Funko Pop: la storia incredibile di un fenomeno di massa

Origini, ascesa e segreti dei Funko Pop: storia delle piccole icone diventate un fenomeno di massa inarrestabile.

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Il Funko Pop di Alfred Hithcock

Testa enorme, corpo minuscolo e un character design irresistibile, capace di affascinare milioni di persone. I Funko Pop ci hanno insegnato che a volte montarsi la testa è lecito, e che sentirsi grandi anche quando si è minuscoli è permesso. Amati da tantissimi e snobbati da altri, idolatrati o detestati, i Funko Pop sono molto più di una semplice mini-figure, molto più di un piccolo oggetto da collezione o un banale giocattolo. Se sei un Funko Pop, sei parte integrante di un fenomeno culturale di massa inarrestabile. Nell'arco degli ultimi 10 anni i Funko si sono imposti come vere e proprie icone popolari, piccoli simulacri capaci di racchiudere l'immaginario collettivo all'interno di queste figure dallo stile deforme. Idoli di film, serie tv, fumetti, videogiochi e anime racchiusi in soli 10 centimetri di tondeggiante vinile da sfoggiare sulle proprie mensole. Dai personaggi Marvel, DC e Disney ai protagonisti di saghe come Star Wars, Indiana Jones, Harry Potter e Il Signore degli Anelli, passando per vecchi film cult: ogni franchise ha la sua versione Funko Pop.

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Spider-Man: No Way Home, i Funko Pop! del film

Insomma, trovare una proprietà intellettuale senza la sua linea di Funko Pop è ormai diventata un'impresa. Ormai basta entrare in una fumetteria, una libreria, oppure frequentare una fiera di settore, per imbattersi nella loro tipica scatoletta bianca e accorgersi di quanto i Funko abbiano invaso i nostri spazi e influenzato i nostri gusti. Per questo, da amanti della cultura pop quali siamo, abbiamo deciso di ripercorrere tutta l'incredibile storia dei Funko Pop. Che li odiate o li veneriate, che li esponiate o siate fanatici conservatori che non li toglierebbero mai dalla scatola, ecco come nasce una minuscola grandezza.

Come tutto ebbe inizio

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Mike Becker assieme al primo prodotto della Funko

Siamo nella piccola cittadina di Snohomish, nello stato di Washington. Tra i suoi 9mila abitanti ce n'è uno con una passione molto particolare. È il 1998 quando Mike Becker decide di dare libero sfogo a un suo desiderio. Da bravo collezionista ha capito che il suo hobby ha un grande problema: è troppo costoso. Così decide di fondare un'azienda tutta sua che rivoluzioni il concetto di collezionismo: prezzi bassi e popolari alla portata di tutti. Così quell'anno fonda la Funko, una piccola azienda specializzata in bobble-head, figure caratterizzate da una grande testa molleggiante. L'impronta data da Becker al suo brand è molto specifico: ridare vita a grandi icone del passato con una vocazione decisamente vintage. Funko avrebbe fatto solo prodotti di nicchia, basando tutto il suo fascino sul richiamo della nostalgia. Nasce così la linea Wacky Wobblers, inaugurata dal primo prodotto della Funko: la bubble head di Big Boy, mascotte di una celebre catena di ristoranti americana. Prodotta in Cina con costi di produzione bassissimi, la linea si allarga con altre vecchie icone come Braccio di Ferro e Count Chocula, altra mascotte celebre negli States, questa volta legata a un marchio di cereali. Nel corso dei primi anni la Funko crea il suo mercato di nicchia, con pochi ma fedeli appassionati che si rispecchiavano nell'approccio nostalgico di Becker. Il piccolo fenomeno però non regge il passare degli anni, anche perché Becker sembra ormai sazio e poco intenzionato a espandere le potenzialità del brand con nuovi personaggi da collezionare. E così, dopo 7 anni di attività, nel 2005 la Funko è già sull'orlo del baratro. Anche perché lo stesso Becker si ritrova a gestire un'azienda non più piccola come all'inizio ed è del tutto impreparato a farlo. Ma c'è qualcuno pronto a lanciare un salvagente e traghettare l'azienda alla conquista del mondo.

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La grande svolta

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Brian Mariotti nel regno dei Funko Pop

Se Mike Backer è l'uomo da cui tutto ha avuto inizio, Brian Mariotti è la persona che ha reso la Funko un colosso assoluto. Ex proprietario di un locale notturno, Mariotti è un tipo eccentrico e sicuro di sé, anche lui storico collezionista alla ricerca di una svolta lavorativa. Così convince Backer a cedergli quote dell'azienda, a patto che tutti i dipendenti rimanessero al loro posto. Prese in mano le redini della Funko, Mariotti inizia subito a smuovere le acque. Per prima cosa allarga la linea di Wacky Wobblers con nuove proprietà intellettuali e poi inaugura una nuova gamma di prodotti: i Fantastik Plastik. Queste figure erano più statiche rispetto alle vecchie bubble-head ma erano ancora più ricche di dettagli. Le vendite aumentano, ma non abbastanza per far gridare a una rinascita dell'azienda. La prima virata verso la grande svolta arriva nel 2009, quando la Funko incontra la divisione marketing della DC Comics, alla ricerca di nuovi prodotti per il proprio merchandising. La DC è alla ricerca di "cute dolls", ovvero figure tenere e "pucciose" che possano distinguersi dal collezionismo delle action figure realistiche e delle statue seriose ormai sul mercato da tanto tempo. L'azienda di fumetti propone alla Funko una linea di peluches, ma Mariotti e soci non sono convinti, si prendono del tempo per pensarci su.

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Il primo Funko Force 2.0, poi diventato Funko Pop

E così dopo tanti mesi di studio ecco l'idea geniale, ecco la scelta che cambierà per sempre l'azienda e il collezionismo nerd: piccole figure statiche in vinile con un design cartoonesco ma estremamente minimale. Un modello riconoscibile e allo stesso tempo facilmente personalizzabile. Nascono così i primi Funko Pop, che all'epoca si chiamano ancora Funko Force 2.0. I primi quattro modelli vengono presentati al Comic-Con di San Diego del 2010 e ovviamente sono figure di 4 personaggi DC: due modelli di Batman, uno di Batgirl e uno di Lanterna Verde. L'accoglienza dei nuovi Funko Force è molto contradditoria, perché i fan storici dell'azienda sono contrari a questo cambiamento così radicale, mentre il nuovo pubblico sembra affascinato dalle tenere mini-figure tondeggianti. Il che significa una cosa: la Funko sta per uscire dalla sua nicchia e abbracciare il mercato di massa.

Come si crea un fenomeno

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Sophie Turner con il pop del personaggio di Sansa Stark

Dopo quel fatidico Comic-Con di San Diego, Mariotti capisce che i Funko Force rappresentano il futuro dell'azienda. Il primo passo è il cambio del nome: d'ora in poi si chiameranno Funko Pop, nome sicuramente più intuitivo e in linea con la missione aziendale: legare le figure a tutti i personaggi della cultura pop. Dopo l'accordo con la DC le prime licenze acquistate dalla Funko fanno rima con due colossi: Marvel e Star Wars. Con questi tre brand tra le mani i Funko Pop iniziano a espandersi a macchia d'olio. La distribuzione delle figure è capillare: fumetterie, negozi di videogiochi, centri commerciali. I Funko sono ovunque, tant'è che nel 2013, soltanto tre anni dopo il lancio dei pop, le vendite arrivano a 40 milioni di pezzi per un fatturato di quasi 50 milioni di dollari. Ad aiutare l'esplosione dei pop contribuiscono anche due fenomeni televisivi nati proprio in quegli anni: ovvero The Walking Dead e Il trono di spade. I Pop dei due show vanno a ruba, tant'è che persino l'intero cast di Game of Thrones dà la sua benedizione alle figure, posando in una marea di foto in cui gli interpreti sfoggiano il pop del loro personaggio. Il fenomeno è inarrestabile: In rete iniziano a crearsi forum di appassionati , partono gli unboxing su YouTube e le recensioni dei prodotti sui siti specializzati. E nasce la consapevolezza di aver creato due mercati paralleli.

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Ricomincio da capo: il Funko Pop!

Uno legato al collezionismo: con clienti che cercano di accaparrarsi tutti i pop esistenti oppure tutti i pop di un singolo brand, l'altro legato a clienti casuali, interessati a pochi singoli pezzi. Ma se consideriamo che Funko si è legata a una marea di franchise, è facile capire che il bacino di utenza dei Pop è praticamente infinito. A proposito di licenze, col passare degli anni Mariotti nota un cambio di rotta fondamentale e significativo. Il capo della Funko dichiara: "Quando i grandi brand dell'intrattenimento si accorgono che il tuo prodotto è ovunque sul mercato vogliono far parte del progetto, e a quel punto non sono più io che cerco loro ma loro che cercano me". Emblematico in questo senso il fatto che due aziende di giocattoli, e quindi diretti concorrenti della Funko, ovvero Mattel e Hasbro, abbiano concesso comunque all'azienda di creare pop dei loro due franchise di punta: ovvero Transformers e Masters of the Universe.

Fun per i fan

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Edward Mani di Forbice: i Funko Pop del film

Ma il successo dei Funko Pop è dovuto anche a un altro fattore: ovvero l'accuratissimo lavoro di design dietro ogni singolo personaggio. Ovvio che dietro questo fenomeno ci sia lo storico fascino del modello "chibi" giapponese che intenerisce milioni di persone: testa grande e occhioni sproporzionati capaci di ammaliare il pubblico. Chi detesta i Pop li trova tutti uguali e senza personalità, ed è facile capire che un collezionista di statue o action figure sia perplesso davanti al loro aspetto così minimale. Ma se guardiamo ogni pop con la dovuta attenzione è facile notare delle piccole ma sostanziali differenze. Dopo un attento lavoro di ricerca e di studio, i designer della Funko vanno alla ricerca di piccole espressioni, piccoli dettagli e accessori che caratterizzino ogni figure rievocando il più possibile il personaggio di riferimento. Sono smorfie, sopracciglia inclinate o alzate, cambi di sguardo e atteggiamenti a volte quasi impercettibili ma che riescono a fare centro. Senza dimenticare l'accurato lavoro dietro il packaging di ogni Pop, studiato nei minimi dettagli visto che tanti collezionisti non oserebbero mai togliere le figure dalle loro confezioni. Col passare degli anni va detto che Funko ha iniziato anche a tradire il suo spirito iniziale, visto che ha cavalcato il successo proponendo anche pezzi rari, arrivati a costare uno sproposito. Parliamo di pezzi da collezione, volutamente a tiratura limitata, arrivati a costare anche molte centinaia di dollari. Quello che però non è mai mancato è un rapporto molto stretto, furbo e intelligente con i fan.

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Un raro Funko Pop di Shining

La Funko ha sempre avuto un tono amichevole con la propria utenza sui social, ha avuto la brillante idea di organizzare convention a tema tutte dedicate ai suoi brand (I Funko FunDays) e soprattutto ha sempre tenuto aperta una linea diretta con la sua utenza, valutando sempre le proposte per dei nuovi Funko richiesti dal pubblico. Al momento esistono più di 6000 Funko Pop ed è davvero difficile trovare una proprietà intellettuale sprovvista di relativa figure. Certo, C'è chi resiste strenuamente al fenomeno: e non parliamo solo di chi li detesta e li deride, ma di aziende come la Nintendo che non è caduta in tentazione o di una star come Tom Cruise che non ha mai dato il permesso per la riproduzione della sua immagine. Del suo personaggio de La Mummia, infatti, esiste solo un prototipo mai messo in commercio. Insomma, che si amino o so odino, va detto che la storia dei Pop è abbastanza emblematica, perché rappresenta il grande sdoganamento della cultura nerd, prima considerata di nicchia, nella cultura di massa. Tutto è nato da un appassionato nostalgico e tutto è finito nelle mani di milioni di appassionati. Uniti dalla stessa passione, che ovviamente non è certo soltanto quella di mini-figure di vinile, ma di tutti i mondi che quelle minifigure rappresentano. Sono i film, i fumetti, i videogiochi, le serie tv e le storie e i personaggi che stimiamo o in cui ci riconosciamo. Storie e personaggi talmente importanti che ogni tanto ci piace racchiuderli in 9 centimetri di vinile da esporre sulle nostre mensole.