico, oltre quello del richiamo reale: "Inoltre, da un punto di vista estetico, sentivo che avrebbe reso meglio la sensualità, la bellezza dell'Algeria, dei paesaggi e persino del sole, perché il sole è importantissimo, la luce è importante. Il fatto di poter usare immagini sovraesposte in bianco e nero rendeva le cose allo stesso tempo più astratte e più reali, ed è un po' quello che cercavo di fare con questo film."
Benjamin Voisin vs Mastroianni: la sfida al Meursault di Visconti
Inevitabile chiedere al regista della scelta di casting, per un personaggio di cui tutti hanno una propria visione e che è già stato portato su schermo altre volte. "Il personaggio di Meursault è molto complicato perché è universale, simbolico, mitico. Quindi è difficile immaginarlo. Lavorando alla sceneggiatura mi sono reso conto che è un personaggio piuttosto antipatico, come la maggior parte degli uomini della storia che sono molto tossici: ce n'è uno che picchia la moglie, l'altro che non piange alla morte della madre e un altro ancora che picchia il cane. È difficile identificarsi con questi personaggi maschili."
Una riflessione interessante, che ha portato a una scelta intrigante: "non punteremo sull'identificazione dello spettatore. Al contrario, ciò che serviva era un sentimento di fascino, di mistero di fronte a questo personaggio, cercare di capire e osservarlo. Ho pensato molto al film di Visconti, un regista che adoro e che ha fatto il suo adattamento de Lo Straniero, ma trovo che la sua scelta di Mastroianni sia un errore, penso che lo riconoscesse lui stesso. L'attore che Visconti voleva all'inizio era Alain Delon, che ha quella opacità, quella bellezza affascinante e al contempo un mistero interiore. Quando guardi i film di Delon degli anni '60, interpreta sempre personaggi antipatici, ma ciò nonostante adoriamo guardarlo. Ho pensato molto a lui e a un film di Antonioni che amo molto, L'eclisse, in cui recitano Delon e Monica Vitti, ed è stata un po' la mia fonte d'ispirazione per la coppia del film."