La Valle dei sorrisi, la recensione: un horror profondo e riuscito

Paolo Strippoli dirige un horror riuscito, coinvolgente ed evocativo. Presentato fuori concorso all'82ª Mostra del cinema di Venezia. Al cinema dal 17 settembre.

Un'immagine de La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli

Dopo A Classic Horror Story e Piove, Paolo Strippoli si è imposto nel panorama horror italiano con un'impronta decisa e interessante. Nei suoi film e nelle sue sceneggiature, infatti, dimostra come il genere sia un mezzo utile a veicolare storie intense e stratificate nelle quali al centro ci sono personaggi reali che danzano tra gli stereotipi e i dettami di questo tipo di cinema per poi infrangerli o addirittura rinnovarli.

La Valle Dei Sorrisi Michele Riondino Giulio Feltri
Michele Riondino e Giulio Feltri in una scena del film

Tutto questo accade anche in La valle dei sorrisi, ultimo suo lavoro presentato all'82ª edizione della Mostra del Cinema di Venezia e in sala dal 17 settembre, un lungometraggio perfetto per l'ambiente festivaliero perché in delicato equilibrio tra il pop e l'autorialità, risultando non solo piuttosto trasversale ma anche, e soprattutto, estremamente comunicativo ed evocativo.

Un racconto sul dolore

Sergio Rossetti è un ex campione di Judo piegato dal dolore di una perdita che si trasferisce in uno sperduto paesino di montagna, Remis, per insegnare educazione fisica in un liceo del luogo. Al suo arrivo viene accolto da entusiasmo ed ampi sorrisi, in netto contrasto con il suo stato d'animo. Tutto quello che vuole, infatti, è fare il minimo indispensabile nello svolgere il suo lavoro per poi poter annegare la sua disperazione in litri d'alcol. A Remis, però, il dolore non sembra ammesso: tutti sono felici anche se dietro gli abbaglianti sorrisi sembrerebbe nascondersi un'oscurità profonda che trapela dalle crepe dell'animo di ognuno. A rendere poi tutto ancora più strano è la figura di un ragazzo, Matteo, un quindicenne introverso che non sembra riuscire a legare con nessuno dei suoi compagni, una figura dissonante ma guardata dagli altri con sguardi ambigui.

L'ottimo cast de La valle dei sorrisi

La valle dei Sorrisi è un film che funziona bene in ogni suo parte e il merito è sia della scrittura che dell'ottimo cast. Michele Riondino fa un lavoro notevole sul suo personaggio riuscendo a comunicare con gesti ed espressioni, anche minime, tutta la complessità di un uomo piegato dal dolore ma che, allo stesso tempo, non è l'eroe della storia, anzi, ne esce come una figura problematica e a tratti ambigua nel gestire le relazioni umane.

La Valle Dei Sorrisi Michele Riondino Vergano
Una scena de La valle dei sorrisi

Il giovane Giulio Feltri, interprete di Matteo Corbin, è sempre in parte con un'interpretazione misurata, mai veramente sopra le righe e per questo credibile: è lui a rappresentare, come in altre celebri pellicole del genere horror, le rivoluzioni fisiche ed emotive dell'adolescenza, un po' Carrie o Charlie de L'incendiaria, due dei tanti ragazzi con poteri straordinari e pericolosi che Stephen King ha raccontato nella sua enorme di bibliografia e che sembrerebbero aver in qualche modo, magari indirettamente, ispirato nella scrittura di questo film.

Le atmosfere da romanzo Kinghiano

La Valle Dei Sorrisi Michele Riondino
Michele Riondino nei panni di Sergio Rossetti

La valle dei sorrisi è infatti un'opera di chiara impronta kinghiana, sia per le atmosfere che per i contenuti, nella quale il genere veicola con intelligenza le diverse tematiche trattate, prima tra tutte quella sulle dipendenze. Tutto infatti sembra costruito per rappresentare un'allegoria sensata dell'assuefazione a qualcosa che consente di silenziare il dolore, oppure nascondere una sofferenza che però non sparisce, rimane latente e inaffrontata, celata dietro la morbosa ricerca di una felicità artificiale nella quale perdersi e dimenticare.

Importante è poi anche il discorso relazionale: il non riuscire a guardarsi dentro per scardinare convenzioni e costrutti sociali porta anche a relazioni umane distorte e problematiche nelle quali la figura del padre diventa centrale. Il personaggio di Matteo si confronta con figure paterne inadeguate, che lo sfruttano o lo chiudono dietro porte talvolta fisiche, talvolta fatte di convinzioni, frutto di una mascolinità muscolare e arcaica nella quale imprigionare vite e sentimenti.

Una regia convincente

La Valle Dei Sorrisi Paolo Strippoli Set
Paolo Strippoli sul set

Anche la regia costituisce una nota di merito tra le tante già elencate. Ne La valle dei sorrisi Strippoli raggiunge una maturità visiva che gli permette anche di giocare con qualche rimando al cinema di genere senza mai perdere la sua impronta. L'utilizzo degli effetti digitali sembra ridotto al minimo a favore di quelli pratici fatti di trucco prostetico e di una sapiente scelta di inquadrature e trovate intelligenti che, in concerto con la fotografia dai toni freddi e cupi di Cristiano Di Nicola, contribuiscono a rendere un'inquietudine crescente e a tratti quasi dolorosa, incollando lo spettatore alla sedia. Un lungometraggio convincente, quindi, che consacra Paolo Strippoli come un autore interessante e innovativo nel panorama di un cinema italiano ricco di idee ma che risente di una crisi di settore sempre più marcata e sì, a tratti inquietante più della finzione.

Conclusioni

La valle dei sorrisi è un film maturo e riuscito, un horror di vaga ispirazione kinghiana che grazie ad un’ottima scrittura, sia dei personaggi che delle vicende, riesce a comunicare allo spettatore l’oblio della dipendenza, le difficoltà dell’adolescenza e i condizionamenti sociali con una tale efficacia da risultare oltremodo stratificato. Ispirata anche la regia di Strippoli che si fa più matura, precisa ed efficace nel rendere il terrore e l’inquietudine del racconto.

Movieplayer.it
4.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • I personaggi ben scritti e complessi.
  • L'ottimo cast, primi tra tutti Michele Riondino e Giulio Feltri.
  • La regia, precisa e intelligente.
  • Le tematiche trattate con efficacia.

Cosa non va

  • Non abbiamo riscontrato grosse criticità e per questo lo sconsigliamo solo ai non amanti del genere horror.